Questa mattina, quando ho sentito la notizia, mi è preso un colpo: morto Sidney Pollack. Incredibile, la scorsa settimana, passeggiando per la mia città, avevo incontrato un turista somigliante un sacco a lui. Del resto, a Verona, qualche anno fa, Pollack era venuto veramente, ospite del Festival Schermi d’Amore. In quell’occasione, avevo visto una sfilza di suoi film (i primi, quelli della New Hollywood): Ardenne ’44 un inferno, film di guerra psichedelico, Non si uccidono così anche i cavalli, forte pellicola sulla grande depressione, Yakuza, thriller violento con un grande Robert Mitchum, I tre giorni del Condor, denuncia delle storture della CIA, ma anche quelli post-La mia Africa, come il mastodontico Havana.
Pollack era un grande conoscitore della macchina cinema, da regista ad attore (indimenticabile in Eyes Wide Shut, l’ultimo fondamentale Kubrick) a documentarista (girò il suo unico documentario, quello sulla vita dell'architetto e suo personale amico Frank O. Gehry, nel 2005) ad interprete di serie televisive, produttore, inventore di festival (c’è anche il suo zampino nel Sundance dell’amico Redford), giurato in varie rassegne cinematografiche. Insomma, il cinema, senza di lui, sarà molto diverso …
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