venerdì 22 marzo 2024

No all'Europa di guerra, sì alla Pace

 

Questa Europa deve essere liquidata alle prossime elezioni. Dopo le sparate guerrafondaie di Macron e della von der Leyen, ora è il Consiglio Europeo a sparlare di guerre, eruobond per costruire armamenti, "preparazione militare-civile rafforzata", in spregio proprio agli ideali pacifisti sui quali si era pensata l'Europa unita. Da anni questa è stata cancellata, l'Europa che abbiamo conosciuto è sempre stata quella dei mercanti, ora trasformati in mercanti di guerra, folli e senza senso come l'avventura di sostenere militarmente l'Ucraina, invece di spingere sulla diplomazia, l'unica che ci può salvare. Le sparate da cowboy di questi giorni devono far ribellare i cittadini europei, ma non in un sterile astensionismo che fa il loro gioco, ma in un voto di massa per le forze contrarie alla guerra, le forze esplicitamente e veramente pacifiste. Contro i dottor Stranamore presenti ora nel pessimo Consiglio Europeo guerrafondaio.
Ecco qui un porgetto politico da sostenere.

 

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domenica 17 gennaio 2021

Pacifista integrale da 30 anni

17 gennaio del 1991, inizio della prima guerra del Golfo. Un inferno di fuoco sull'Iraq che aveva invaso il Kuwait, da parte di Bush padre, dopo che gli Usa avevano per anni foraggiato Saddam Hussein nelle guerre contro l'Iran (cosa successa molte volte in altri contesti poi, di voltare le spalle ai mostri creati da loro stessi). Mi ricordo il mio essere contro quell'aggressione da subito, gli scioperi a scuola, il mio intervento in assemblea con la voce rotta dall'emozione, il mio scoprirmi pacifista integrale. Forse è questo il mio primo atto politico esplicito, forte, che ha poi creato la mia identità di pacifista integrale quale mi dichiaro ancora dopo trent'anni. Era il primo coinvolgimento di guerra con militari italiani dopo il 1945, violando l'art. 11 della nostra Costituzione. Era la prima guerra mediatica, con tante immagini di soldati, bombardamenti, carriarmati, pozzi in fiamme (ricordo poi un film di Werner Herzog) visti dalla tv. Le munizioni all'uranio impoverito, l'invenzione dell'ossimoro guerra umanitaria... vi ricordate?
Qui per saperne di più.
 

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domenica 17 febbraio 2013

Appello dalla palude: fate l'amore...

Tra le mie belle bandiere, quella che mi definisce meglio è quella della PACE. Ho sempre avuto una forte avversione contro tutte le guerre, l'unica tessera che ho in tasca attualmente è quella di Emergency, e la prima guerra del Golfo del 1990/91, quella con i pozzi di petrolio in fiamme sotto i caccia Usa comandati da Bush padre, mi insegnò da che parte stare, a sinistra, molto a sinistra. Per questo colgo con favore l'appello di Peacelink ai futuri nostri
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mercoledì 15 agosto 2012

Il Benpensante nel paese delle lacrime

L'Italia è il paese delle lacrime. C'è un'inflazione di madonne che piangono e il 75 per cento delle trasmissioni televisive di successo è fatto di lacrime, abbracci, singhiozzi. Le lacrime fanno ascolto anche se sono uno spettacolo ripugnante. All'uscita di un funerale di Stato, anche il presidente del Consiglio, con un coup de théatre, si è passato, quasi infastidito per quel momento di debolezza, la mano sugli occhi: sembrava la Madonna di Civitavecchia.
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venerdì 2 settembre 2011

Paolo Villaggio, il Benpensante

La fine della II guerra mondiale è stata festeggiata con Churchill con la V a Piccadilly come un grande momento della storia inglese e con MacArthur che firmava il trattato di pace a bordo della "Missouri" nella baia di Tokio. Un momento di gioia e di euforia per tutto il mondo occidentale, però il prezzo da pagare è stato 62 milioni di morti. Ci siamo illusi tutti: da lì sembrava che le guerre sarebbero finite per sempre. Niente da fare: tra guerre in Corea, Vietnam, Golfo, Afghanistan e Libia, il prezzo finora è solo di 12.850.000. A questo punto non riusciamo a capire qual è l'obbiettivo fondamentale delle "missioni di pace" occidentali. A chi possiamo chiedere: «A chi servono queste guerre?» Vogliamo fare un ultimo tentativo, convincere gli animalisti di non proteggere solo le balene e i panda, ma anche i maiali, le pecore, le mucche e i cavalli del Palio di Siena, ma anche gli uomini. Perché di questo passo rischiano l'estinzione, come i brontosauri.
Paolo Villaggio su il manifesto del 28.08.2011 nella sua rubrica Il Benpensante.

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domenica 22 agosto 2010

2000 km sopra al lago

Forse non si legge bene a causa del sole, ma l’inseparabile contachilometri della mia bici ieri segnava 7523 e rotti. Il 10 aprile 2010, al mio primo giro dell’anno, segnava 5523 e rotti. Se la matematica non è un’opinione sono 2000.
Poco dopo aver raggiunto la meta, dall’olivo della foto ho visto saltare giù una serpe. Non avevo mai visto un serpente su di un albero, a parte quello di Adamo ed Eva. Forse un segno dei tempi (cade il governo?), forse un segno della fine della bella stagione (piccoli e grandi rettili in letargo), forse solo un caso. Comunque aveva la pancia bianca, il corpo mi pareva nero, ha fatto un rumore tipo poffete ed è scomparso nell’erba. Credo fosse quello che dalle mie parti chiamiamo carbonasso (in italiano biacco), presenza costante dei miei giri in bici.
Questo è il mio piede dopo i 2000 km. Sembra un tatuaggio, ma è l’abbronzatura dei miei sandali. Sullo sfondo l’isoletta di Trimelone. Da buon pacifista il mio è un calcio a quello storico avamposto militare, pieno di bombe di tutte le guerre, anche dell’ultimo conflitto mondiale: i nazisti in fuga vi abbandonarono molti ordigni, e si favoleggiava sul tesoro del puzzone (Salò è dall’altra parte del lago, spostata un po’ più a sinistra), nascosto lì poco prima della sua fine a Piazzale Loreto. Se lo saranno spartito gabbiani e cormorani, unici abitanti dell’isoletta, visto che è vietato andarci. Tarantino ne farebbe un gran film.
Dopo una salita in funivia a 1770 e rotti metri di altitudine (freddo e nebbia) sul Monte Baldo, monte diviso tra Trento e Verona, un lauto pasto con tagliatelle al tartufo, mezzo litro di rosso e una Sacher con panna per festeggiare, si riparte. Altri quaranta km verso casa, quasi tutti discesa e curve (le ho raddrizzate). Alla fine arrivo a 7581 …mi fermerò presto.
Per chi continua/incomincia consiglio http://www.ediciclo.it/blog/

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venerdì 15 agosto 2008

Ossezia, Georgia e una cover per Ferragosto


Le cannonate e i bombardamenti in Ossezia e Georgia di questi giorni mi hanno fatto tornare in mente le guerre balcaniche degli anni novanta. Ho così deciso di proporre per i lettori del blog che non sono in vacanza (ma anche per quelli che ci sono, se hanno una connesione vicina e il pc a portata di mano), una cover di un racconto di Hemingway. È ambientata proprio in quel periodo, proprio nei Balcani. Lo scritto di Hem era ambientato in un’altra storica guerra europea di tanti anni fa, altrettanto dilaniante e sanguinosa. Chi mi scrive per primo il titolo del racconto parodiato riceverà in regalo un paio di pins dell’Alligatore (una pure con l’Alligatore di natale, rara e ricercatissima dai collezionisti).

INTANTO LEGGI LA MIA COVER


Grazie a dio sono ateo

Dentro al bar mi sentivo a mio agio. Era grande e poco illuminato e la cameriera che ci aveva servito le birre scopava attorno ai tavoli. Ogni tanto s’interrompeva per servire altri clienti, poi, con umiltà e molta tenerezza, riprendeva a scopare.
“Chissà perché scopare si dice scopare?” chiesi.
“Perché si usa la scopa.”
“No, intendevo dire, perché fare l’amore si dice anche scopare? Da cosa deriva?…chissà se anche nelle altre lingue si dice così? O che sia solo in italiano?”
I due amici dell’organizzazione umanitaria mi guardarono sbalorditi. Si fissarono con solidarietà reciproca negli occhi e ritornarono ad analizzarmi come fossi un pazzo.
Il camionista mi posò una mano sulla spalla e mi sorrise. Quindi mosse la testa come a dire no, non c’è niente da fare, questo giovane è un folle.
“Che cazzo ho detto di tanto assurdo? Ho visto la cameriera che scopava per terra e mi è venuta spontanea la domanda,” protestai nervoso.
“Si, hai ragione,” mi quietò il camionista. “Però a volte è meglio tenersele per sé certe domande che saltano fuori spontanee.”
“PUTTANA!… Non parlo più.”
Il camionista non aggiunse altro. Si limitò solamente a bere un sorso di birra e a pulirsi la schiuma dai baffetti. L’altro, quello che era quasi un prete, lo imitò sorridendo soddisfatto.
“CAZZO, mi guardate come fossi un personaggio di Fëdor Dostoevskij: l’idiota. Non si può dire proprio niente.”
I due non obiettarono nulla. Non sorrisero neppure alla mai battuta. Fissarono solamente i loro bicchieri mezzi vuoti con un atteggiamento d’indifferenza misto a finto imbarazzo. Questo mi mandò ancora di più in bestia, costringendomi ad uno dei miei famosi numeri da tribuno incazzato. Filippiche coloratissime delle quali poi mi pento. A volte.
“Si, sono un pazzo, perché ho deciso di farmi tutti questi chilometri per consegnare cibo e medicinali nel bel mezzo di una guerra e ho deciso di farlo con un camionista paternalista e un futuro parroco che non parla mai, io che sono ateo da un bel pezzo…del resto, come si fa a credere in dio in questo cazzo di posto, con le città sventrate, la gente che muore solo perché ha avuto la sfiga di venire al mondo con un cognome invece di un altro, perché ha avuto la sfortuna di nascere nei Balcani e non in Italia o in Francia, Germania, Stati Uniti… Cosa mi dite? Non sono argomenti seri questi? Domande da ragazzo impegnato? Cosa mi dici tu, don Diego? Dove se ne sta dio mentre questi saltano su di una mina schifosa, vengono bombardati da bombe intelligenti o stuprati da cazzi stronzi? Oppure fanno finta di starsene in un campo di concentramento per far contenti i potenti mass merda occidentali per quattro schei?”
“Dio sta in ogni cosa, per chi ci crede è così,” mi spiegò il quasi prete. “Per il resto sono in gran parte d’accordo con te. Quelle cose che dici fanno riflettere.”
“Se dio esiste si è dimenticato di noi,” filosofeggiò il camionista. “Questo è ciò che penso io.”
“Bene, due atei contro un religioso,” scherzò il quasi prete.
Ridemmo alla sua battuta, poi silenzio. Forse loro due riflettevano su quanto detto. Io invece guardavo la cameriera che scopava: una bella bionda tuttatette, abbronzata e ben truccata; un vitino da vespa e un fisico da modella. A guardarla bene, assomigliava parecchio ad una ragazza che pubblicizza un noto drink colorato sui cartelloni delle nostre città. Quella con il vestitino rosso e le chiappe di fuori, quelle che turbano tanto i benpensanti di casa nostra. Avrei voluto dirlo ai miei due compagni di viaggio, ma mi censurai.
Nel bar cominciava ad entrare parecchia gente. In soccorso della bella cameriera arrivarono due colleghe e un giovane con i capelli corti lisciati da qualche quintalata di gel.
“Guarda, c’è anche un tuo sosia,” scherzò il camionista dandomi una pacca sulla spalla.
“Cosa dici? Non capisco…chi?”
“Il giovane cameriere…vero che gli somiglia, don?”
“…si, un poco…”
“Ma che dite? Ha i capelli corti e non porta la barba. Senza contare che io non mi metterei mai tutto quel gel. Anzi, io non me lo metto… manco la miliardesima parte di quella che ha lui sulla testa.”
“Che cosa c’entra il gel o la barba? Io dico gli occhi e la faccia, ti assomiglia un sacco. Sembra tuo fratello.”
“Siamo tutti fratelli,” buttai lì per ridere.
Il quasi prete sorrise e mosse il capo come per sottoscrivere la mia affermazione. Avrei voluto gridarla a tutti i presenti e vedere l’effetto sui loro volti stanchi, stufi di guerre, leader nazionalisti, bombe intelligenti, cecchini del cazzo, mercenari barbuti, fascisti assassini, embarghi criminali, aiuti umanitari: SIAMO TUTTI FRATELLI. ALLELUIA!
“Vedete che a volte dico cose serie anch’io?”
“Lo hai detto perché un po’ pensi anche tu di somigliare a quel ragazzo.”
“Cos’è, oltre a fare il camionista sei anche psicologo? Leggi nel pensiero?”
“Leggo nel pensiero?”
“Va bene, hai vinto! … Pensandoci bene, e guardandomi senza barba, quel cameriere potrebbe assomigliarmi, ma io non mi sbarberò mai e non mi metterò mai del gel. Avrei preferito che tu dicessi che assomiglio al grande Emir Kusturica.”
“Perché, gli assomigli?”
“Lo spero.”
Intanto, mentre io sparavo queste ultime cazzate, la bella cameriera e il mio sosia si scambiavano effusioni dietro al bancone del bar. Si baciavano dolcemente e lui accarezzava i biondi capelli di lei.
Deglutii parecchia saliva guardando tutta la scena. Che invida! Alla fine, l’umido e rumoroso bacio del mio sosia sul collo della ragazza mi colpì dritto al cuore. Dovevo fare qualcosa o sarei scoppiato.
“Mai dire mai,” affermai balzando teatralmente in piedi. “Vado in bagno, mi taglio la barbetta e mi raso la testa. Ci ficco su gel a badilate e mi scopo, se mi passate l’espressione, la cameriera. Devo assolutamente approfittare di questa nostra somiglianza. Grazie per avermelo fatto notare, Casimiro.”
“Prego, non c’è di che,” sorrise il camionista.
Proprio in quel momento due tipi al centro del bar cominciarono a parlare concitatamente. Non capivo cosa stessero dicendo, ma mi impressionarono molto. Due che litigano in una lingua straniera non sono belli da vedere, ve l’assicuro. Tornai a sedermi.
Il camionista mi consigliò di starmene zitto e fermo. Non obiettai nulla, perché sentivo che dentro al bar stava per succedere qualcosa di veramente brutto.
Il mio sosia si avvicinò al tavolo dei due litiganti. Io non l’avrei mai fatto.
“Che succede?,” chiese sottovoce don Diego a Casimiro.
“Stanno litigando per una questione di soldi,” rispose il camionista.
“È sempre per soldi,” disse il futuro don.
“… no, no, per motivi religiosi,” si corresse il camionista.
“A volte si litiga per la fede. Tu credi in un dio diverso dal mio ed io ti uccido: bang, bang,” spiegai a don Diego.
“No…?! mi pare che… forse è per politica,” si corresse un’altra volta il camionista “Non ne sono sicuro, forse litigano per diverse cose. Non capisco bene, però non mi piace per niente,” concluse incerto e preoccupato.
Uno dei due colpì con un pugno il mio sosia, mentre questo cercava di calmarlo. La bella cameriera bionda corse verso il suo uomo, l’aiutò a rialzarsi e con un fazzolettino bianco cercò di pulirgli via il sangue. Rosso scuro, colava da una parte del labbro. Pareva di assistere ad una scena di un film muto. Un western.
Lui la spinse via bruscamente e ritornò da quello che lo aveva colpito. Io non l’avrei mai fatto.
“In questa situazione di guerra è facile perdere le staffe.”
“Già, sei sempre sotto pressione, basta un niente per accendere la miccia.”
La miccia bruciava svelta e bastarda. Mentre il cameriere boxava contro quello che lo aveva spinto via, l’altro prese in mano una sedia e la scaraventò contro il suo nemico. Questi si voltò di scatto, perdendo poi l’equilibrio e finendo dritto disteso. Anche il mio sosia rotolò a terra, sotto il corpo pesante di quello colpito dalla sedia.
“Meglio correre ai ripari,” suggerii ai mie amici.
“Già, è meglio,” acconsentì Casimiro.
“Stanno tutti cercando un riparo in attesa delle pallottole.”
Come vermi strisciammo dietro ad una grande stufa. Un posto abbastanza sicuro, rifugio di un bel po’ di clienti. Pure le due cameriere non interessate al mio sosia corsero lì. Una di loro proprio vicino a me. Ansimava impaurita e quando uno dei due nemici estrasse la pistola, un pistolone alla Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, mi si strinse forte al petto. Potevo sentire il suo alito confondersi con il mio. Anche nelle situazioni peggiori salta sempre fuori qualcosa di bello da narrare.
“Stiamo vivendo un’avventura molto pulp,” ridacchiò il camionista, che non aveva ancora notato la 44 Magnum dell’uomo. “Quando torni in Italia avrai una buona storia da scrivere.”
“Se usciremo vivi da qui,” dissi un istante prima della forte e definitiva dichiarazione del pistolone. Doppia e senza replica.
Finalmente le forze di pace occidentali entrarono nel grande bar. Dopo una rissa, tanta paura e due stupide morti, eccole lì.
Sequestrarono subito la pistola e ammanettarono l’uomo, procedendo come in un film americano a perquisire tutti gli altri avventori. Ci trattarono con maggiore tatto degli altri e dopo averci chiesto cosa facevamo in quel bar ci consigliarono di partire alla svelta. Bravi, bravissimi, ottimo suggerimento.

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