giovedì 4 febbraio 2010

Carlotto e la crisi su il manifesto

Quando lo leggo, che siano articoli, libri o altro, mi compiaccio del nome che mi sono dato. E allora, vi segnalo questo articolo apparso sulla prima pagina de il manifesto di ieri, mercoledì 3 febbraio 2010…e ditemi se non ho scelto bene!
QUATTRO MORI E UN LEONE
di Massimo Carlotto
Gli operai di Portovesme hanno messo in conto anche le manganellate ma a tornare indietro non ci pensano proprio. La storia dell'Alcoa di Portovesme è l'ennesimo esempio dell'uso spregiudicato di un territorio usa e getta come la Sardegna. Multinazionali e cordate di ogni risma si gettano sull'isola e sulle sue ricchezze, pronti ad andarsene senza nemmeno salutare quando l'osso è ben spolpato. La situazione è disastrosa e i lavoratori dell'Alcoa hanno capito che non è in ballo solo il posto di lavoro ma il loro futuro perché se perdono trovare un'altra occupazione sarà davvero dura …
PER LEGGERLO TUTTO CLICCA QUI QUATTRO MORI E UN LEONE
SITO DI CARLOTTO QUI http://www.massimocarlotto.it/

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giovedì 24 settembre 2009

Carlotto riporta l’Alligatore in vita

Oggi ho visto il papà dell’Alligatore, quello vero, Massimo Carlotto. È in tour per presentare il suo nuovo romanzo, L’amore del bandito (Edizioni e/o), e mi ha fatto l’onore di partire dalla mia città. Con lui, alla Fnac di Verona, Silvana Rigobon, preparata, impeccabile, perfetta, a presentare, interrogare, fare semplicemente letteratura.
Carlotto ha parlato di molte cose, non solo del nuovo romanzo, che vede il ritorno dell’Alligatore (finalmente), ma anche del suo amato blues, del poliziesco dal 1848 ad oggi, di come lavora (da solo o in squadra), della povertà della nostra tv gossipara (dal plastico di Cogne ad altre sozzerie), della sua letteratura come indagine sociale, giornalistica (quella che nessuno fa più, a parte Report, il manifesto e qualche altro).
Poi ha rivelato che i romanzi con l’Alligatore vengono acquistati subito dal cinema, ma poi rinunciano altrettanto velocemente a farne film, perché lo trovano poco rassicurante, inadatto alla prima serata. Anche per questo mi piace. È un dato di fatto, i suoi romanzi trattano tematiche scomode, l’Alligatore, pur avendo caratteristiche da personaggio del poliziesco classico, non è il solito investigatore tradizionale e lui non è uno scrittore da pigiama e pantofole.
Ne L’amore del bandito c’è della droga che sparisce dall’istituto di medicina di Padova (è stato il cattivo tenente di Herzog?), c’è Sylvie, la donna di Beniamino Rossini, storico collaboratore dell’Alligatore, che scompare, c’è la nuova criminalità e c’è un’indagine da sbrogliare. Silvana Rigobon l’ha definita anche una storia d’amore. A vedere la copertina e leggere le prime indiscrezioni (la Sylvie di Rossini, per esempio), ci posso credere. E poi, il poliziesco è da sempre (in particolare il Carlotto dell’Alligatore) un qualcosa sulla mancanza d’amore, quindi è anche sull’amore.
Quanto al cinema, per un impossibile film, chi vedreste bene nella parte dell’Alligatore? Qualcuno ha detto Ligabue (forse influenzato dal fatto che il Liga in questi giorni è in Arena per mastodontici concerti tuttoesaurito; l’ho sentito provare passando nei dintorni). Qualcun altro ha buttato lì Jean Reno. Meglio. Carlotto ha rivelato che ogni volta che esce un suo nuovo romanzo, lo chiama Gioele Dix per proporsi come protagonista. Io nella parte dell’Alligatore vedo bene solo uno: Massimo Carlotto. Quando leggo i suoi romanzi immagino lui e solo lui. Sotto tortura, e pensandoci bene, direi Sergio Castellitto (a meno che il torturatore non fosse Gioele Dix) o, tra i giovani, Filippo Timi. Come regista Paolo Sorrentino o Davide Ferrario. E voi, che ne dite?
Per incontrare il papà dell’Alligatore
Guarda qui tutte le date del tour di Massimo Carlotto!
PER SAPERE TUTTO SU DI LUI
http://www.massimocarlotto.it/

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