giovedì 1 gennaio 2026

Esercitiamo il dissenso prima che l'esercito prenda noi



Auguri per il nuovo anno che verrà, anzi che è ora appena partito. Ne abbiamo bisogno, visto la brutta aria che tira, tra libertà negate, un governo che peggio non potrebbe fare, un'opposizione poco attiva e convincente nel palazzo, un'opposizione di piazza forte, ma intimidita perché l'unica in grado di creare una vera alternativa possibile partendo dalle manifestazioni per la P@lestina. E poi la guerra, tornata di gran moda, con i mercanti di armi (i nostri democratici stati Ue) gli unici a brindare tutti i giorni, come bene evidenziato dalla vignetta di Natangelo su Il Fatto Quotidiano di fine anno. E allora cito anche l'altro quotidiano che riesco a leggere assieme al Fatto, pur incazzandomi perché non è più il giornale che era, cioè il manifesto. Vi consiglio di leggere l'editoriale di questa mattina del suo direttore  Andrea Fabozzi che trovate qui. Lo sottoscrivo in pieno e non mi meraviglio di come ci siamo ridotti. Dagli anni '80 è iniziato un arretramento, che ha poi avuto scossoni sempre più forti alle fragili democrazie liberali e ai diritti conquistati negli anni '60 e '70, fino all'imbavagliamento di troppe coscienza (che si sono fatte imbavagliare per paura) nel periodo c@vid. Il resto è cronaca nera! E allora, esercitiamo il dissenso, prima che l'esercito prenda noi.

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giovedì 11 settembre 2025

Benni e il Le Pen gay

 

Non so perché ho letto poco, pochissimo Stefano Benni, ma è successo e ora che è morto non mi va di fare l'esperto di Stefano Benni. Non lo so perché ... mi piaceva, ho letto Il bar sotto il mare (credo di avere una delle primissime edizioni Feltrinelli con quella mitica copertina con icone del passato da Belushi a Marilyn) e forse Bar sport 2000, ma non ne sono sicuro. Alcuni suoi altri titoli avrei dovuto leggerli tipo Comici spaventati guerrieri, Terra!, Baol ... ma, mistero dei misteri, non ci ho mai pensato. 

Lo leggevo tanto su il manifesto negli anni '90, i suoi articoli di satira che sembravano veri. Ero ragazzino e una volta lessi, in prima pagina del quotidiano comunista, una surreale storia di Jean Marie Le Pen scopertosi gay. Una cronaca buffa da sembrare vera, tanto che io ci avevo creduto e avevo detto a mio fratello maggiore "Hai visto sti fascistoni omofobi?... sotto sotto sono gay!" Lui mi spiegò che era satira... Ho provato a cercare quell'articolo, ma non sono riuscito, perché vorrei rileggerlo e ridere come allora. Se lo trovate, mandatemi il link o ditemi dove posso trovarlo. Intanto cercherò di seguire il consiglio del figlio di Benni: ricordate mio padre, leggendo i suoi libri.

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domenica 1 settembre 2024

Lidia, un libro a fumetti dedicato alla Menapace

Lidia di Valentina Stecchi è un libro a fumetti su Lidia Menapace, donna che ha attraversato quasi tutto il Novecento e parte di questo secolo da protagonista. Nata a Novara il 3 aprile, del 1924, morta a Bolzano il 7 dicembre del 2020, pare per complicazioni legate al covid. Sì, la malattia del periodo le ha tolto la possibilità di raggiungere il secolo di vita, ma non è questo il punto.

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martedì 23 aprile 2024

100 anni di Rossanda


Ricordo di avere iniziato la lettura del libro poco dopo la sua morte, avvenuta il 20 settembre 2020, solo quattro anni fa. Non ricordavo fosse quasi centenaria, infatti oggi festeggerebbe 100 anni, non a caso il libro con il quale racconta la sua vita si intitola La ragazza del secolo scorso. Ve ne consiglio la lettura, soprattutto se non la conoscete. Rossana Rossanda è stata una intellettuale, militante comunista di un comunismo dissidente: prima dirigente del PCI, poi fuori, perché radiata come si diceva allora, per avere fondato il quotidiano il manifesto in polemica con il comunismo dell'est. Contro il comunismo ortodosso, però sempre comunista, anche e soprattutto dopo lo scioglimento del PCI e voce critica dentro a il manifesto degli ultimi anni, sempre più lontano da cosa era stato inizialmente. Una parabola la sua, che serve per capire cosa siamo diventati oggi (ben poca cosa) e cosa saremmo potuto essere, forse, seguendo la sua idea.

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venerdì 3 giugno 2022

Chi era Waldheim?

 

Chi era Kurt Waldheim? Era un politico e diplomatico austriaco, che nonostante il suo periodo nella Wermacht durante il nazismo, fu segretario generale delle Nazioni Unite dal 1972 al 1981 e poi presidente dell'Austria per il Partito Popolare dal 1986 al 1992 , quando scoppiò il "caso Waldheim"... alla buonora, direi. Si parlò del suo passato nazista, chissà perché non emerso prima (un nazista segretario generale dell'ONU, vi rendete conto?), si scrissero molti articoli, libri, canzoni come la stupenda Good Evening Mr. Waldheim di Lou Reed.Continua a leggere...»

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martedì 3 agosto 2021

... e parlano di te: Alias

cliccaci sopra per ingrandire
Per la serie ... e parlano di te, su ALIAS, l'inserto culturale de il manifesto è uscito  sabato 24 luglio 2021, un bellissimo articolo, anzi lusinghiero articolo su Giovani, musicanti edisoccupati scritto da Marc Tibaldi, che ringrazio. Purtroppo me l'hanno detto solo domenica scorsa, così dovrò cercare come farmi spedire l'arretrato. Purtroppo non compro il manifesto ogni giorno, come in passato, ma la soddisfazione è stata grande.


La rece inizia così, sentite: Ha fatto un gran lavoro Diego Alligatore durante il lockdown realizzando un'inchiesta sulla condizione dei musicisti indipendenti, che vivono tra problemi di sempre e quelli indotti dalla pandemia. Un underground che non si piega alle leggi di mercato, che nasce dal desiderio di creare, senza una definizione musicale unica: rock, pop, elettronica, jazz, cantautorato sono tra i generi di partenza degli intervistati. Questo lavoro è racchiuso in Giovani musicanti e disoccupati. L'underground italico nel 2020 (Arcana 2021), una prosecuzione con altri mezzi della lotta dei <<bauli>> e dei lavoratori dello spettacolo, che fotografa la situazione attuale, riflette sui problemi e prova a trovare resistenze e soluzioni.

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giovedì 15 aprile 2021

Dieci anni senza Vik

 

Vik era Vik, scrissi anni fa per ricordarlo con dei versacci, ma forse ora per un giovane d'oggi che passasse di qui non basta.  Vik, al secolo Vittorio Arrigoni è stato un pacifista, un uomo che credeva fino in fondo in quello che faceva, tanto da rischiare la vita. 


L'ha persa nell'amata Palestina, dove era stato testimone vero e quasi unico di Piombo Fuso, offensiva israeliana sulla striscia di Gaza con più di mille morti nel giro di un mese (tra dicembre 2008 e gennaio 2009), in barba al diritto internazionale e al rispetto della vita. Pochi erano sul campo a raccontarlo, lui era sulle autoambulanze e vedeva in prima persona cosa stava succedendo. Aveva un blog Guerrilla Radio, dove scriveva questo, ma molti suoi pezzi passarono su il manifesto e poi in un libro che consiglio Gaza - Restiamo umani. Lui terminava i suoi pezzi con questa frase Restiamo umani, divenuta celebre. 


L'assassinio avvenne in circostanze misteriose, mai chiarite 10 anni fa (probabilmente tra il 14 e 15 aprile 2011). Ci fu un rapimento lampo e la sua esecuzione poche ore dopo, in sostanza. Mi ricordo che ero in un bar in città, e alla tv davano la notizia del suo ritrovamento. La cameriera che mi aveva servito il caffè disse che era morto, povero ragazzo. Mi venne la pelle d'oca, mi sentii impotente. Come fosse morto un mio parente, un caro amico.

Per approfondire qui

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domenica 17 gennaio 2021

Pacifista integrale da 30 anni

17 gennaio del 1991, inizio della prima guerra del Golfo. Un inferno di fuoco sull'Iraq che aveva invaso il Kuwait, da parte di Bush padre, dopo che gli Usa avevano per anni foraggiato Saddam Hussein nelle guerre contro l'Iran (cosa successa molte volte in altri contesti poi, di voltare le spalle ai mostri creati da loro stessi). Mi ricordo il mio essere contro quell'aggressione da subito, gli scioperi a scuola, il mio intervento in assemblea con la voce rotta dall'emozione, il mio scoprirmi pacifista integrale. Forse è questo il mio primo atto politico esplicito, forte, che ha poi creato la mia identità di pacifista integrale quale mi dichiaro ancora dopo trent'anni. Era il primo coinvolgimento di guerra con militari italiani dopo il 1945, violando l'art. 11 della nostra Costituzione. Era la prima guerra mediatica, con tante immagini di soldati, bombardamenti, carriarmati, pozzi in fiamme (ricordo poi un film di Werner Herzog) visti dalla tv. Le munizioni all'uranio impoverito, l'invenzione dell'ossimoro guerra umanitaria... vi ricordate?
Qui per saperne di più.
 

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domenica 2 agosto 2020

La strage di Bologna

E sono quaranta anni oggi, da quella vergognosa strage, da quel bagno di sangue in nome della strategia della tensione, degli equilibri politici, della divisione tra est e ovest. L'Italia doveva rimanere sotto la Nato e non poteva avere governi di sinistra, quindi attentati, bombe, morti, causati da esaltati dell'estrema destra foraggiati, spesso e volentieri, dai servizi segreti. Questa la storia, molto semplicemente. Ci sono stati depistaggi, falsità, invenzioni a tavolino, anche su questa strage, una delle poche con dei colpevoli accertati da processi con condanne definitive. Come diceva Pasolini, conosciamo i nomi, ma non abbiamo le prove... di quel periodo infame iniziato con la Strage di Piazza Fontana a Milano nel 1969, e forse finita nel 1980 quel due di agosto a Bologna.  
Leggi su wikipedia Strage di Bologna

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venerdì 3 luglio 2020

... tornare alla terra

 
Un articolo molto interessante di Vandana Shiva che ho trovaro su l'ExtraTerrestre del 4.6.2020, inserto verde de il manifesto (ogni giovedì in allegato al quotidiano) . Lo sottoscrivo parola per parola, per questo lo metto integralmente (cliccateci sopra per leggerlo agevolmente).

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sabato 16 novembre 2019

Troppa pioggia ... in Blade Runner

Si svolgeva proprio nel 2019, novembre 2019, Blade Runner film cult di Ridely Scott. Film amato da molti cinefili, che vorrei tanto rivedere perché non ne ho un così grande ricordo. Uno degli interpreti, il biondo Rutger Hauer è morto proprio quest'anno, come nel film (qui un bellissimo articolo di Antonello Catacchio apparso sul il manifesto in luglio lo ricorda). E voi, che ne pensate di quel cult-movie? L'avete visto? Vi piace? Profetico? Troppa pioggia? ... non sa, non risponde?

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sabato 29 giugno 2019

Sea Watch, appello di Le Monde

Pubblico integralmente l'appello di Le Monde, rigurado il vergognoso comportamento dell'Italia e dell'Europa in tema di immigrazione. Appella firmato fino a ora da più di 700 persone, che sottoscrivo parola per parola. 
L'APPELLO
Chiediamo al governo italiano di cambiare politica e di far entrare in porto la Sea Watch 3 e di lasciare proseguire la sua missione in piena sicurezza.
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lunedì 31 dicembre 2018

Buon anno con Roberto Ciotti

Il 31 dicembre di cinque anni fa ci lasciava Roberto Ciotti, grande bluesman italiano. Direi improvvisamente, visto che aveva solo 60 anni. Era il 31 dicembre 2013, forse la notizia passò in secondo piano, ingiustamente. Io ero in vacanza a Berlino, non riuscii a dedicare lui manco un piccolo post dei miei. Ciotti è stato un nome importante della nostra musica, sia per la partecipazione a dischi di altri (Edoardo Bennato e De Gregori,  per esempio), sia per i suoi, tra i quali anche le colonne sonore di Turné e Marrakech Express di Gabriele Salvatores, i primi lavori usciti negli anni '70 con la mitica Cramps, gli anni '90 con i bellissimi cd pubblicati con Il Manifesto. Se non lo conoscete vi invito a approfondire partendo dal sito a lui dedicato qui e ascoltando il penultimo album Troubles & Dreams del 2010 qui
Questo il mio modo per augurarvi un 2019 nel segno della buona musica ...

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domenica 15 ottobre 2017

Trent'anni senza Sankara

Thomas Sankara in un’opera di Dada Wa
Trent'anni fa, come oggi, veniva assassinato Thomas Sankara, da molti definito il Che Guevara nero. Come il Che, credeva in una rivoluzione permanente, in un'unità del suo continente, l'Africa, da secoli sfruttato e depredato dal nord del mondo. In quel periodo il suo Burkina Faso (significa Terra degli uomini integri, ed era stato ribattezzato così da Sankara stesso, cambiando il nome colonialista di Repubblica dell'Alto Volta) era visto come un paese guida nella rivoluzione mondiale. Per questo venne ucciso, e il processo di cambiamento dell'Africa piano piano interrotto. Sankara era un politico modernissimo, consapevole dell'importanza della questione ecologica. In questo articolo apparso su il manifesto di ieri, alcune sue idee in proposito.

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sabato 10 giugno 2017

Ciao GoodyGoody

GoodyGoody non c'è più, il mio gatto (anche se
un gatto non è di nessuno), è morto oggi, e io
non ho più lacrime per piangerlo.
Che hai, perché sei così triste, ti è morto il
gatto?, ho sentito scherzare molte volte,
ed è vero, la mia tristezza è infinita.
Solo chi non ha vissuto con un gatto (ma
anche un cane o un ibis, forse), non può
capire: certo che sono triste, deficiente!

GoodyGoody, non so bene quanti anni avesse,
c'è sempre stato da quando ho il blog, nel
2007 quando è nato il blog lui c'era.
Era arrivato in casa da solo, qualche anno
prima, ed è spesso comparso in foto, c'era
mentre intervistavo in diretta i musicanti;
c'era a leggere il manifesto o i libri di Zio
Scriba, c'era nei film di Pasolini o in quello
dei Coen, cliccate nel tag GoodyGoody
e vedrete se c'era.

Ora bevo vino rosso, rosso come lui, per cercare di
fermare le lacrime, e rivedo gli ultimi attimi insieme,
la sua prima volta dal veterinario, mio amico, ieri, con
Elle: lei a guidare, io a tenere stretta la gabbietta,
lui che lo visita e mi dice che c'è insufficienza
renale (glielo donerei io un rene), facendomi
capire che Goody si è ormai giocato tutte le sue
vite, ci sarà poco da fare, passerà sabato a vedere,
forse la puntura estrema, mi fa capire senza
dirmelo (io inizio a piangere, Elle mi stringe).

E la puntura estrema non è servita, si è spento senza
clamore, è morto alle due o tre di notte, assistito da
mia mamma, il veterinario è venuto a bere il caffè, a
constatarne la morte, bastarda, contro la quale non ci
si può fare mai nulla, è morto di vecchiaia, si può dire,
tra i 14 e i 18 anni, credo.
A me, che non l'ho visto, non me l'hanno lasciato vedere,
non è restato che andare dal vivaista a comprare una bella
pianta da mettere sopra la sua sepoltura, nel nostro giardino.

Mi sono messo poi a zappare, zappare, zappare, una
buca profonda e larga, larga per contenere il corpo
allungato del buon GooodyGoody.
Sopra di lui, ora, una perfetta pianta di origine orientale,
la Nandina (o Bambù sacro), che si trova in origine
dall'Himalaya al Giappone: perenne, resistente al
freddo, bella anche d'inverno con le sue bacche rosse,
bacche rosse come Goody.

La vedo dalla finestra della nostra casa, la vedo dal
balcone dove negli ultimi mesi Goody viveva, la
vedo ora e ogni volta che uscirò fuori dal cancello.
Le sue bacche rosse vivranno perché nutrite
da lui, che così potrà continuare a vivere  dove
è sempre stato, dando un senso alla vita eterna:
siamo tutti inserti in questo ciclo infinito, di morte
nera e bastarda, e rinascita, rossa come Goody.

Ciao GoodyGoody ...

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mercoledì 19 aprile 2017

In palude con Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Qualcuno ci ha definito URBAN-FOLK D’AUTORE
DOVE ASCOLTARLO ovunque. La numero 4 (Quasi Fosse Amore) pare sia particolarmente indicata in serate ‘particolari’… per esempio su spotify.
LABEL Squilibri Editore

PARTICOLARITA’ E’ un disco con book e DVD con video di Antonello Matarazzo
CITTA’: Roma, Napoli, Lucania, Basso Lazio
DATA DI USCITA 27 Gennaio 2017 

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venerdì 15 aprile 2016

Vik era Vik


Vik era Vik, servono poche parole per descriverlo,
per ricordare la sua morte avvenuta cinque anni fa
in Palestina, in un modo poco chiaro.
Vik era Vik, aveva un blog come il mio, blogspot,  
aveva iniziato a scriverci più o meno nello stesso
periodo, si chiamava Guerilla Radio.
Vik era Vik, su Guerrilla Radio scriveva di pace,
dei suoi viaggi in Palestina, terra da molti, troppi,
dimenticata, non da lui, no.
Vik era Vik, ai tempi di  Piombo Fuso, l’offensiva
israeliana sulla striscia di Gaza, era l’unico
a scriverne, l’unico presente sul campo.
Vik era Vik, il suo blog Guerrilla Radio, era allora
l’unico mezzo di informazione vera, e per questo
seguito da tanti, da tutto il mondo.
Vik era Vik, volontario sulle ambulanze, allora,
scriveva pezzi vivi, pubblicati anche su il manifesto,
tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.
Vik era Vik, in quei suoi articoli trasmetteva tutto
l’orrore, era capace di chiamare le cose con il loro
nome: assassini, guerra, resistenza.
Vik era Vik, la sua semplicità era la sua forza,
scriveva cose autentiche, dimenticate dai
giornalisti professionisti, venduti.
Vik era Vik, uno di noi, diretto e senza filtri,
con la mente aperta e il cervello connesso,
finiva i suoi pezzi scrivendo Restiamo umani.
Restiamo umani.

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giovedì 24 marzo 2016

Letti a Berlino: Storia popolare dell'impero americano a fumetti

Howard Zinn, Paul Buhle, Mike Konopacki
(traduzione Annamaria Baldassarre e Marina Lanzavecchia)
Hazard Edizioni/il manifesto
Howard Zinn è stato uno dei più importanti storici Usa, e questo libro è la versione a fumetti della sua più nota pubblicazione. Semplicisticamente potrei dirvi che racconta le malefatte del suo paese (per il quale ha pure combattuto), in giro per il mondo. Anzi, inizia a casa loro (anche se, veramente non era casa loro, ma degli indiani d'America), narrando il sanguinoso massacro di Wounded Knee. E poi la guerra contro la Spagna per "liberare" Cuba, e dopo per "liberare" le Filippine. Liberare, messo tra molte virgolette, in quanto, gli Stati Uniti, intervennero in questi stati per il loro interesse, e i paesi liberati passarono da un oppressore (la Spagna) all'altro (gli Usa). Le opposizioni rivoluzionarie cancellate, a parte chi accettava lo status quo.
Questo è uno schema, bene o male, sempre usato dalla superpotenza Usa, fino ai giorni nostri (quante operazioni chirurgiche per la libertà abbiamo visto e sentito?... quante ancora ne sentiremo?). Pochi potenti, in nome di sacri principi, hanno da sempre mandato a morire per la bandiera e le loro tasche, uomini bianchi e uomini neri (anche loro, sì, magari nelle missioni più pericolose, sono stati chiamati a esportare la democrazia). In tutte le guerre c'è questo dato di fatto, anche in quella contro Hitler. Howard Zinn in quella vi partecipò direttamente, da volontario, e lì si formò la sua coscienza pacifista: dovette eseguire l'assurdo ordine di bombardare dei tedeschi in un paesino francese, questo lo scosse dentro. Un po' come Oliver Stone in Vietnam. Già, il Vietnam, qui raccontato in modo splendido, da protagonista nel movimento pacifista (uno dei momenti più alti della controcultura). Poi gli anni '70 con il Watergate del perfido Nixon, costretto a dimettersi. Il Nicaragua, Reagan e i Bush (padre e figlio), che prima sostengono i loro dittatori, da Saddam Hussein in giù, poi, dopo averli mollati, guerra.
La guerra, il più grande business  da sempre. Questa la "lezione"di un libro davvero appassionante, che si apre con le immagini della caduta delle Torri gemelle e le successive guerre infinite di Bush jr, per chiudersi con la caduta del muro di Berlino (dove ho per caso letto il fumetto) e il nuovo Sudafrica di Mandela. Due episodi che sembravano aprire una nuova era, invece ...

La simpatica immagine di Zinn, dalla bianca chioma, salta fuori ogni tanto a spiegare alcuni passaggi, come un professore universitario per nulla noioso. Il libro, grazie anche a questo, non è per nulla didascalico, ma incalzante e davvero bello. Gli altri due autori, Paul Buhle, Mike Konopacki, già impegnati in fumetti così, hanno saputo rendere al meglio la Storia dell'impero americano. Ottima versione italiana, meritoriamente data alle stampe da Hazard Edizioni con il quotidiano il manifesto, nel 2011.

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venerdì 25 dicembre 2015

Clima natalizio?

Il clima è impazzito, non lo dico io, lo dice il tempo attorno a noi. Da molto tempo non piove in quasi tutta Europa, e manco in montagna si è vista la neve. Preoccupante, la neve in montagna è un serbatoio naturale per la bella stagione, le precipitazioni in pianura lavano l'atmosfera dalle polveri sottili, dall'inquinamento che tutto avvolge. Si stanno avverando le peggiori previsioni in fatto di clima? ... come in un film catastrofista? Dovevamo ascoltare il WWF, ma credo sia troppo tardi. Sì, credo siamo ormai oltre, e mi fanno ridere i provvedimenti dei politicanti locali sui blocchi del traffico o altre cazzate (non accendere fuochi, tenere basso il riscaldamento, bruciare poca legna nelle vostre stufe). Come cercassero di spegnere l'incendio di un bosco con un secchiello. Serve un cambiamento di sistema, non piccoli accorgimenti per tirare a campare in attesa della pioggia. Ma pure i grandi politicanti non hanno soluzioni, anzi, essi sono i responsabili principali, servi dei potentati economici, non sono in grado di prendere provvedimenti seri e necessari. Lo abbiamo visto a Parigi, alla recente Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (leggi l'intervista a Naomi Klein). E allora, per piacere, non ditemi Buon natale, buone feste, non ha senso. Avessimo natali come quelli di Snoopy e Charlie Brown potrei capirlo, forse ... no, non è questo il clima natalizio.

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domenica 15 novembre 2015

Liberté, Égalité, Fraternité ... per tutti

Sono momenti drammatici, lo sono da anni: la guerra irrompe nel cuore d'occidente, ancora una volta la Francia. Vediamo accadere in Europa quello che da anni accade in Afghanistan, in Iraq, in Siria: le nostre scelte di guerra ci stanno presentando il conto di anni di violenza e di distruzione, come dice lo stringato commento di Emergency, che condivido. Credo che in questi momenti, più che in altri, siano fondamentali le informazioni, anzi, la libera  circolazione delle informazioni, e non la stupida propaganda gonfiata dall'emotività. Per questo motivo, ho tolto la possibilità di commentare questo post, e invito a leggere, riflettendo sui fatti di Parigi di queste ultime ore.
IO LO FACCIO SU IL MANIFESTO

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