mercoledì 20 settembre 2017

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domenica 17 settembre 2017

Locandine cult: Il grande sonno

Il grande sonno (The Big Sleep)
di Howard Hawks
(Usa 1946)
- Ama le orchidee?
- Non particolarmente.
- Sono orribili. La loro carne assomiglia troppo a quella umana e il profumo ha la putrida dolcezza della corruzione.

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sabato 16 settembre 2017

In palude con Nicola Segatta


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Pop o classica? Questo è il problema.
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) su Spotify, ITunes, e naturalmente a casa con il libro CD
LABEL Squi[libri] con Visage music
PARTICOLARITA’ qualcuno  lo ha definito “ stranissimo e affascinante “
CITTA’:  Trento
DATA DI USCITA 24 marzo 2016
L’INTERVISTA
Come è nato Shakespeare for Dreamers?
Shakespeare for Dreamers è nato sulle assi del palcoscenico. All’interno dei suoi drammi Shakespeare ha inserito testi di canzone destinati a essere eseguiti dagli attori o dai musici di scena. Le musiche originali sono andate per lo più perdute, così è consuetudine che ogni regista commissioni a un compositore una veste musicale nuova, che renda unica e riconoscibile la propria messa in scena. Un giorno mi sono ritrovato nel ruolo di compositore e così nella primavera del 2010 ho scritto i primi due brani (Fairies Song e If we shadows have offended) su commissione del regista Marco Alotto per un Sogno di una notte di mezza estate al Festival Lingue in Scena di Torino.
Il lavoro è piaciuto e la cosa ha avuto delle conseguenze. Prima facevo per lo più il liutaio di violoncelli, ma da quel momento ho incominciato una nuova professione: improvvisare musiche di scena al violoncello per laboratori o spettacoli teatrali. È un metodo molto efficace per trovare nuove melodie. A volte capita che gli attori nelle pause cantino un tema che ho appena trovato, o si lamentino di un passaggio che li ossessiona, quello che in inglese si definisce un earworm e in tedesco Ohrwurm: letteralmente un verme dell’orecchio. Non è una definizione lusinghiera, ma per me è una conferma pratica che l’idea “funziona”.
Mi sono innamorato dei testi di canzone dei drammi di Shakespeare e non ho potuto fare a meno di mettere in musica tutti i titoli del disco, spesso e volentieri riutilizzando proprio questi … vermi … come un materiale prezioso.
Perché questo titolo? … chi sono i sognatori? Perché ancora Shakespeare?
Il titolo è un’idea del clarinettista John Diamanti-Fox, forse un omaggio al Midsummernight’s dream. Una volta realizzato un numero sufficiente di brani ho messo in scena con i miei amici de La Piccola Orchestra Lumière lo spettacolo Shakespeare for Dreamers. La regia, a cura di Elisa Di Liberato intervallava la musica a interviste registrate di sogni e spiegazioni scientifiche delle fasi del sonno e prevedeva l’insostituibile voce Adele Pardi, che apprezzerete nel CD, non solo al canto, ma anche per la presentazione. Alla fine della serata il pubblico era invitato a raccontare i propri sogni, in una specie di casting onirico per la replica successiva. Voilà i sognatori.
Perché ancora Shakespeare? Come nel caso di Richard III (aprite il CD per saperne di più …), capita che le somiglianze in famiglia saltino delle generazioni, così i gusti di epoche storiche lontane coincidono a distanza di secoli. La forma dei testi di canzone dei drammi shakespeariani spicca perché a differenza dei pentametri dei versi teatrali o della raffinatezza dei sonetti, è del tutto moderna e britannicamente pop, fatta di monosillabi, rime, ripetizione ritmo. È difficile rendere questa freschezza in traduzione, e questo è uno dei motivi per cui abbiamo provato a cantare nell’originale inglese antico. Insomma Shakespeare era pop e dovevo farci qualcosa subito, prima che il vento della moda cambi e i giovani di domani cerchino di nuovo la trasgressione tra i lunghi versi piani della romanza risorgimentale o del melodramma ottocentesco.
Come è stata la genesi del cd, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Le idee musicali appaiono in istanti. Le orchestrazioni richiedono giorni di artigianato. I progetti anni di perseveranza. Nel 2010 sono nati i primi due brani. Nel 2012 si è pensato di fare un CD. Nel 2013 ho orchestrato i brani e in dieci nottate sparpagliate lungo l’anno secondo la disponibilità disinteressata dei musicisti, l’abbiamo registrato. Nel 2014 grazie all’impegno e alla sensibilità del fonico Giacomo Plotegher abbiamo rifinito l’audio, che ha richiesto una sensibilità particolare perché fonde il sound della musica classica a quello della musica leggera. Il 2015 è passato alla ricerca di un’etichetta. Nel 2016 l’abbiamo trovata e abbiamo preparato la grafica e lavorato ai testi, curando le traduzioni e la ricerca dei diritti: le traduzioni italiane dei versi shakespeariani ad esempio sono di Agostino Lombardo, per gentile concessione delle figlie e di Feltrinelli Editore.  Nel 2017 Shakespeare for Dreamers è stato pubblicato …quasi in tempo per celebrare i 400 anni dalla scomparsa di W.S. .
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Qui sarebbe bello dare voce ai ricordi e alle parodie degli altri musicisti … Gli aneddoti sono parecchi: il disco è stato registrato di notte tra le 22 e le 6 del mattino. Avevamo a disposizione una bellissima sala liberty con uno Steinway grancoda degli anni ’50 dal suono magico, ma l’Umorismo cosmico cura bene tutti i dettagli, e vuole che di fronte alla Filarmonica di Trento si trovi un bar che diffonde musica tecno fino a tardi. Così, per caso e per la necessità di trovare silenzio, abbiamo realizzato il disco, con coerenza assoluta, nell’ora in cui di solito si fanno i sogni. Ricordo un musicista che aspettava stoicamente l’alba con un romanzo per registrare un colpo di timpano, altri che dormivano sul pavimento nella custodia del contrabbasso o del clavicembalo …
Un giorno, dopo una notte bianca di registrazione, mi sono svegliato all’ora di pranzo. Comprensibile, ma quella volta avrei preferito dare il meglio della mia ospitalità, o preparare almeno una moka di caffè alle star che avevano fatto l’alba per sostenermi. Giovanni Sollima e Monika Leskovar però, avevano già lasciato casa mia in punta di piedi, senza svegliarmi. La sera seguente Sollima mi chiamò prima di un concerto per  chiedermi se potevo portargli una lima per sistemare il puntale del suo violoncello, che scivolava rumorosamente sul palco di un castello dell’Alto Adige: in fondo è il mio primo lavoro, il liutaio, questo piccolo aiuto era il minimo che potessi fare per sdebitarmi. L’indirizzo di quel luogo è purtroppo omonimo di un passo alpino che si trova da tutt’altra parte. Mi ritrovai così a guidare sportivamente per arrivare in tempo … sulla montagna sbagliata! Con me saliva il senso di colpa. La meta era sempre più lontana, il ritardo meno recuperabile, e mentre premevo nervosamente il piede sull’acceleratore, tornante dopo tornante, cercando aldilà del parabrezza un castello che non c’era, mi sorprese il vento che soffiava tra le chiome degli alberi. In quel momento ho ascoltato per la prima volta, nel teatro della mente, Blow Blow thou winter wind, che dice: Soffia soffia vento d’inverno, tu non sei scortese come l’ingratitudine dell’uomo […] come l’amico che si scorda.
Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Oggettivamente sarebbe una piccola antologia onirica di musiche su testi di canzone shakespeariani, intervallata da musiche di scena. Ma forse sarebbe più saggio e preciso rispondere in modo evanescente e vago, tipo: se questo sia un concept album non lo sa nemmeno l’autore. Comunque non c’è dubbio che l’idea di fare un disco di canzoni è stata la naturale conseguenza di una trentina d’anni d’ascolto intensivo, fin dalla tenera età, di concept-album, innanzitutto di Fabrizio De André.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero di Shakespeare for Dreamers? … che ti piace di più fare live?
Non so se è il pezzo di cui vado più fiero, ma quello che sento più vicino è Ariel’s Song … in buona parte però per le parole, e per il legame delle parole con il respiro della musica. Cosa mi piace più fare live? Tutto. Il concerto dal vivo è un’esperienza unitaria che inizia, al netto del viaggio e del montaggio, quando poggio l’arco sul violoncello con il pubblico in sala, per finire parlando con le persone dopo il concerto. Non mi piace pensare un live a pezzi, ma più come corpo unico. Comunque le due canzoni di Ariel, di fila, le rieseguo volentieri, mi piacciono per la loro profondità …
Cinque braccia sotto il mare  
giace tuo padre
già corallo son le sue ossa
i suoi occhi perle  […]
Come è stato a livello produttivo fare il cd? Squi[libri] in primis e poi? …
Capovolgo per fair play la clessidra delle precedenze. Il Cd è stato realizzato in primis da Il Vagabondo Produzioni, che è l’alter ego de La Piccola Orchestra Lumière quando, invece di suonare, alcuni di noi musicisti organizzano eventi, flash mob, festival, concerti e, in questo caso, dischi. Quindi una consistente parte di merito va a Giacomo Plotegher, il fonico che ha registrato, editato, mixato e masterizzato i brani con arte e dedizione impagabile. Quando l’album era pronto, Shakespeare for dreamers ha trovato una famiglia e un’etichetta in Squi[libri]  Editore, che fa i libri-cd proprio come li sognavamo noi, e ci assiste con paterna lungimiranza nell’arduo compito di far conoscere il nostro lavoro agli sconosciuti. Un ringraziamento doveroso va anche a Visage Music che distribuisce talentuosamente l’album all’estero.
Copertina molto affascinante, come il libretto interno. Come sono nati e chi l’ha fatta e/o pensata?
L’idea della copertina e del formato a libretto quadrato con copertina rigida ha accompagnato o preceduto la genesi del disco. Tutto il merito di averla realizzata e curata fino al minimo dettaglio va al talento, alla passione e professionalità della grafica Giorgia Molinari, che ha vinto una medaglia d’oro a Los Angeles per il graphic design di questo libro-CD.
Il quadro in copertina mi colpì una decina di anni fa, entrando nella casa di un futuro amico. Era l’immagine di un calendario: un quadro dell’armeno Ashot Yan. Mi sono ispirato al suo stile rinascimentale e onirico per comporre. Sul sito di Squi[libri]  trovate un video con questa e altre opere di Ashot, realizzato con il fisico e video maker Tommaso Rosi.
Il pittore mi ha detto che adesso il dipinto della cover si trova a Malta. Non sa con certezza chi ne sia il proprietario, ma sembra che sia un italiano: se per caso leggesse questo blog, gli spetta un CD.
 Come presentate dal vivo Shakespeare for Dreamers?
Ci sono due modi per farlo: 1) Eseguiamo le canzoni in concerto con 13 musicisti de La Piccola Orchestra Lumière, cadenzando l’esecuzione con aneddoti, versi di W.S., segreti di bottega. 2) Organizziamo delle mostre sonore con quadri di Ashot Yan. Agli avventori, accalappiati con un breve preambolo, viene fatto indossare un paio di cuffie per ascoltare l’album, ammirando i quadri e leggendo in poltrona il libro-cd con i versi di Shakespeare.
Altro da dichiarare?
Pop o classica? Questo è il problema.
Prima di incontrare Squi[libri]  e Visage, per anni i produttori di musica classica rifiutavano questo lavoro dicendo che è pop, i produttori di musica pop lo consideravano musica classica. Dopo la pubblicazione la confusione è cresciuta ancora. In Germania mi ha intervistato una rivista di jazz, in Austria siamo nella classifica pop di I-Tunes, a Oxford mi hanno invitato a insegnare i brani in un college femminile di musica classica, un compositore russo vuole ospitarci a S.Pietroburgo in una rassegna di classica; ho dunque trovato il disco su un sito giapponese nella categoria world music/reggae, in Italia ci ha recensito una rivista di punk/rock. A Amsterdam è apprezzato senza pregiudizi, ma un giornalista ha scritto che è un CD pericoloso, che gli ha dato dipendenza.  

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venerdì 15 settembre 2017

Rece d'Alligatore: La Differenza


La Differenza,Il tempo non (D)esiste
Smr/Universal
Un disco di cover, che sembra un disco di canzoni inedite, per come sono riusciti a farle loro il gruppo de La Differenza. Eppure sono pezzi di nomi famosi, da Finardi a Ron, da Omar Pedrini a Freak Antoni, Edoardo Bennato, Faust’o. Ma c’è anche un pezzo di Britti, di Garbo, l’Enrico Ruggeri di Le Louvre per Diana Est. Insomma musica (leggera) proprio per tutti i gusti … dieci cover e un inedito che farà la felicità degli appassionati della musica italiana leggera, un po’ rock, un po’ pop.
La cosa più bella è Non sarò mai quello che vuoi, perché, nonostante la versione sia personalissima, elettronica pompante, resta l’impronta del grande Freak Antoni. Interessanti anche il Bennato di Tirare a campare, dedicata alla sua Napoli, il Pedrini reggae, tra rock e musica leggera di Sole spento, il Finardi di Trappole, grazie anche ad un buon arrangiamento. Lontane dai miei gusti, ma fatte con anima e core, Oh, Oh, Oh di Faust’o, con Alberto Fortis in gran forma e Le Louvre, con la voce inconfondibile del suo autore, Enrico Ruggeri.
Operazione filologicamente riuscita questa de La Differenza, fatta con la giusta misura e i giusti compagni di strada. Centrato il titolo, perfetta la copertina … che volete di più dalla musica leggera? Volare!

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mercoledì 13 settembre 2017

Fiori di vialba, li conoscete?

Non conoscete la vialba? In
italiano si dice vitalba, è una
pianta spontanea, infestante
si potrebbe dire.
Vederla mi ricorda l'estate,
l'estate di quando ero felice,
perché bambino, e andavo
a cercarla nei campi.
Ci andavo con mio nonno:
una bici, la sua, con un sacco
attaccato al manubrio,
pieno di vialbe.
Di questa pianta si mangiano
i germogli, si possono fare
delle frittate, o mangiarla
con le uova sode.
Una cucina povera, una cucina
di una volta, ma molto buona
e vera; quest'anno, Elle e io,
l'abbiamo cucinata spesso.

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martedì 12 settembre 2017

In palude con Edoardo Baroni


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE synthpop
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) spotify, apple music, deezer, su youtube invece è possibile trovare il video del primo singolo estratto, Di me di noi di te.
LABEL lapidarie incisioni
PARTICOLARITA’
CITTA’: Roma
DATA DI USCITA 29 giugno 2017

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lunedì 11 settembre 2017

Rece d'Alligatore: Giulia Pratelli


Giulia Pratelli, Tutto bene
Rusty Records
Riflessivo pop di una giovane cantautrice toscana in ascesa, che si diverte a scandagliare le preoccupazioni umane senza troppa pesantezza. Dieci lievi pezzi più una ghost-track con i quali delinea le sue tematiche (sono state scritte tutte da lei, tranne la cover di Max Gazzè e Nicolò Fabi Vento d’estate), con l’aiuto del cantautore Zibba alla produzione artistica.
Tra i più riusciti Un inizio migliore, pop-rock con bel ritmo, positivo e propositivo, con un arrangiamento ricco (in evidenza il piano), cantato in coppia con il buon Diego Esposito, la quasi title-track Va tutto bene, che riecheggia l’Alan Sorrenti di Siamo figli delle stelle e non è un male, Nodi, nodi da sciogliere con un pop elegante, quasi soul. Interessante la cover di Vento d’estate, come la traccia fantasma, intenso voce/chitarra che chiude l’album raccontando la rottura di certi equilibri (s’intitola 10 settembre, e l’ho ascoltata per la prima volta proprio ieri).
Giulia Pratelli conferma con Tutto bene, le buone impressioni fatte ai “grandi” della musica leggera italica e dello showbiz con i quali è venuta in contatto in questi anni, come con Fiorello per la sua recente partecipazione a Edicola Fiore … se son rose fioriranno, nei pratelli.

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