mercoledì 30 maggio 2012

Carlotto riporterà in vita l'Alligatore ... indaghi sul terremoto

Massimo Carlotto lunedì scorso era alla Feltrinelli della mia città, intervistato da Silvana Rigobon, per presentare il suo nuovo romanzo Respiro Corto, un vero e proprio affresco sulla criminalità organizzata, ambientato in buona parte a Marsiglia, la città di tanto cinema noir, la città d'Europa dove il crimine è presente in maniera più inesorabile e massiccia. Una criminalità
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giovedì 24 settembre 2009

Carlotto riporta l’Alligatore in vita

Oggi ho visto il papà dell’Alligatore, quello vero, Massimo Carlotto. È in tour per presentare il suo nuovo romanzo, L’amore del bandito (Edizioni e/o), e mi ha fatto l’onore di partire dalla mia città. Con lui, alla Fnac di Verona, Silvana Rigobon, preparata, impeccabile, perfetta, a presentare, interrogare, fare semplicemente letteratura.
Carlotto ha parlato di molte cose, non solo del nuovo romanzo, che vede il ritorno dell’Alligatore (finalmente), ma anche del suo amato blues, del poliziesco dal 1848 ad oggi, di come lavora (da solo o in squadra), della povertà della nostra tv gossipara (dal plastico di Cogne ad altre sozzerie), della sua letteratura come indagine sociale, giornalistica (quella che nessuno fa più, a parte Report, il manifesto e qualche altro).
Poi ha rivelato che i romanzi con l’Alligatore vengono acquistati subito dal cinema, ma poi rinunciano altrettanto velocemente a farne film, perché lo trovano poco rassicurante, inadatto alla prima serata. Anche per questo mi piace. È un dato di fatto, i suoi romanzi trattano tematiche scomode, l’Alligatore, pur avendo caratteristiche da personaggio del poliziesco classico, non è il solito investigatore tradizionale e lui non è uno scrittore da pigiama e pantofole.
Ne L’amore del bandito c’è della droga che sparisce dall’istituto di medicina di Padova (è stato il cattivo tenente di Herzog?), c’è Sylvie, la donna di Beniamino Rossini, storico collaboratore dell’Alligatore, che scompare, c’è la nuova criminalità e c’è un’indagine da sbrogliare. Silvana Rigobon l’ha definita anche una storia d’amore. A vedere la copertina e leggere le prime indiscrezioni (la Sylvie di Rossini, per esempio), ci posso credere. E poi, il poliziesco è da sempre (in particolare il Carlotto dell’Alligatore) un qualcosa sulla mancanza d’amore, quindi è anche sull’amore.
Quanto al cinema, per un impossibile film, chi vedreste bene nella parte dell’Alligatore? Qualcuno ha detto Ligabue (forse influenzato dal fatto che il Liga in questi giorni è in Arena per mastodontici concerti tuttoesaurito; l’ho sentito provare passando nei dintorni). Qualcun altro ha buttato lì Jean Reno. Meglio. Carlotto ha rivelato che ogni volta che esce un suo nuovo romanzo, lo chiama Gioele Dix per proporsi come protagonista. Io nella parte dell’Alligatore vedo bene solo uno: Massimo Carlotto. Quando leggo i suoi romanzi immagino lui e solo lui. Sotto tortura, e pensandoci bene, direi Sergio Castellitto (a meno che il torturatore non fosse Gioele Dix) o, tra i giovani, Filippo Timi. Come regista Paolo Sorrentino o Davide Ferrario. E voi, che ne dite?
Per incontrare il papà dell’Alligatore
Guarda qui tutte le date del tour di Massimo Carlotto!
PER SAPERE TUTTO SU DI LUI
http://www.massimocarlotto.it/

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