sabato 24 gennaio 2015

IL NUOVO MALE E FRIGIDAIRE R-ESISTONO

Finalmente è tornato in edicola IL NUOVO MALE con FRIGIDAIRE come inserto. In questi giorni bui, dove integralisti di tutti i tipi, dall'oriente all'occidente, cercano di fermare la libertà in modo brutale e/o propagandistico, è bene che pubblicazioni come queste restino in vita. Vi invito a cercarlo in edicola, oppure, meglio, ad abbonarvi come ho fatto io ... poi non piangete lacrime di coccodrillo.
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giovedì 22 gennaio 2015

Due parole con Roberto Fedriga



Roberto Fedriga tra poco in palude con il suo esordio omonimo. Bello il disegno sulla copertina, la donna del ritratto sembra stia ascoltando proprio la sua musica. Cantautorato lieve, tra il jazz e il folk-rock, poetico, ironico, pieno di cose. Un esordio soave, che punta sulla voce, su testi minimali e arrangiamenti originali. Dieci pezzi per una mezzora e rotti di musica, un album da ascoltare attentamente. Dato alle stampe per la Undersound lo scorso settembre dal giovane cantautore bergamasco, ancora adesso l’ascolto come la prima volta. È un gran merito.
Roberto Fedriga per scrivere ed eseguire le canzoni del disco, dice di essersi ispirato in parte a letteratura e cinema, in altri casi sono storie che aveva in testa da anni, ed è riuscito a tradurle in musica. C’è da crederci ad ascoltare pezzi come Divina D. o Woyzeck, Trabucco piuttosto che Sirena stonata … istantanee di provincia, riferimenti alti e bassi. Del resto sono varie e stratificate le esperienze di Roberto: da cantante in varie rock-band della scena bergamasca allo studio del canto jazz con un maestro quale Boris Savoldelli. Non poteva mancare il bagno in palude … Pronti?

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mercoledì 21 gennaio 2015

No captcha day 2015 ... scervelliamoci

Come ogni anno, oramai da tre anni, il 13 febbraio è dedicato al NO CAPTCHA DAY. Nell'immagine del post, vedete i baldi giovani di South Park intenti scervellarsi per trovare l'idea più originale, ormai la manifestazione è internazionale. E voi? Cosa state pensando? Volete partecipare? Basta un semplice post, il 13 febbraio, o un disegno, una canzone, un filmato... sono sicuro che sarà una bella giornata.   

AGGIORNAMENTO POST

Visto che il 13 febbraio 2015 la trasmissione radiofonica Cartepillar ha organizzato M'illumino di Meno, campagna radiofonica di sensibilizzazione dei consumi energetici, propongo di dedicare al NO CAPTCHA l'intera settimana, con post dedicati a partire da lunedì 9 a domenica 15 febbraio. Lascio alla vostra fantasia il come e dove ...

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lunedì 19 gennaio 2015

Due parole con Johnny Mox



Johnny Mox in palude, finalmente Johnny Mox in palude. Dico così, perché ho incrociato molte volte questo nome, ma non ero mai riuscito ad approfondire la musica dell’artista trentino. Bello che succeda con questo disco forte, attuale nei testi e nelle intenzioni, ricco di musicalità diverse. Obstinate Sermons, uscito da qualche settimana con l’interessantissima label Woodworm, ha l’ostinazione al suo centro. Un lavoro interamente incentrato sul tema dell'ostinazione, sì, una determinazione costante a non arrendersi davanti alle macerie di un paese che si sgretola. Lo senti nella ritmica pressante, e nel cantato personale, caratteristico, quasi un altro strumento musicale.
Prodotto/registrato/mixato all’Igloo Audio Factory dall’amico Andrea Sologni dei Gazebo Penguins, che accompagnano Johnny Mox nel tour di presentazione di Obstinate Sermons, masterizzato all’Alpha Dept da Andrea Suriani, è stato scritto tutto da Mox. Forte, fortissimo dicono, anzi, esplosivo il live (sabato scorso erano al mitico Covo di Bologna, chissà che serata). Esplosivo è pure su disco, lungo tutti i nove pezzi che lo compongono. Musica viva, davanti a chi l’ascolta (sentite qui). Molto bella la presenza anche del sitar nel pezzo conclusivo dell’album, il più acido e dilatato del mazzo. Un bel modo di chiudere. Ora invece apriamo l’intervista. Pronti?

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sabato 17 gennaio 2015

Due giorni, una notte, film da vedere!

Torno ora su di un film uscito lo scorso anno, perché mi è parsa una delle pellicole più interessanti viste al cinema e invito tutti a vederla se non ci siete ancora riusciti. Si tratta di Due giorni, una notte dei fratelli Dardenne. Si parla di lavoro in questo film, come solo i fratelli belgi sanno fare, una situazione estrema con protagonista una donna a rischio licenziamento. Situazione limite, per come accade (pare impossibile si possa fare così sul posto di lavoro), che serve però a mettere in luce un sacco di aspetti della nostra epoca. Una leggerezza di scrittura invidiabile, per trattare argomenti (società/lavoro/individui/masse) pesanti come macigni. Un modo diretto e semplice che incanta.
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giovedì 15 gennaio 2015

Due parole con Carolina Da Siena



È in arrivo in palude Carolina Da Siena, giovane talentuosa cantautrice pugliese all’esordio su disco. Un disco molto bello, del quale già si parla in giro per la Rete, un disco che uscirà ufficialmente solo il 20 di gennaio, ma che è possibile ascoltare in questi giorni sul sito di Rockerilla (cliccate qui per ascoltare la sua musica). S’intitola Klotho, come la più giovane delle Moire, le tre divinità che presiedono al destino dell’uomo secondo la mitologia greca, quella che tesse il filo della vita. Un filo che lega le undici canzoni dell’album, cantate in italiano dall’intensa voce di Carolina.
Prodotto dall’interessante label di Alberobello, la Piccolo Bottega Popolare, con la produzione artistica di Jacopo Andreini, che ha voluto raccogliere i suoni in diverse situazioni (non solo in studio), Klotho è contraddistinto da musica viva e testi tra il personale e l’universale. Scritti da  Carolina Da Siena, arrangiati da lei insieme ai due musicisti che l’accompagnano sempre (Alessio Ciocia al basso, Valeria Agrimi batteria/percussioni/toys), sono un concentrato di emozioni e sfoghi profondi, simili a quelli di uno scrittore giovane. Un bel modo deciso di esordire in un lungo. Mi piace. Parliamone. Pronti?
PER CONOSCERLA MEGLIO

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mercoledì 14 gennaio 2015

Come ci siamo divertiti a Berlino ...

Ormai a Berlino sono di casa, grazie a Elle, che come vedete nella foto di apertura, mi ha iniziato ai piaceri dello Jäger. Tra la fine d'anno e i primi giorni del 2015 ne abbiamo fatto di cose insieme, e viste/mangiate/sentite altrettante. Tra un'opera a teatro l'ultimo dell'anno (non ero mai stato a vedere un'opera lirica, pur abitando in una città dove è molto importante, a Berlino abbiamo visto L'elisir d'amore, di Donizetti), agli ultimi istanti del 2014 in casa di amici, sorseggiando ottimo vino e castagne turche buonissime. E poi ancora la tomba di Brecht (ma anche il suo teatro, la sua casa dove fanno letture, la sua statua... e in aereo mi sono letto metà della sua Santa Giovanna dei Macelli), il Museo sulla DDR, ovviamente la Porta di Brandeburgo, Alexanderplatz, il Lustgarten, Postdammer Platz, dove ci sono pezzi di muro in vista (e in questi giorni anche una pista da bob/gommoni) e dove finalmente siamo riusciti ad entrare al Museo del Cinema. Non ho foto di quello, perché non si possono fare, ma è davvero bello, con reperti e locandine del cinema espressionista da Il gabinetto del dottor Caligari a Metropolis, poi un grande spazio dedicato all'immensa Marlene Dietrich (dalle foto di scena ai vestiti), il periodo nero del cinema di propaganda nazista, e poi un buco nero fino agli anni 60/70, quando nasce e si sviluppa il Nuovo Cinema Tedesco (commovente, quasi alla fine, il grande modellino della famosa imbarcazione di Fitzcarraldo). Interessante anche il viaggio nella Berlino sotterranea, con il tour Il Muro visto da sotto: una guida italiana ci ha raccontato i tentativi di fuga da est a ovest scavando sotto al famoso Muro (anche qui, niente foto). Stupendo vedere (finalmente) il film di Wenders, Il sale della terra, Das Salz Der Erde, in originale (è in francese), in un cinema di Berlino.  E allora ecco una carrellata di alcuni momenti di questa mia terza volta a Berlino. Pronti?
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lunedì 12 gennaio 2015

Due parole con LaMente



Si potrà fare dell’ironia anche con il titolo del post di questa sera, Due parole con LaMente, ma vi dico subito che non si tratta di psicanalisi, bensì di ottimo rock italico, ancora una volta su questi schermi. Vengono da Arezzo, sono al disco d’esordio come LaMente, dopo disparate esperienze importanti, alcune delle quali hanno sfiorato la palude: dagli Amorica a Vanessa Peters, da La Casa del Vento a Salim Nourallah. E poi la musica reggae e le colonne sonore, collaborazioni internazionali, dagli States alla Germania. Ora tutto questo, e molto altro, ha trovato corpo ne LaMente, facendo … Un passo indietro.
Il quintetto toscano con Un passo indietro, sembra farne invece uno in avanti. Il loro pop-folk dalle venature cantautorali è qualcosa di non facilmente catalogabile. Nove pezzi facili, per entrare piano piano nel loro mondo, fatto di poche certezze, foto in bianco e nero, fughe in avanti grazie ai sogni e/o utopie per pensare al futuro. C’è molto realismo (magico) nei testi, che raccontano un’insoddisfazione generale. Prodotti da loro stessi e da Guglielmo Gagliano tramite la Garage Records, hanno registrato l’album in poche sedute, e spesso li sento suonare come un solo uomo. Vediamo in quanti risponderanno questa sera. Pronti?

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sabato 10 gennaio 2015

Ciao Francesco ...

Oggi ci ha lasciati anche Francesco Rosi, grande cineasta italiano, regista di non molti film, ma quasi tutti importanti, imprescindibili per un appassionato di cinema che si rispetti. Da citare, in ordine di uscita:
 Salvatore Giuliano, Le mani sulla città, Uomini contro, Il caso Mattei,
Lucky Luciano, Cadaveri eccellenti, Cristo si è fermato ad Eboli, Cronaca di una morte annunciata, Dimenticare Palermo, La tregua.

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venerdì 9 gennaio 2015

Due parole con John Mario



È un vero piacere aprire le interviste del 2015 con John Mario. Lo è perché lo conosco da alcuni anni, come musicista e amico di penna, l’ho visto suonare un paio di volte e parlato al volo le stesse. È un cantautore vero, capace di passare dall’italiano all’inglese senza falsi imbarazzi (è anche Dead Man Whatching, intervistato qui due anni fa), di creare una sua label (la Cabezon, che in soli 4 anni ha pubblicato una decina di album), di tornare con un album come questo, per chiudere i conti con il passato e ripartire pulito. Almeno questa è la mia impressione, dopo i primi ascolti di Per fare spazio, album intimo e vero.
La copertina del disco, immaginifica, favolistica (da favola nera?), ma con lo stesso John Mario a fissarti, è molto rappresentativa del suo contenuto: undici pezzi biografici, cantanti in modo diretto, tenendosi strettamente sul confine tra reale e surreale. Canzoni lasciate in sospensione per alcuni anni (l’ultimo lavoro firmato John Mario era del 2008), ricordi riaffioranti, sogni, scazzi, disillusioni, riferimenti a Pavese e Jack London. Temi da cantautore classico, tra il pop e il folk, con il grunge come trampolino di lancio. Ovviamente tutto targato Cabezon. Un bel Cabezon. Interroghiamolo! Pronti?

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