mercoledì 23 maggio 2018

Loro 1 e 2 ... mi piace

Loro 1 e Loro 2 di Paolo Sorrentino, visti a distanza di una settimana esatta nel nostro solito cinema, confermano la mia idea che il regista campano si trovi a suo agio quando parla direttamente di politica. Come mi era piaciuto un sacco Il Divo*, film sul potere di Andreotti e su quel mondo di politicanti da bagaglino che gli girava attorno, mi è piaciuto molto Loro 1; e ancora di più Loro 2, sul potere di Berlusconi e su quel mondo di politicanti da bagaglino che gli girava attorno. Ho invece detestato molto film successivi, a partire dal troppo celebrato La grande bellezza*.
Leggi la mia rece completa nell'Orto di Elle e Alli

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sabato 18 giugno 2016

Euro2016, al cine: Francia 3 Italia 1

Il condominio dei cuori infranti (non badate all'assurdo titolo italiano, in originale era Asphalte) del francese Samuel Benchetrit (è il primo suo film ad arrivare sui nostri schermi), vince su Le confessioni, del promettente italiano Roberto Andò. La storia surreale del film francese, particolare, a tratti incredibile, conquista per la sua freschezza. Un film così non si va a vedere, ti chiama. Forte nel narrare con leggerezza la vita dentro un vecchio condominio della periferia francese con gente povera, ma molto dignitosa.  Gran gioco di squadra, per portare in gol l'oriunda Valeria Bruni Tedeschi, capace di giocare con scioltezza sia in Francia, sia in Italia. Qui è una stralunata infermiera di notte, che si beve le fandonie di un poveraccio in carrozzina. Grintosa e imprendibile Isabelle Huppert, corre sulla fascia sinistra, come attrice dal grande passato d'autore, che non riesce più a fare film. Porta in gol il giovane figlio del regista Jules Benchetrit: faccia d'angelo, sotto porta non perdona. Ma in Francia come è noto giocano, ormai da anni, anche arabi, come la vecchietta Tassadit Mandi, terzo gol per questo film. Lei è l'anziana che accoglie in casa uno stralunato astronauta americano, caduto per caso sul tetto del condominio.
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sabato 6 giugno 2015

Youth - La giovinezza, non è la Juventus

Ecco un cineasta che mi fa innervosire, vorrei uscire dalla sala appena inizia il film, lo trovo interessante e con delle idee originali, poi  però le rovina miseramente. Potrebbe essere un grande regista di spot pubblicitari, ma in film più lunghi di due minuti non va. Perché sono così cattivo con Sorrentino? Non c'è un vero motivo, Il Divo mi era piaciuto un sacco, avevo trovato così così This Must Be The Place , mi aveva deluso assai il pompatissimo La grande bellezza (ma dove?), mi ha di nuovo deluso Youth - La giovinezza. Un lungo spottone sul nulla, ambientato nello splendore delle montagne svizzere, a Davos, nella stessa clinica dove Thomas Mann aveva ambientato La montagna incantata. Qui due vecchi artisti cercano di curarsi dalla vecchiaia, circondati da un bel campionario di freaks: Miss Universo dalle chiappe perfette, attori in crisi esistenziale,  sportivi in decadenza fisica, lama tibetani in attesa di lievitare.
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mercoledì 2 aprile 2014

Le più ricercate 2013-14

In merito alle parole più ricercate su questo blog, a un anno di distanza, le cose sono cambiate pochissimo. Aumentano solo alligatore (balzato da 766 a 974) e blog alligatore (da 216 a 237). Stabili tutti gli altri. Unica novità la nuova entrata di prepotenza de La grande bellezza, che butta fuori classifica franco nero nudo, piazzandosi subito al nono posto (ricercata 117 volte). Dimostrazione di quanta attenzione abbia ricevuto il pompatissimo film di Sorrentino (ed è pure quello che ha ricevuto più commenti: chi per difenderlo, chi per confermare le mie critiche). Ma bando alle ciance, queste le parole più ricercate di sempre su questo blog.
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venerdì 27 dicembre 2013

Un anno al cinema ... il 2013

Robert De Niro - C'era una volta in America

Stagione molto bella al cinema, ricca di film che resteranno. Come diceva Rainer Werner Fassbinder, i film liberano la testa. Io quest'anno, al cinema, ne ho visti ben 49, quindi la testa me la sono liberata per bene, pure troppo. Quella che segue non è una classifica, ma semplicemente la lista di pellicole viste in ordine cronologico, da gennaio ad oggi. C'è un voto accanto, un voto dato il giorno dopo la visione, così, come mi ispirava sul momento, quindi senza un gran ragionamento dietro. Oggi, qualcosa magari cambierei, ma lascio così. Vediamo che ne pensate voi (se volete leggere mie note ad alcuni film, cliccate sopra al titolo colorato).

  1. Django Unchained di Quentin Tarantino  8,5
  1.  Lincoln di Steven Spielberg  7,5
  1.  The Impossibile di Juan Antonio Bayona  6,5
  1. Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow  7
  1. Promised Land di Gus Van Sant    8
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mercoledì 19 giugno 2013

Le più ricercate del mese

la grande bellezza 64
alligatore 34
monologo finale la grande bellezza 30
blog alligatore 16
la grande bellezza monologo finale 15
la grande bellezza frasi 12
franco nero nudo 10
jim morrison 8
l'alligatore blog 6
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sabato 25 maggio 2013

La grande bellezza, ma dove?!

Un titolo-ossimoro quello del nuovo film di Sorrentino, da me adorato per il capolavoro Il Divo, amato a metà per This must be the place (ottima la parte europea, deludente l'altra), qui disprezzato per La grande bellezza, film ridondante e volgare quanto la realtà che vuole raccontare, la Roma cafonal dei salotti senza tempo vicini al Colosseo. La grande bellezza. Ma dove?!
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giovedì 27 ottobre 2011

Cinema: cult-movie di oggi




La pelle che abito di Pedro Almodóvar
Uno dei migliori “manifesti” contro la vivisezione, perché ti fa sentire cosa prova l’animale (uomo, in questo caso), ad essere vittima di esperimenti di un barone universitario (il bel tenebroso Banderas), freddo e preciso, animato da vendetta e con il sogno di ri-creare la bella moglie tragicamente scomparsa. Per me, che non mi perdo un Almodóvar dal 1988 (e ho poi recuperato i primi), è uno dei suoi migliori. Un po’ ricorda Légami!, ma non si ride molto, anzi, non si ride. È un almodramma a tinte fosche, imperdibile.
Drive di Nicolas Winding Refn
Non lo volevo vedere. Credevo fosse il solito remake del cinefilo esaltato. Poi ho letto sul blog di Le recensioni di Robydick, Napoleone, Belushi, Keoma questa entusiastica rece Le recensioni di Robydick, Napoleone, Belushi, Keoma: Drive e non ho resistito. Ho fatto bene, perché è un vero e proprio cult-movie, e resterà a lungo nei nostri occhi. Di gran lunga migliore dell’originale. E come i grandi film si presta anche a visioni più ironiche, come quella dell’amico musicante Felix Lalù, leggi qui "Drive (2011)", che lo trasforma in scult.
This Must Be The Place di Paolo Sorrentino
Solo vedendo i manifesti, con Sean Penn truccato come Robert Smith, si può pensare sia un cult-movie. In effetti lo è per la prima parte, quella ambientata in Irlanda, nella villa dove la rockstar Cheyenne si è ritirata. Atmosfera eccentrica, quasi come ne Tanenbaum, una moglie spiritosa di professione pompiere (Frances McDormand al massimo delle forma, vincerà l’Oscar), un’amica dark che tratta come una figlia (è la figlia vera di Bono degli U2), dei giovani musicanti alla ricerca del segreto del successo. Poi muore il papà della rockstar, lui ritorna così nella sua New York, incontra l‘amico David Byrne (una delle migliori "cose" della parte States) e cerca di portare a termine la caccia al nazista iniziata dal padre, ebreo a suo tempo umiliato in un lager. Il film diventa un road-movie, come ne abbiamo già visti. Di culto resta Harry Dean Stanton, nella parte dell’inventore delle valige con le ruote. Sul canale YouTube ALLYDIEGO (cliccateci sopra) un David Byrne d’annata.

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giovedì 24 settembre 2009

Carlotto riporta l’Alligatore in vita

Oggi ho visto il papà dell’Alligatore, quello vero, Massimo Carlotto. È in tour per presentare il suo nuovo romanzo, L’amore del bandito (Edizioni e/o), e mi ha fatto l’onore di partire dalla mia città. Con lui, alla Fnac di Verona, Silvana Rigobon, preparata, impeccabile, perfetta, a presentare, interrogare, fare semplicemente letteratura.
Carlotto ha parlato di molte cose, non solo del nuovo romanzo, che vede il ritorno dell’Alligatore (finalmente), ma anche del suo amato blues, del poliziesco dal 1848 ad oggi, di come lavora (da solo o in squadra), della povertà della nostra tv gossipara (dal plastico di Cogne ad altre sozzerie), della sua letteratura come indagine sociale, giornalistica (quella che nessuno fa più, a parte Report, il manifesto e qualche altro).
Poi ha rivelato che i romanzi con l’Alligatore vengono acquistati subito dal cinema, ma poi rinunciano altrettanto velocemente a farne film, perché lo trovano poco rassicurante, inadatto alla prima serata. Anche per questo mi piace. È un dato di fatto, i suoi romanzi trattano tematiche scomode, l’Alligatore, pur avendo caratteristiche da personaggio del poliziesco classico, non è il solito investigatore tradizionale e lui non è uno scrittore da pigiama e pantofole.
Ne L’amore del bandito c’è della droga che sparisce dall’istituto di medicina di Padova (è stato il cattivo tenente di Herzog?), c’è Sylvie, la donna di Beniamino Rossini, storico collaboratore dell’Alligatore, che scompare, c’è la nuova criminalità e c’è un’indagine da sbrogliare. Silvana Rigobon l’ha definita anche una storia d’amore. A vedere la copertina e leggere le prime indiscrezioni (la Sylvie di Rossini, per esempio), ci posso credere. E poi, il poliziesco è da sempre (in particolare il Carlotto dell’Alligatore) un qualcosa sulla mancanza d’amore, quindi è anche sull’amore.
Quanto al cinema, per un impossibile film, chi vedreste bene nella parte dell’Alligatore? Qualcuno ha detto Ligabue (forse influenzato dal fatto che il Liga in questi giorni è in Arena per mastodontici concerti tuttoesaurito; l’ho sentito provare passando nei dintorni). Qualcun altro ha buttato lì Jean Reno. Meglio. Carlotto ha rivelato che ogni volta che esce un suo nuovo romanzo, lo chiama Gioele Dix per proporsi come protagonista. Io nella parte dell’Alligatore vedo bene solo uno: Massimo Carlotto. Quando leggo i suoi romanzi immagino lui e solo lui. Sotto tortura, e pensandoci bene, direi Sergio Castellitto (a meno che il torturatore non fosse Gioele Dix) o, tra i giovani, Filippo Timi. Come regista Paolo Sorrentino o Davide Ferrario. E voi, che ne dite?
Per incontrare il papà dell’Alligatore
Guarda qui tutte le date del tour di Massimo Carlotto!
PER SAPERE TUTTO SU DI LUI
http://www.massimocarlotto.it/

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lunedì 2 giugno 2008

Repubblica in festa, Il Divo al cinema


Casca proprio a fagiolo questo pazzo e incosciente film di Paolo Sorrentino. Mentre la Repubblica celebra mestamente se stessa, esce nelle sale italiane una pellicola che smonta e rimonta, ad un ritmo rock scatenato, uno dei personaggi più controversi della sua Storia, Giulio Andreotti, “Il Divo”, sette volte presidente del consiglio, leader incontrastato del partito di maggioranza relativa, accusato delle più grandi nefandezze d’Italia. E il film di Sorrentino le spiattella tutte, presenta i politici della sua corrente come un branco di gangster pronti ad ogni cosa (sembrano i Goodfellas di Scorsese), calca la mano sui loro tic e difetti, conquista Cannes e la stampa internazionale (“un capolavoro, Sorrentino è un genio” strilla Variety).
Surreale e a tratti felliniana, la pellicola del giovane regista campano merita gran parte dei complimenti, a partire dallo strepitoso cast (dovrei citarli tutti) con Toni Servillo in testa, come sempre impeccabile, qui nella parte più difficile della sua carriera. Il suo ritratto del Divo, tra il Bagaglino e Carmelo Bene, è impressionante: come cammina e come si muove (o non cammina), le sue brucianti battute (non parla, dice battute a getto continuo), il modo di guardarti (o non guardarti), come parla e come pensa, come bacia Totò Riina (impressionante quella scena, tra l’onirico e il neorealista, quante volte l’abbiamo pensata?), come affronta e supera i processi.
Un film da vedere e rivedere, importante, che rimarrà a lungo nei nostri cuori, Il Divo conferma una tesi a me cara: l’Italia è l’unico paese al mondo dove farsa e tragedia si presentano sempre strette a braccetto (ieri come oggi), e la cosa sembra normalissima a tutti. Fantastico.
http://www.luckyred.it/ildivo/

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