giovedì 15 maggio 2025

Ciao Pepe

 


Ho aspettato qualche giorno per salutare degnamente Jose Mujica, esempio internazionale di una sinistra vera. Come successo altre volte, anche di recente, si era rivelata una notizia falsa... ma questa volta pare proprio di no. E allora ciao Pepe.

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martedì 28 marzo 2023

Non riesco a trovare la mia copia di questo fondamentale libro, "Il racconto di Fidel" , che consiglio di leggere spassionatamente, in particolare a un giovane di oggi. Capisci molto su politica e economia, perché ci siamo ridotti così male a livello sociale e ecologico (dentro c'erano alcune rice per ed evitare il tracollo prossimo venturo, poi arrivsto". Lo penso mentre sono in auto e sento della morte di Gianni Minà , il più grande giornalista italiano vivente. Questa intervista viene citata anche da Oliver Stone, come una di quelle importanti. Prefazione di un nobel come Marquez. Vabbè, questo è stato Gianni Minà: un uomo di cultura a 360 (politica, televisione, letteratura, cinema, sudamerica, cinema, musica), curioso e con una fede nel vero giornalismo. Per questo, nella Rai dei lacchè non trovava più spazio da troppi anni. Resterà sempre con noi, proprio per questo.

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martedì 6 dicembre 2022

Maradona, Marty Feldman e Peter Handke

Continuo a perdere colpi, lo so. In queste settimane mi sono scordato dei due anni dalla scomparsa di Maradona, dei quaranta di quella di Marty Feldman e del compleanno di Peter Handke, che in realtà non dimentico, perché è oggi. Tre personaggi diversi, ma a loro modo iconici, con delle idee chiare e che hanno fatto la Storia nei loro rispettivi campi d'azione. Maradona è il più noto: geniale calciatore ha fatto tutto e di più fuori dal campo di calcio. Come pochi sportivi aveva una coscienza politica limpida, e amava il suo continente, il Sudamerica, denunciandone lo strapotere Usa in quel giardino. Forse anche per questo è stato lasciato solo. Ricorderò sempre quel 25 novembre del 2020, quando morì in maniera improvvisa. Potrei dire che è stato l'inizio della fine (ma questa forse, la capisco io e basta). Quel giorno ero solo in casa, e accesi la tv, di solito sempre spenta, per vedere un bel documentario su di lui. 
Marty Feldman è stato un attore inglese di gran talento, morto giovane causa un infarto. Era a Città del Messico a girare un film quel 2 dicembre del 1982, uno di quei film con la sua faccia incredibile e quell'umorismo tutto suo. Feldman è per tutti l'Igor di Frankenstein Junior (senza di lui quel film non sarebbe quello che è), ma nella sua breve vita ha partecipato ad altri pazzi e divertenti film della banda Brooks (alcuni da lui stesso diretti, altri da Mel Brooks, e uno pure da Gene Wilder), oltre a innumerevoli partecipazioni televisive. Sarebbe bello vederne una rassegna, un tutto Feldman. E poi era come me vegetariano, ateo e socialista. 
E da ultimo, ma non perché sia da meno, Peter Handke, lo scrittore che oggi compie 80 anni, e di cose ne ha fatte. Gran camminatore, Nobel per la letteratura nel 2019, autore di un sacco di romanzi, saggi, testi teatrali, libri di viaggio, ha scritto per Wim Wenders la sceneggiatura di Falso Movimento e insieme a lui di Il cielo sopra Berlino. Sulla guerra nella ex Jugoslavia ha preso una netta posizione a favore dei Serbi, scrivendo dei saggi ben documentati sulle fandonie di guerra. Una posizione scomoda, da intellettuale vero quale è. Un autore tutto da leggere, per la sua forza e capacità di andare oltre. Auguri Peter per i tuoi ottant'anni, ottanta anni veramente dalla parte del torto, per usare un noto slogan.

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giovedì 25 febbraio 2021

W Maradona

 


Come è nato Diego Armando Maradona, questo tuo libro a fumetti sul mito del calcio per eccellenza?

Il libro è uscito la prima volta nel 2012 per BeccoGiallo, e ha avuto varie riedizioni e traduzioni estere. Nel tempo è diventato un piccolo cult per i maradoniani doc, una delle opere di riferimento per quanto riguarda il binomio calcio e fumetti, e questa è la soddisfazione più bella.

A tre mesi esatti dalla scomparsa del grande Diego Armando Maradona, ho intervistato Paolo Castaldi, autore di un libro a fumetti edito da BeccoGiallo incentrato sul campione di calcio argentino.

su MeLoLeggo tutta l'intervista.

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domenica 7 giugno 2020

Mister No, le nuove Avventure

Mi sta piacendo un sacco Mister No, fumetto Bonelli ritornato alla forma ed epoca originale (anni '50), dopo lo stupendo Mister No Revolution. Questo ultimo, come detto nel post a lui dedicato lo scorso anno, era ambientato negli infuocati anni '60, tra Beat Generation, rivolte razziali e la sporca guerra in Vietnam. Era una variante dell'originale antieroe che se ne andava in Amazzonia dopo la II^ guerra mondiale. Ideato da Guido Nolitta, pseudonimo di Sergio Bonelli, è stato ripreso in mano dal bravo Luigi Mignacco (con Colombo e Masiero tra gli scrittori della nuova serie) e da una valente squadra di disegnatori (Roberto Diso, Massimo Cipriani, Stefano Di Vitto, Marco Foderà). 
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lunedì 1 agosto 2016

Tre libri per l'Estate

Forse d'Estate si legge di più, forse di meno. Dipende dal tempo a disposizione e dalle priorità che diamo alle nostre vite. Io vi consiglio di dare priorità alla lettura, e di cominciare con questi tre libri. Ne ho già scritto, e siccome mi sono piaciuti un sacco ve ne consiglio la lettura ancora una volta. Uno è il nuovo fortissimo libro di  Zio Scriba, uscito in primavera, Mailand. Qui le mie prime impressioni, qui la  mia intervista sul sito di Smemoranda. Il secondo, uscito poco dopo, è l'esordio come scrittrice della traduttrice Silvia Pareschi, I jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani. Qui le mie prime impressioni, qui la  mia intervista sul sito di Smemoranda. Per ultimo un fumetto, perché credo non debba mai mancare anche qualche storia a fumetti sul comodino di un buon lettore. Si tratta di Virus Tropical di Power Paola, ennesimo libro di una donna dalla Hop!, casa editrice di fumetti mai banali. Ne ho scritto qui.
Buone letture!

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mercoledì 22 giugno 2016

Virus Tropical, altro libro dell'estate

Guardate che copertina, che intrecci di natura, che forza vitale. La stessa forza vitale di Virus Tropical, fumetto di Power Paola, talentuosa disegnatrice tra l'Ecuador e la Colombia. In questo libro racconta la sua infanzia e giovinezza con ironia, nostalgia e una certa idea sul mondo. Un altro bel libro a fumetti dall'universo femminile, edito dalla Hop! Sempre forte e originale. Un altro libro dell'estate 2016 da leggere assolutamente ...
QUI UNA MIA RECE AL LIBRO SUL SITO DI SMEMORANDA

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lunedì 29 agosto 2011

Due parole con Domenico Lancellotti

Questa sera l’intervista è di livello internazionale. Infatti, collegato dall’altra parte dell’oceano c’è Domenico Lacellotti, cantautore brasiliano (di origini italiche, come si può intuire), all’esordio con un cd solista. S’intitola Cine Privê e sulla copertina c’è lui lanciato nel vuoto. Metafora dell’artista da giovane? Se è così, dico che cadrà bene, perché il cd, in uscita in questi giorni con la label di Palermo Malinenti Dischi, è un vero gioiellino. Dieci pezzi importanti, tra tropicalismo e samba, avanguardia, musica nuova e viva, calda e carezzevole, triste e allegra. Soliti luoghi comuni? No, musica immortale.

Domemico è abituato a fare tante cose (c’è pure un pezzo cantato in italiano), fin dagli esordi negli anni ‘90 con la sua rock band sperimentale Mulheres Que Dizem Sim (Donne Che Dicono Sempre Sì). E poi con i + 2, trio formato insieme a Moreno Veloso e Kassin, legato alla label di David Byrne, Luka Bop. Inoltre, collabora in studio e dal vivo con Adriana Calcanhotto, crea le grafiche dei suoi dischi, suona con Os Ritmistas e con l’Orquestra Imperial, big band che esegue classici del samba anno ’40 e ’50. Insomma, è un miracolo averlo questa sera sul blog… direttamente da Rio de Janeiro, dove ora sono circa le 16,30. Domenico Lancellotti, pronto?

VAI AL SUO SITO

http://www.coqueiroverderecords.com/domenico/

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lunedì 25 maggio 2009

CINEMA: il Che di Soderbergh… un film storico (anzi due) senza perdere la cinefilia

È un film importante, attesissimo e non delude le attese (anzi, due film che non deludono le attese). A dirigerli Steven Soderbergh, cineasta con un’idea di cinema indipendente in testa, perfezionista, a tratti freddo, perfetto per questa pellicola su uno dei miti più importanti del Novecento. Chi meglio di lui sarebbe riuscito a realizzare il film sul Che senza farne un santino o denigrarlo, ma facendo semplicemente cinema? E pure Benicio Del Toro appare l’interprete ideale: non gigioneggia (a differenza dell’interprete di Fidel, ma forse era inevitabile), ha una certa somiglianza con il Che, inseguiva il progetto da alcuni anni.
Che-L'argentino, cioè la prima pellicola, quella sulla vittoria della Revoluciòn, è un film molto europeo, con salti cronologici da far paura; Soderbergh se ne fotte altamente dello svolgimento lineare, grazie alle sue capacità tecniche da sempre apprezzate. All’avanzare della guerriglia nella Sierra Maestra fino alla vittoriosa conclusione (il nucleo centrale del film, a colori, con il verde a dominare la scena), vengono inseriti momenti del discorso del Che alle Nazioni Unite nel 1964 (in un bianco e nero da doc storico), e momenti ancora precedenti, come l'incontro tra Che Guevara e Fidel Castro in Messico nel 1955. Questi salti di tempo danno alla pellicola un buon ritmo e nell’economia del film il tutto risulta perfetto.
Che-Il guerrigliero, sul fallimentare tentativo di esportare la Revolucòn in Bolivia, ha invece un andamento più lineare, più da film “tradizionale” con un inizio, uno svolgimento, una fine. Una fine che già conosciamo (come del resto il film n.1), ma non per questo meno interessante. Sembra una parabola inversa alla precedente. Mentre nel primo film tutto (o quasi), procedeva per il verso giusto, qui tutto va storto: non c’è simpatia da parte della popolazione per i rivoluzionari, l’esercito non si unisce a loro, ci sono delle incomprensioni tra i militanti, il territorio è ostile, vengono presi facilmente i simpatizzanti…c’è solo il Che.
Soderbergh però, anche qui costruisce con precisione chirurgica un’epoca e un personaggio che ha fatto epoca. Sembra proprio di sentire, di respirare, quel periodo storico ahimé lontano, con quei personaggi storici, quel modo di parlare, quel modo di credere, quando tutto aveva un significato preciso a partire proprio dalle parole: intellettuali, rivoluzionari, comunisti, anticomunisti, reazionari, rivoluzione, colpo di stato, dittatura … quando le parole erano importanti.
Per me sono state due visioni coinvolgenti: mi sono smarrito nel film per ritrovarmi in un'altra realtà. È questo che il cinema dovrebbe darci. Sì, due film coinvolgenti e alla loro maniera commoventi. Uscito dalla sala cinematografica mi pareva di provenire da un altro mondo. Poi, piano piano, mi sono riadattato, sono tornato alla piattezza dei nostri giorni. Giusta la divisione in due parti. Sbagliata l’uscita un anno dopo (era a Cannes 2008, dove Del Toro ha ricevuto lo strameritato premio come miglior attore …). Ripescatelo in questa stagione calda. Sarà ancora più coinvolgente.
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