giovedì 27 marzo 2014

Due parole con i Werner



Bello ospitare ancora una volta in palude i Werner, bello il loro ritorno, a due anni di distanza, con un disco targato ancora White Birch Records, piccola label in pista ogni volta con lavori nuovi e diversi. Una realtà artigianale da sempre gradita ospite su questi schermi. Il loro nuovo album, uscito da qualche settimana, è contraddistinto da un tenue folk-rock confinante con la classica e il cantautorato, che incanta per la precisione nell’esecuzione e nelle emozioni generate dal suo ascolto. S’intitola Down Below On Your Own, sembra un fenomeno naturale, al pari della sua copertina, opera di Cuoredicane, come di consueto per l’artwork della band toscana.
Cuoredicane (vi consiglio un giro sul suo blog), è Alessia Castellano, anche violoncello della band, assieme ad Elettra Capecchi (piano), e Stefano Venturini (chitarre). Con le loro voci, spesso in armonia con gli altri strumenti musicali, direi quasi confuse, hanno dato vita a un disco intenso, uniforme, nuovo ad ogni ascolto. Loro soli, con pochi fidati amici (per esempio Mirko Maddaleno dei Blue Willa voce in un pezzo, e coro nel suggestivo finale con tanti altri, in particolare voci femminili) hanno saputo creare un altro disco importante. Un disco da diffondere ed ascoltare Down Below On Your Own. Sì, ascoltiamo i Werner. Pronti?
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lunedì 7 gennaio 2013

Due parole con i Ka mate Ka ora



Tornano in palude i Ka mate Ka ora, tornano con un album uscito da circa un mese, che ha riscaldato la palude nell’ultimo periodo. Violence, il suo forte titolo, il primo disco dei Ka mate Ka ora dato alle stampe con la loro label, la White Birch Records, già presente su questi schermi con alcune delle prime riuscitissime uscite (Walking the Cow e Werner). Pure Violence è un disco riuscito, ben calibrato, corale, con dei pezzi che restano. Canzoni che crescono una dopo l’altra, fino al vertice di The funeral march of the whales, ecologia per il corpo e la mente.
Un album curato nei minimi dettagli Violence, anche sul lato squisitamente estetico, come ormai d’abitudine di questa giovane etichetta indipendente. Cartonato con copertina in tema, realizzata dalla brava Cuore di Cane (qui il suo bel blog, con alcuni suoi disegni). I colori prevalenti sulla copertina, come nel foglietto interno con i testi e un altro disegno tosto, sono il grigio, il nero e il viola, come la malinconia dei dieci pezzi di Violence. Ascoltarlo in questi giorni, con la palude immersa nella nebbia, è il massimo. Per questo abbiamo aspettato un po’ per parlane. Il momento giusto è ora e qui. Pronti?  

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giovedì 13 settembre 2012

Problemi da blog: l'anonimo

Da qualche settimana sono infestato da messaggi anonimi, che mi vanno nello spam e poi  mi ritrovo in casella di posta: come minimo una decina al giorno. Mi vendono viagra, valium, prodotti informatici, contro la ritenzione urinaria (urinary retention, c'è scritto), e altro che non capisco. Quasi tutti scritti in inglese, qualcuno in cirillico ... comunque l'antispam funziona, ne è passato solo uno. Ho notato che attaccano quasi sempre gli stessi post, a partire da quello dedicato ad Emergency per la dichiarazione dei redditi, a Basta ci faccio un post (parlavo delle prime scosse di terremoto ... ho paura a scrivere la parola), alla prima intervista ai Ka mate Ka ora a quella ai Nosound ... e da voi?

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lunedì 21 maggio 2012

Due parole con The Regal


Ancora la Toscana protagonista in palude, per la precisione la Firenze del rock giovane, da dove arrivano questi The Regal, all’esordio con un bel disco autoprodotto (e il sostegno della viva AbuzzSupreme). Una copertina intensa e misteriosa, con un volto di donna e i suoi capelli neri dispersi nell’acqua (come mai? … è una foto o un dipinto? … sarà una delle domande), a rappresentare degnamente nove pezzi di musica dilatata/dilatante, soft e sognante. Molti i riferimenti nelle loro note, ma forse quello più vicino ai The Regal, mi sembra quel genuino pop-rock dei R.E.M., senza volerli per questo etichettare o rinchiudere in una gabbia, anche se hanno carattere per distruggerla.
Disco fatto con passione vera, con l’aiuto di personaggi cult della scena Oltre Firenze, spesso graditissimi ospiti del blog. Basta dirvi del produttore Alberto Mariotti, aka Samuel Katarro, aka King of The Opera (presente con voce e chitarra in quasi tutti i pezzi), o della chitarra in alcune canzoni di Stefano Venturini (leggi alla voce Ka Mate Ka Ora, o Werner). I The Regal sono un trio classico, Andrea Badalmenti (voce e chitarre), Alessio Consoli (basso), Manuel Pio (batteria), con un sacco di ottimi amici. Questa è la caratteristica e la forza della musica della Toscana, con gruppi sempre pronti a collaborare. Ma forse sto cominciando a sbrodolare … meglio dare la parola ai The Regal. Pronti?   
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giovedì 26 aprile 2012

Due parole con i Werner



Per la prima volta in palude i Werner, formazione toscana di folk-rock originale e di gran classe. Un terzetto con una vecchia conoscenza dell’Alligatore alla chitarra e voce (è Stefano Venturini, due volte in palude con i “suoi” Ka mate Ka Ora), Elettra Capecchi al pianoforte e Alessia Castellano al violoncello. Da questa strumentazione intuite già qualcosa della loro musica, del piacevole incontro/scontro tra tradizione classica e moderne sonorità pop-rock nella dimensione più acustica. Una miscela ben calibrata che produce magia ad ogni pezzo, per un disco prezioso e a tratti unico.
In uscita ufficiale il 29 aprile, Oil tries to be water è la seconda perla della nuova label toscana White Birch Records (la prima era stata il cd dei Walking the Cow, pure loro ospiti qui), e segna una bella tendenza musicale che spero continui con altre uscite perchè c’è il gusto del fare le cose belle. Basta guardare la copertina per rendersi conto di questo; io poi, ho il privilegio di avere tra le mani il cartonato, poterlo aprire e trovarmi a leggere i testi delle canzoni su di un foglietto con disegnati sul retro i tre Werner alla maniera di elfi dei boschi. Una favola, come le dieci canzoni del disco … ma non voglio sbrodolare oltre. La parola ai Werner. Pronti?

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venerdì 3 dicembre 2010

Intervista ai Ka mate Ka ora

Li vedo comodi i Ka mate Ka ora, seduti in mezzo a quel paesaggio post-industriale molto adatto a descrivere il loro post-rock per una società post-tutto. Come quella montagna di ghiaia, i tre ragazzi di Pistoia sono concreti, ma in divenire, trasformarsi in altro. I Ka mate Ka ora costruiscono sapientemente muri del suono, cioè strutture solide nella testa, che dopo averle sentite alzarsi piano, le senti cadere senza fare tonfo. Troppo complicato? Andate ad ascoltare il loro recente Entertainment in slow motion (un titolo programmatico?), prodotto assieme all’amico Samuel Katarro, e capirete tutta la mia tirata.
Mi piace ospitarli per la seconda volta (già, la seconda volta come pochi), anche perché fanno parte di quella cooperativa da sogno, di quel gruppo di musicanti Oltre Firenze, capace di fare dischi a getto continuo appoggiandosi principalmente sull’amicizia e la voglia di sperimentare. In questo secondo loro album, uscito presso la label abruzzese DeAmbula Records, con il sostegno di AbuzzSupreme, ci sono, tra i tanti, Mirko Maddaleno e Serena Altavilla dei Baby Blue a rifare un loro pezzo (Suga, dall’esplosivo esordio Come!), c’è Wassilij Kropotkin e il suo violino, c’è la chitarra e la voce di Katarro in alcuni pezzi …ma ci sono anche loro, questo è fondamentale, altrimenti perché invitarli sul blog? Ci siete anche voi? Pronti? …
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/kamatekaoraband

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giovedì 11 giugno 2009

Intervista ai Ka mate Ka ora

È una strana serata questa. È strano avere sul blog, mezzo moderno e veloce, i Ka mate Ka ora, giovane band che fa della rilassatezza e della lentezza un modo di vita. Le loro canzoni sono dilatate/dilatanti, per dirla in critichese. Nel cd d’esordio Thick as the summer stars, che esce proprio domani per il fresco ma già mitico Consorzio Utopia - AbuzzSupreme (come tradizione vuole, vengono qui, perché dicono, l’Alligatore porta bene), ci sono anche pezzi di sei, sette e dieci minuti. Una cosa originale e coraggiosa, per una band della nostra epoca sempre di corsa.
E di coraggio ne hanno da vendere questi tre toscani (due fratelli e un amico), dalla provincia di Pistoia, come il loro vicino Samuel Katarro, presente in più di un pezzo. La sua voce accresce il cupo e maledetto dei suoni Kamatekaoriani, di questo piccolo gioielino di album ispirato alla figura di William Blake. Sembra di vedere la nebbia, paesaggi suggestivi dove perdersi a riflettere, rallentare, sognare. Qualcuno dice che nella velocità della vita moderna, di Internet, myspace, facebook e compagni, ci sia meno frenesia di quello che si crede: momenti di vuoto, tempo libero per aggiornare le pagine, pensare, per cazzeggiare …allora, in questo caso, i Ka mate Ka ora sono modernissimi.
Meglio sentire loro, sono io che cazzeggia ora… siete pronti?
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/kamatekaoraband

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