mercoledì 4 marzo 2015

Podemos? Perchè no?


Leggendo questo nuovo libro del duo Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena, Podemos, la sinistra spagnola oltre la sinistra (edito da Alegre- il megafono delle idee) mi sono chiesto perché non in Italia. Perché in Italia non si riesca a creare una sinistra autentica, che aspiri a cambiare questo paese veramente, e con esso anche l'Europa. In Grecia ci stanno provando seriamente, e anche in Spagna, con questa nuova formazione, Podemos, ci tenteranno. Mi piacciono perché riescono a coniugare il desiderio di cambiare il mondo, usando le nuove tecnologie, ma non buttano nel cesso la politica classica. Sono contro il sistema bloccato, che in Spagna, dalla fine della dittatura ad oggi, ha malgovernato il paese, seguendo sempre la stessa politica neoliberista con poche varianti. Lo hanno detto scendendo in piazza con il Movimento degli Indignados, lo vogliono dire nel Parlamento Europeo, dove hanno ottenuto il primo clamoroso successo e sulla scena politica del loro paese, dove sono in costante crescita.
A guidarli, Pablo Iglesias Turrión , giovane leader carismatico  (si può essere critici sul leaderismo, ma volenti o nolenti, le idee camminano anche sulle gambe di persone che le sanno comunicare bene), chiamato el coleta, cioè il codino, che porta con elegante disinvoltura. Studi umanistici, una laurea in Scienze Politiche, si è fatto conoscere al grande pubblico grazie alla tv (in Spagna molto meno becera e controllata dalla politica, che da noi).  Ha molti buoni legami con l'Italia: la sua tesi di laurea trattava il caso dei "disobbedienti" di casa nostra, dalle tute bianche al popolo pacifista. Ha vissuto un anno a Padova e conosce bene l'italiano. Cosa ancora più importante, cita spesso Antonio Gramsci, suo punto di riferimento costante, a partire dal concetto di Egemonia culturale. Mi piace.
QUI PER ALTRE INFO SUL LIBRO

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lunedì 2 marzo 2015

Due parole con i Plastic Man

Tra poco in palude i Plastic Man, gruppo già in cuffia a deliziarmi con la loro musica senza tempo. Un rock psichedelico che sembra venire da lontano nel tempo e nello spazio, alla fine del quale ascolto, potrei ritrovarmi con le orecchie alla Dottor Spock, che ci ha purtroppo lasciati venerdì scorso. Dico questo, perché la musica di Don’t Look at the Moon, sembra venire da quel magico periodo. Provate ad ascoltarla in streaming gratuito su Shiver Webzine, che proprio da oggi lo offre in anteprima, poi mi direte. L’album, marchiato Black Candy Records, gloriosa label fiorentina, infatti uscirà ufficialmente solo il prossimo lunedì 9 marzo.
Anche i Plastic Man sono di Firenze. Nati all’inizio del 2012, sono un trio formato da voce/chitarra (Raffaele Lampronti), basso (Diletta Casanova), batteria (Fabio Ricciolo nel disco, menre sarà Leonardo Innocenti nei live). Devono il loro nome, probabilmente a un memorabile pezzo dei Kinks, e ascoltandoli direi che l‘omaggio è molto sentito. Con Don’t Look at the Moon sono al loro primo disco ufficiale, dopo il solito giro fatto di sbattimenti, piccoli e grandi concerti con altre band, uscite dall’Italia per vedere come butta (hanno suonato in Francia in un tour di due settimane), un omonimo ep d’esordio lo scorso anno … e ora il bagno liberatorio in palude. Pronti?

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domenica 1 marzo 2015

Vizio di forma ... perchè mi piace

Ed ecco un altro attesissimo film fuori, Vizio di forma. Atteso film di un regista di culto quale Paul Thomas Anderson, da non confondere con Wes (in comune, oltre al cognome, l'eccentricità), cineasta del quale fino ad ora ero riuscito a vedere solo Magnolia (memorabile la pioggia di rane). Sì, in pratica mi sono perso quasi tutto di lui, per questo motivo mi sono precipitato al cinema appena ho letto il titolo della sua nuova pellicola, Vizio di forma, tratto da uno scrittore (anch'esso di culto) quale Thomas Pynchon.
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giovedì 26 febbraio 2015

Due parole con i Moustache Prawn

Mi fa piacere ospitare per la seconda volta sul blog i Moustache Prawn. Un po’ perché questi giovani musicanti pugliesi sanno intrecciare le arti, un po’ perché il loro rock acido spacca al punto giusto, spacca dentro. Il nuovo loro album Erebus, uscito ufficialmente qualche giorno fa, è un vero e proprio concept-album basato sul racconto di Leo Ostuni, Skratz’ Island. Lo devo ancora leggere (magari durante l’interista ci danno il link), ma da quello che ho sentito, si tratta di un racconto fantastorico di ecologia per mente e corpo, ambientato nel 1889 su due isole dell’Antartico: alcuni scienziati tengono in schiavitù l’umanità su di un’isola, cercando di modificare il nostro habitat. Un giorno spunta dal nulla un’isola vicina, abitata da esseri chiamati Skratz … saranno caz!
Erebus, come il loro precedente album, è prodotto dalla bella realtà musicale di Puglia, la Piccola Bottega Popolare, alla quale si è affiancata la dinamica MArteLabel. Musicalmente è ben tirato, pulito, un lavoro ambizioso, che può sicuramente riportare questo magico trio fuori dai patri confini. Produzione artistica dei Moustache Prawn insieme a Graziano Cammisa (ha pure registrato e mixato il disco presso il B4SBefore Studio di Alberobello, Bari), testi di Leo Ostuni (voce/chitarra), che insieme agli altri due (Ronny Gigante, basso/tastiere/voce/ synth, e Giancarlo Latartara batterie/percussioni/cori) ha scritto e arrangiato in modo originale Erebus. Dai, parliamone! Pronti?

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mercoledì 25 febbraio 2015

Lago ... a parte

Qualche settimana fa, si discuteva sui personaggi bizzarri nati attorno ai laghi italiani. Ero nel blog dell'amica Silvia, anche lei nata attorno ad un lago, del quale aveva postato una foto, con un testo di Piero Chiara. Quello, ovviamente, era il lago Maggiore, dove era nato anche lo scrittore lombardo. Nel mio, mi lamentavo, pochi scrittori importanti, se non qualche regista a parte (Agosti, Piavoli, Tretti). In realtà, c'è un grande cantautore, che vive da un po' lontano dal lago di Garda, sponda bresciana, ma che si può sicuramente definire a parte, anche lui: è Paolo Benvengnù. Molto bravo, da sempre vicino ai giovani musicanti intervistati in palude, sul finire dello scorso anno ha fatto un gran disco, Heart Hotel. Ne ho parlato con lui sul sito di Smemoranda. Ditemi se non è a parte lui ...

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lunedì 23 febbraio 2015

Due parole con i Sycamore Age


Sycamore Age per la terza volta in palude, se non è un record poco ci manca, a testimoniare la stima che ho per la band toscana (e anche il contrario, spero). All’apparire del loro primo omonimo disco, circa tre anni fa, mi colpirono per l’originalità e la forza rock ammantata di psichedelia. Una cosa non scontata, frutto delle esperienze musicali maturate prima dai sette componenti dell’Era del Sicomoro. Lo scorso anno vennero qui con un particolarissimo cd, fatto da nomi cult della scena dell’alternative italico: dei remix del loro esordio, più qualche chicca. Entrambe uscite con la Santeria, label di culto, che ha sostenuto anche questo loro nuovo album, Perfect Laughter, assieme a Woodworm, altra etichetta in espansione (un sacco di nomi passati qui di entrambe).
Perfect Laughter, la risata perfetta, titolo da una frase del grande Bukowski e da riflessioni dei Sycamore Age di come sia assurdo l’universo, forse frutto di una divinità folle dalla risata, appunto, perfetta (approfondiremo). Musicalmente è stato creato, come al solito, nell’intimo studio dei Perfect Laughter, un laboratorio da alchimisti, dove hanno saputo dosare gli ingredienti con piccoli strumenti: bouzouki, organo a mantice indiano, mini-tastiere giocattolo, bicchieri, pentolini, coperchi, bidoni dell’immondizia … insomma, di tutto di più. Si sono divertiti un mondo, perché ascoltando il disco, si sente sempre l’eco di una pazza risata. Ascoltiamola. Pronti?

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sabato 21 febbraio 2015

Una certa somiglianza: Zio Neri?

Quando ho visto alcune immagini del film Leoni, ho pensato: ma Zio Scriba si è dato al cinema? Invece è Neri Marcorè. Me l'aveva già raccontata la storia di quando lui era stato scambiato per l'attore/imitatore, ma non me ne ricordavo più. Solo l'uscita del film di Piero Parolin (opera prima ambientata nel trevigiano in crisi, vorrei vederla), mi ha riportato alla memoria questo. Le foto che metto, forse non rendono, ma a vederli in movimento, vi assicuro, sono molto somiglianti. Magari Neri decidesse di portare al cinema qualche libro di Zio Scriba... e voi, che ne pensate? Gemelli divisi alla nascita?
QUI IL LINK DEL FB DEL FILM LEONI

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giovedì 19 febbraio 2015

Due parole con i Tuttonero!



La provincia italiana come il selvaggio west? Questo ci si chiede dopo aver ascoltato gli undici pezzi dell’omonimo esordio dei Tuttonero! (il punto esclamativo è parte del nome, non l’ho messo io) fissando la surreale copertina. Un mondo impazzito, violento, dove le scelte degli uomini risultano spesso inquinate dalla ricerca del dollaro, e l’alienazione, la follia, la stupidità dei comportamenti è spesso prevalente. Il tutto è reso da dei testi pieni di ironia e disincanto. Una critica sociale post-rock, con attitudine punk, accenni blues e gioiosa psichedelia. Provate ad assaggiare il disco dei Tuttonero! qui e mi direte.
I Tuttonero! si sono formati nel 2013 in quel di Torino, città zeppa di band a parte, sia nei suoni sia nei testi. Provenienti da svariate esperienze musicali iniziate negli anni novanta, i cinque amici piemontesi (non solo di Torino, ma anche Cuneo e dalla Val d’Aosta), hanno portato nel gruppo il loro vissuto seminale: dai Frontiera ai Kina, da Francesco-C a Noir, Personal Velocity, I Treni all’Alba … e ora Tuttonero!  A produrre una label di gran fascino, quale I Dischi del Minollo, già passata in palude con altri ottimi nomi. I Tuttonero! saranno all’altezza. Parliamone. Pronti?

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mercoledì 18 febbraio 2015

Oggi avrebbe 75 anni ...


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lunedì 16 febbraio 2015

Due parole con i Platonick Dive


Platonick Dive tra poco in palude, per dialogare con noi sul loro disco d’imminente uscita. Sì, Overflow, vedrà la luce tra pochissimo, allo scoccare della mezzanotte, poco dopo la fine dell’intervista. Mi fa piacere, perché il terzetto toscano, tra i mille impegni, ha trovato il tempo di passare su questi schermi. Overflow, seguito del loro Lp di debutto, Therapeutic Portrait del gennaio 2013, è uscito, come il precedente, con Black Candy Records, gloriosa label di Firenze, da un sacco di anni faro della musica autenticamente indipendente. E questi Platonick Dive, autentici e indipendenti lo sono al 100%.
Il disco è criptico e misterioso come la copertina. Elettronica ipnotica in un flusso continuo, ben ritmata, con momenti algidi e altri più pieni di calore. I dodici pezzi che compongono Overflow sembrano un blocco compatto, colorato e bianco, con luci ed ombre. Se la musica è qualcosa di indefinibile, quella dei Platonick Dive lo è ancora di più. Più che definirla bisogna ascoltarla, lasciarsi andare al suo ritmo, perdersi e ritrovarsi. Overflow, straripamento, più mentale che fisico. Provate ad assaggiarlo cliccando qui, direttamente dal loro bel sito. Io intanto inizio l’intervista. Pronti?

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