venerdì 25 aprile 2025

Liberazione 2025

Mi ricordo tanti anni fa, quando i blog andavano di moda (non tantissimi sapete, forse sette/otto), mi ricordo, sette/otto anni fa, quando allo scoccare della mezzanotte era una gara ad andare di blog in blog ad augurarsi Buona Liberazione... ora ancora di più!

p.s. sarò il meno sobrio possibile
 

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domenica 1 settembre 2024

Lidia, un libro a fumetti dedicato alla Menapace

Lidia di Valentina Stecchi è un libro a fumetti su Lidia Menapace, donna che ha attraversato quasi tutto il Novecento e parte di questo secolo da protagonista. Nata a Novara il 3 aprile, del 1924, morta a Bolzano il 7 dicembre del 2020, pare per complicazioni legate al covid. Sì, la malattia del periodo le ha tolto la possibilità di raggiungere il secolo di vita, ma non è questo il punto.

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venerdì 9 febbraio 2024

In palude con Silvia Conti

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE Pop Rock-blues

DOVE ASCOLTARLO dove vuoi a partire da qui

LABEL Radici MusicRecords

PARTICOLARITA’ Bellissimo e pieno di citazioni

INSTAGRAM FB

                                                                  CITTA’ Firenze

DATA DI USCITA 08.01.2024

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domenica 25 aprile 2021

Viva il 25 aprile



... e perché il 25 Aprile resti vivo, non si perda la memoria della RESISTENZA, ottima notizia la nascita di NOI, PARTIGIANI - MEMORIALE DELLA RESISTENZA ITALIANA, che vi invito a visitare e diffondere.

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sabato 25 aprile 2020

Il 25 APRILE oggi, ai tempi di #iorestoacasa

Perché l’emergenza Covid19 non sia l’occasione per limitare la democrazia e la pace conquistate a così caro prezzo nel ’45 - dichiarano gli organizzatori - perché il virus non sia la scusa per riaffermare un autoritarismo strisciante evocato sempre più spesso dalle forze reazionarie. Perché non ci faccia dimenticare che oggi più che mai serve libertà e partecipazione”. 

SOTTOSCRIVO ANCHE IO QUESTO APPELLO DELLA RETE DI PARTIGIANI IN OGNI QUARTIERE, E VI INVITO A SEGUIRE LA LUNGA DIRETTA DALLE 18,30 IN POI
per saperne di più andate qui
E BUON 25 APRILE

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giovedì 25 aprile 2019

Giù le mani dal 25 aprile


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mercoledì 25 aprile 2018

Dentro la lotta partigiana ...

Finalmente l'ho letto! Dovevo aspettare il 25 aprile? Dovevo aspettare l'ottimo film dei Taviani? ... a proposito, ciao Vittorio. Un film direi abbastanza fedele, sul livello di questo classico della Resistenza, uno dei romanzi più importanti sulla Resistenza. Come spiega Pedullà nella dotta introduzione (meno accademica di quanto pensavo), Fenoglio con Una questione privata, voleva andare a fondo dell'argomento, voleva entrarci dentro, e ci riesce, trascinandoci nella lettura in modo totale. Consigliato per capire, forse, cosa si festeggia oggi. A proposito: buona Liberazione!

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martedì 25 aprile 2017

Buona Liberazione ... con Pesce

Scendo in strada. È il 25 aprile. C'è gente. Ci sono operai armati, squadre di giovani che corrono verso le caserme abbandonate nella notte dai fascisti. Vogliono anch'essi, questi ragazzi, impugnare un'arma. Il nemico non è ovunque battuto: asserragliato nei fortilizi e nei punti strategici, tenta la fuga su mezzi corazzati.
Giovanni Pesce - Senza tregua. La guerra dei GAP (Feltrinelli)

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sabato 11 febbraio 2017

Odio gli indifferenti ... Gramsci 100 anni dopo

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. 

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. 

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. 

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere. 

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. 

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

La città futura, numero unico pubblicato nel febbraio del 1917 a cura della Federazione giovanile piemontese del Partito Socialista. 

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sabato 25 aprile 2015

Fuochi sulla montagna - Casa del Vento

BUON 25 APRILE

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domenica 8 settembre 2013

Otto settembre - settanta anni dopo

Otto settembre, una data importante per noi. Cos'è l'otto settembre? Mi ha chiesto una persona con i capelli bianchi, sulla sessantina, pure candidato a sindaco alcuni anni fa dalle mie parti. Non ho capito se scherzasse oppure non lo sapesse veramente (sarebbe grave). L'inizio della fine del fascismo, gli ho risposto sbrigativamente. Quante persone come lui, o più giovani, non lo sanno? Ok, non tutti possono essere appassionati di Storia o politica, c'è il calcio e il porno-soft, ma almeno qualche data e dato, sarebbe meglio conoscerli (poi si può pure seguire il calcio e il porno-soft, o hard, come faccio io). 
Ho trovato una perfetta sintesi sul FB dell'Arci Alto - Garda (l'ho trovato per caso quando sono andato a sentire P.P.Capovilla, oggi festeggeranno con, tra gli altri, Shel Saphiro ed Ezio Guaitamacchi); ne copio e incollo una parte e vi invito a leggerla tutta qui, perché sono ormai settanta anni tondi tondi, e c'è da rifletterci.
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giovedì 22 agosto 2013

Due parole con i TUGS



Questa sera in palude è di scena il progressive-rock, perché arrivano, direttamente da Livorno, i TUGS, storica formazione del nostro prog più vero e genuino. Ritornati a suonare insieme quest’anno, dopo molti anni, presentano non un semplice disco, ma una vera e propria opera rock, un concept-album sul concetto di un’altra Europa, Europa Minor. Una cultura millenaria, non può essere ridotta nello spread, l’Europa, dicono i TUGS, è fatta da lotte di emancipazione, idealità, letteratura, cinema, danza, poesia, e musica, non certo grigi mercati finanziari. L’Europa, aggiungono poi, è una cultura in mezzo alle altre, non l’unica… per questo Minor, per questo ho voluto ospitarli sul blog.
I TUGS, con Europa Minor, nato grazie a Todomodo Music – Hall e AMS/BTF, hanno voluto ricreare con l’orchestra di dieci elementi, quella musica che in Italia non si sente più, e che in passato ci ha dato momenti importanti, con formazioni come Area, PFM, Banco, solo per citare la punta dell’iceberg. Formazioni in grado di misurarsi anche con tematiche forti, di impatto storico-politico, come fanno i TUGS: dalla battaglia di Waterloo in apertura, alla splendida ballata partigiana di Nanou in chiusura. E in mezzo storie di re e poeti, l’inondazione di Pietroburgo del 1824, un pezzo dal sapore cantautorale intitolato Nostra Signora Borghesia, violini, flauti, mandolini, violoncelli … Pronti? 
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domenica 7 ottobre 2012

Bestiolina anche in palude

Stavo scrivendo al pc ... STUND, un rumore secco, come qualcosa fosse stato lanciato dolcemente ma con decisione sui vetri della porta del mio terrazzo. Vado a vedere e ci trovo questa bestiolina, una cavalletta senza una zampa. 
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martedì 2 ottobre 2012

Due parole con i Dee Lei


Dee Lei per la prima volta in palude. Un nome suggestivo per una giovane band Toscana, da Prato, che è all’esordio con questo interessantissimo omonimo album. Omonimo, ma non anonimo per i temi trattati e per il modo di farlo. I Dee Lei cantano in italiano, narrano storie intime come la scoperta di un amore e la sua fine, come della fuga della disperata di Natasha Kampush dopo tremila e novantasei giorni di prigionia (ve la ricordate? … io non la ricordavo, cercate in Rete), le minacce della modernità, il ricordo dell’eccidio nazista dei 29 martiri di Figline (cercate in Rete pure questa Storia).
Un pop-rock agrodolce che colpisce già al primo ascolto, come deve aver colpito il mitico Paolo Benvegnù, conosciuto ad un concerto dei Dee Lei (allora si chiamavano Malaparte), diventato poi il loro produttore artistico. Come label hanno invece trovato sulla loro strada la giovane Rogues Records (con distribuzione fisica Audioglobe, digitale The Orchard), il tutto promosso da ABuzzSupreme. Insomma una squadra di qualità, per musica di qualità, che ha colpito pure me. Per questo ho voluto passassero in palude prima dell’uscita di questo album dalla tenue copertina, perfetto per duri dal cuore tenero come noi. Pronti? 
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sabato 20 marzo 2010

CINEMA: L’uomo che verrà

Mi ero dimenticato che il cinema fosse anche una forma d’arte, con L’uomo che verrà l’ho riscoperto (questo basterebbe per consigliarlo a tutti coloro che vogliono riconciliarsi con il cinema e/o con la vita e potrei fermarmi qui; ho un po’ di pudore a parlare di questa pellicola, forse perché ne sono geloso, vorrei tenerla tutta per me).
È recitato in dialetto bolognese con sottotitoli, ma si capisce senza difficoltà, perché parla con le immagini. Non è una frase fatta, chi l’ha visto, come me avrà guardato poco i sottotitoli, anche se quel dialetto non è il suo o è lontanissimo da suo.
È un rigoroso film sui nazisti e la loro sanguinaria occupazione italiana dopo l’otto di settembre, con l’eccidio di Marzabotto in conclusione. Ma allo stesso tempo L’uomo che verrà è un normale film sulla vita (pare strano) di un borgo contadino, con il passare delle stagioni, i suoi riti e miti, la fienagione, la neve, l’uccisione del maiale… sembra un Piavoli con più azione.
È onesto intellettualmente. Ci sono questi nazisti che pretendono tutto, sono violenti e arroganti, anche se (altro merito della pellicola) non sono tagliati con l’accetta, non sono tutti cattivissimi come in quella canzone degli ODP. E pure i partigiani non sono tutti uguali. Sentiamo senza dubbio che il bene è dalla loro parte, ma ci sono differenze e costretti dalla Storia uccidono pure loro.
L’uomo che verrà è il bambino nato qualche giorno prima quella carneficina irrazionale. È uno dei pochi superstiti, salvato dalla sorellina, bambina muta, motore del film. Forse è lei la vera unica protagonista, con quel viso espressivo al massimo, con il suo esserci quasi sempre. Accanto a lei grandi attori, che pur non essendo tutti bolognesi, recitano senza difficoltà in quel dialetto. Su tutti la sempre più brava Maya Sansa, nel ruolo dolente della madre dell’uomo che verrà. E poi Stefano Bicocchi, Vito … me lo ricordavo comico muto assieme ai Gemelli Ruggeri, Patrizio Roversi e Susy Blady, e ora lo ritrovo qui, nel ruolo tristissimo e paradossale di uomo in fuga dalla città per paura delle bombe che capita in uno dei più brutti inferni del ‘900, Marzabotto appunto.
Ma sono tutti meravigliosi gli attori presenti. Dai vecchi ai bambini, dai protagonisti ai comprimari. Delle facce contadine da cinema pasoliniano che ti chiedi dove sia andato a pescarle oggi. E poi il paesaggio, protagonista assoluto. Questi campi di battaglia dove si affrontano i partigiani, fazzoletto rosso al collo, passioni forti, e i nazisti, inquadrati in un meccanismo infernale (mi chiedo, come hanno fatto a ridursi così, con tutti quei grandi pensatori che hanno avuto? …inspiegabile, ma questo vale anche per l’Italia, a pensarci bene e il discorso mi porterebbe fuori…). Altra nota, è la presenza di preti e chiese nell’Emilia laica, da non crederci. Preti coraggiosamente schierati contro i nazisti, preti che finiranno male, anche loro rinchiusi e trucidati in quel cimitero. Lontano da Spike Lee e lontanissimo da Tarantino (gli ultimi due cineasti cimentatesi con un tema così grande), è da vedere assolutamente. È sicuramente il film dell’anno. Ma i blog che di solito fanno classifiche come faranno? Prodotto nel 2009 è uscito ad inizio 2010…un bel problema filosofico.

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