domenica 17 febbraio 2019

GoodyGoody nella Storia del Cinema

Oggi è in Italia la Festa Nazionale del Gatto, per questo ho voluto proporre una divertente carrellata di film noti con GoodyGoody in ruoli da protagonista a partire dal cult Colazione da Tiffany ...
Colazione da Tiffany (Usa 1961) di Blake Edwards
Gli Aristogatti (Usa 1970) di Wolfgang Reitherman
I racconti di Canterbury (Ita/Fra/GB 1972) di Pier Paolo Pasolini

Il lungo addio (Usa 1973) di Robert Altman
 Harry e Tonto (Usa 1974) di Paul Mazursky

Alien (Usa/GB 1979) di Ridley Scott
A proposito di Davis (Usa 2013) di Joel e Ethan Coen

The Hateful Eight  (Usa 2015) di Quentin Tarantino
Gone Girl (Usa 2014) David Fincher 
A spasso con Bob (Gb 2016) di di Roger Spottiswoode

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sabato 16 febbraio 2019

In palude con i Kros

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Alternative
DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto)
Copia fisica, ma anche su Bandcamp Soundcloud, Spotify Itunes, YouTube
LABEL nessuna
PARTICOLARITA’
malinconia pop-rock
FB
CITTA’: Brescia
DATA DI USCITA 1 Febbraio 2019
L’INTERVISTA
Come è nato Rough Romances?
Rimandiamo alla domanda 3.
Perché questo titolo? … cosa vuol dire?
Rough Romances ha molteplici significati: “storie d’amore approssimative”, “storie d’amore grezze” o più letteralmente “romanzi grezzi”. In un certo senso tutte queste definizioni sono appropriate al concept dell’album: attraverso le 5 canzoni che compongono questo EP viene raccontato il viaggio interiore di una persona che sta vivendo una battaglia contro se stessa, le sue paure, le sue incertezze e il dubbio che quello che vede e sente non sia reale. In sostanza Rough Romances vuole proporre con un racconto in prima persona la storia d’amore più difficile che le persone devono affrontare: quella con noi stessi.
Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Nell’aprile del 2017 abbiamo vissuto un cambio di formazione. Infatti Federico Bianchetti (violoncello, tastiere, synth, basso, cori), polistrumentista e co-fondatore del progetto, ha dovuto abbandonare la band per questioni personali ed è stato sostituito da Francesco Gnali (basso, tastiere, synth, chitarra, cori), fratello del batterista e co-fondatore Simone Gnali. Con il cambio di formazione si è cominciato a lavorare su nuovi brani che poi avrebbero composto il nuovo lavoro; l’idea era quella di reimpostare il sound che prima era fortemente caratterizzato dal violoncello in qualcosa di più elettrico, pur mantenendo i tratti caratteristici del progetto. È così che, dopo una fase di assestamento della formazione, un lavoro di selezione dei brani più significativi e una fase di labor lime, siamo entrati a marzo 2018 al TUP Studio di Brescia coordinati nella produzione da Bruno Barcella e Alessio Lonati, che hanno curato anche la registrazione e il mixaggio dell’album. L’idea era quella di dare un collegamento logico ai brani e di non “assemblare” 5 canzoni distinte in un EP: è così che il concept ha preso forma. Dopo una settimana di registrazioni in studio il testimone è passato a Lorenzo Caperchi che ha curato il mastering.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione dell’album?
Nell’azienda agricola di Giulio Davide Frugoni (voce; chitarre) abbiamo il nostro home studio dove proviamo, registriamo le demo e scriviamo i pezzi. Durante le registrazioni del disco, che ci hanno occupato una settimana tra sessioni di registrazione, mix e master, quando uscivamo dallo studio andavamo a dormire in sala prove. Il fato ha voluto che in quel periodo le capre presenti in azienda continuavano ad evadere sotto il vessillo di una capretta tibetana nana di nome Presley che apriva buchi nelle reti che Diabolik se lo sogna. Non ci è voluto molto affinché tale scaltro animale diventasse la mascotte della band.
Un altro episodio è avvenuta durante la lavorazione dell’artwork dell’album. Abbiamo avuto l’onore di suonare al Lindisfarne Festival nel nord dell’Inghilterra ed è stata un’esperienza pazzesca, una cosa che a fatica dimenticheremo.
Se Rough Romances  fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Rough Romances è a tutti gli effetti un concept-album, seppur breve in quanto minutaggio. Il concept che sta alla base è la ricerca disperata della serenità che porta ad uno stato di confusione e contraddizione. Rough Romances è un’Odissea interiore, l’introspezione estrema di una mente che non riesce a trovare pace, l’incessante viaggio di un uomo che non riesce a distinguere la realtà dall’immaginazione; è la battaglia quotidiana con il nemico più temibile: noi stessi. È la crescita personale della consapevolezza di se, di un uomo che scavando nel suo profondo ha cambiato la sua visione del mondo e della vita, di una persona divisa in tanti piccoli pezzi incompatibili.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero ep? … che vi piace di più fare live?
Quello che tra tutti preferiamo è Opened Ones, il brano di apertura dell’album. È sicuramente quello più rappresentativo per quanto riguarda la strada che stiamo intraprendendo in termini di sound e di songwriting; siamo molto soddisfatti dell’atmosfera che riesce a creare: culla col suo sound molto soft ma allo stesso tempo crea ansia e pressione.
Come è stato produrre Rough Romances? Chi più vicino dal punto di vista produttivo?
Essendo Rough Romances un album in cui la componente “live” è particolarmente importante (basti pensare che a livello di sovraincisioni non c’è quasi nulla, per buona parte è stato registrato in presa diretta) la produzione non è stata eccessivamente complessa in fase di registrazione ma ruolo strategico hanno avuto la composizione e le pre-produzioni, riguardanti sostanzialmente scelte negli arrangiamenti. Dal punto di vista del coinvolgimento ciascuno di noi ha contribuito in quota uguale, a modo proprio e secondo le proprie attitudini e influenze musicali; basti pensare come Giulio Davide Frugoni (voce, chitarre) sia più vicino al cantautorato irlandese e inglese (Damien Rice, Lisa Hannigan, Glen Hansard, David Gray), mentre Simone Gnali (batteria, basso, chitarra, cori)  sia maggiormente legato a band come Grizzly Bear, Coldplay, Jeff Buckley e Fiona Apple, e, ancora, Francesco Gnali (basso, tastiere, synth, chitarra, cori) sia affezionato ad artisti come Muse, Beatles, Radiohead e Jeff Buckley. È evidente che con una gamma di influenze così eterogenee per suoni e stili di composizione gli stimoli non mancano mai, anzi! Il rischio è sempre quello di strafare; ed è qui entrano in campo le figure che fanno da coordinamento come “esterni”.
Copertina molto semplice, asettica, minimale … Come è nata?
Per la realizzazione ci siamo affidati al nostro grafico di fiducia Fabio Copeta di Cacao Prod., che anche in passato non ci ha mai delusi per le sue qualità tecniche e la sua sterminata inventiva. L’idea di partenza era di utilizzare il nostro logo (che è composto da tre triangoli) e rielaborarlo un attimo per creare una copertina d’effetto. Il richiamo ad elementi diversi come la seta, l’acqua e il sintetico vanno a rappresentare il contrasto che è parte integrante del concept dell’album. I suoni soft dell’album ci hanno suggerito che una copertina molto minimale che fosse d’impatto immediato; il carattere “asettico” deriva dal fatto che il concetto da rappresentare non ha forma e sostanza, quindi c’era la necessità di ridurre in astratto un concetto molto complesso: in un certo senso era importante rendere visivamente la solitudine accompagnata da elementi contrastanti.
Come presentate dal vivo il disco?
Dal vivo il disco non è suonato in ordine come nell’album ma è inserito in una scaletta che vada ad alternare continuamente momenti di massima quiete a momenti esplosivi; la scaletta è formata dai brani contenuti in questo disco e da quelli del nostro EP Portraits uscito nel 2015.
Altro da dichiarare?
Siamo molto felici.


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giovedì 14 febbraio 2019

Copertine cult: Gli indifferenti

Gli indifferenti, di Alberto Moravia, 1929

... mi sembra sia un romanzo di un attualità dirompente, nonostante abbia novant'anni.
Non l'avete mai letto?
Che cosa aspettate?!



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