Ciao Pepe
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Cultura Rock a 360°
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Come è nato Diego Armando Maradona, questo tuo libro a fumetti sul mito del calcio per eccellenza?
Il libro è uscito la prima volta nel 2012 per BeccoGiallo, e ha avuto varie riedizioni e traduzioni estere. Nel tempo è diventato un piccolo cult per i maradoniani doc, una delle opere di riferimento per quanto riguarda il binomio calcio e fumetti, e questa è la soddisfazione più bella.
A tre mesi esatti dalla scomparsa del grande Diego Armando Maradona, ho intervistato Paolo Castaldi, autore di un libro a fumetti edito da BeccoGiallo incentrato sul campione di calcio argentino.
su MeLoLeggo tutta l'intervista.
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Questa sera l’intervista è di livello internazionale. Infatti, collegato dall’altra parte dell’oceano c’è Domenico Lacellotti, cantautore brasiliano (di origini italiche, come si può intuire), all’esordio con un cd solista. S’intitola Cine Privê e sulla copertina c’è lui lanciato nel vuoto. Metafora dell’artista da giovane? Se è così, dico che cadrà bene, perché il cd, in uscita in questi giorni con la label di Palermo Malinenti Dischi, è un vero gioiellino. Dieci pezzi importanti, tra tropicalismo e samba, avanguardia, musica nuova e viva, calda e carezzevole, triste e allegra. Soliti luoghi comuni? No, musica immortale.
Domemico è abituato a fare tante cose (c’è pure un pezzo cantato in italiano), fin dagli esordi negli anni ‘90 con la sua rock band sperimentale Mulheres Que Dizem Sim (Donne Che Dicono Sempre Sì). E poi con i + 2, trio formato insieme a Moreno Veloso e Kassin, legato alla label di David Byrne, Luka Bop. Inoltre, collabora in studio e dal vivo con Adriana Calcanhotto, crea le grafiche dei suoi dischi, suona con Os Ritmistas e con l’Orquestra Imperial, big band che esegue classici del samba anno ’40 e ’50. Insomma, è un miracolo averlo questa sera sul blog… direttamente da Rio de Janeiro, dove ora sono circa le 16,30. Domenico Lancellotti, pronto?
VAI AL SUO SITO
http://www.coqueiroverderecords.com/domenico/
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È un film importante, attesissimo e non delude le attese (anzi, due film che non deludono le attese). A dirigerli Steven Soderbergh, cineasta con un’idea di cinema indipendente in testa, perfezionista, a tratti freddo, perfetto per questa pellicola su uno dei miti più importanti del Novecento. Chi meglio di lui sarebbe riuscito a realizzare il film sul Che senza farne un santino o denigrarlo, ma facendo semplicemente cinema? E pure Benicio Del Toro appare l’interprete ideale: non gigioneggia (a differenza dell’interprete di Fidel, ma forse era inevitabile), ha una certa somiglianza con il Che, inseguiva il progetto da alcuni anni.
Che-L'argentino, cioè la prima pellicola, quella sulla vittoria della Revoluciòn, è un film molto europeo, con salti cronologici da far paura; Soderbergh se ne fotte altamente dello svolgimento lineare, grazie alle sue capacità tecniche da sempre apprezzate. All’avanzare della guerriglia nella Sierra Maestra fino alla vittoriosa conclusione (il nucleo centrale del film, a colori, con il verde a dominare la scena), vengono inseriti momenti del discorso del Che alle Nazioni Unite nel 1964 (in un bianco e nero da doc storico), e momenti ancora precedenti, come l'incontro tra Che Guevara e Fidel Castro in Messico nel 1955. Questi salti di tempo danno alla pellicola un buon ritmo e nell’economia del film il tutto risulta perfetto.
Che-Il guerrigliero, sul fallimentare tentativo di esportare la Revolucòn in Bolivia, ha invece un andamento più lineare, più da film “tradizionale” con un inizio, uno svolgimento, una fine. Una fine che già conosciamo (come del resto il film n.1), ma non per questo meno interessante. Sembra una parabola inversa alla precedente. Mentre nel primo film tutto (o quasi), procedeva per il verso giusto, qui tutto va storto: non c’è simpatia da parte della popolazione per i rivoluzionari, l’esercito non si unisce a loro, ci sono delle incomprensioni tra i militanti, il territorio è ostile, vengono presi facilmente i simpatizzanti…c’è solo il Che.
Soderbergh però, anche qui costruisce con precisione chirurgica un’epoca e un personaggio che ha fatto epoca. Sembra proprio di sentire, di respirare, quel periodo storico ahimé lontano, con quei personaggi storici, quel modo di parlare, quel modo di credere, quando tutto aveva un significato preciso a partire proprio dalle parole: intellettuali, rivoluzionari, comunisti, anticomunisti, reazionari, rivoluzione, colpo di stato, dittatura … quando le parole erano importanti.
Per me sono state due visioni coinvolgenti: mi sono smarrito nel film per ritrovarmi in un'altra realtà. È questo che il cinema dovrebbe darci. Sì, due film coinvolgenti e alla loro maniera commoventi. Uscito dalla sala cinematografica mi pareva di provenire da un altro mondo. Poi, piano piano, mi sono riadattato, sono tornato alla piattezza dei nostri giorni. Giusta la divisione in due parti. Sbagliata l’uscita un anno dopo (era a Cannes 2008, dove Del Toro ha ricevuto lo strameritato premio come miglior attore …). Ripescatelo in questa stagione calda. Sarà ancora più coinvolgente.Etichette: Barbudos, Benicio del Toro, Cannes, Che Guevara, Cinema, Comunismo, Cuba, Festival, Fidel Castro, Novecento, politica, Rivoluzione, Rock, Soderbergh, Storia, Sudamerica