In bici nel Trentino
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Cultura Rock a 360°
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Lo spettacolo porta in scena l'Italia ciclistica del 2010: quelli che vanno in bici perché la benzina costa troppo, quelli che pedalano perché fa bene alla salute e non inquina, quelli che si alzano ogni domenica mattina all'alba per fare la sgambata anche se nevica. E naturalmente quelli che quando passa il Giro d'Italia si incollano alla tivù o si accalcano sui passi dolomitici aspettando loro: i ciclisti, quelli veri!Etichette: Bici, Ciclomundi, Ediciclo, Emilio Rigatti, Enrico Brizzi, Guido Foddis, Siena, Tetes de Bois, Toscana, Wu Ming2
Forse è stato lo stare a nudo per troppo tempo durante questa bella intervista fatta dall’amica Stefania248 sul suo blog (leggi Intervista all'Alligatore), forse la gentilezza ad una collega alla quale si era incastrata una merendina nel maledetto e pesantissimo erogatore di merendine (ci penso io basta scuoterlo …), forse sarà settembre, il più crudele dei mesi, o l’età, o i troppi giri in bici o …è che sono bloccato dal mal di schiena e non potrò andare a Siena a questa cosa meravigliosa: Ciclomundi (http://www.ciclomundi.it/). Se siete liberi andateci per me, io intanto cerco una massaggiatrice brava come quella del filmato che ho messo tra i miei video preferiti nel mio canale YouTube ALLYDIEGO tratto da Soul Kitchen, geniale film della scorsa stagione di Fatih Akin. Ne conoscete una così?Etichette: Adam Bousdoukos, Allydiego, Bici, Cicolmundi, Cinema, Dorka Gryllus, Ediciclo, Fatih Akin, L'Intervista, Rock, Siena, Soul Kitchen, Stefania248, Toscana, YouTube
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Ho ancora nelle orecchie i suoni e negli occhi le immagini di un grande sabato di musica al C.S. Bruno, per l’edizione trentina di IndieTrotutta (l’altra parte, come saprete, era a Bologna). Non riesco a razionalizzare, a rendere su carta la forza della manifestazione. Cercherò di farlo con qualche istantanea.
Approfittando della bella giornata di sole sono salito a Trento in bici, lungo la Ciclopista del Sole (guida Ediciclo alla mano), la ciclabile che collega il trentino alla Germania (la parte della mia provincia è tutta da fare, niente a che spartire con la perfezione trentina in materia di ciclabili; era una promessa elettorale del centrodestra veronese, appena bulgaramente eletto, vedremo …). E allora, dopo un breve tratto in auto, 55 km di bici sotto un bel sole. Una sudata fantastica, preludio a quella della nottata al Bruno.
Al Bruno incontro il mitico Felix Lalù, il detentore del record dell’intervista più lunga sul blog (Intervista a Felix Lalù). Anche dal vivo è di una simpatia unica. Mi racconta della serata precedete, piena di gente. Della sua apertura del concerto che purtroppo mi sono perso, mi racconta degli altri gruppi. Mi dice di stare attento alla prima band a salire sul palco, secondo lui davvero forte; sono i Supercanifradiciadespiaredosi (un nome più corto no? per esempio, Red Hot Chili Trento). Comunque Felix ha ragione, sono l’apertura ideale per una serata calda. Power trio (più power, che trio) surreale e incazzato, con baffi finti e altri strani disegni sul volto. Una piacevole sorpresa. Decisamente a suo agio di fronte al pubblico di casa.
Alla fine della loro esibizione mi prendo una birra, giusto per sudare ancora di più, e Felix Lalù mi rapisce perché sta per lanciare i video delle Mountain Sessions (http://mountainsessions.wordpress.com/), video delle migliori band trentine (con lo zampino della Ostia produzioni artigianali dello stesso Felix). Veloci e dal forte impatto, divertenti, intelligenti. Da scompisciare le registrazioni dei gruppi nei posti più strani (negozi, stazioni ferroviarie, boschi, giardini di casa, lo stesso C.S. Bruno…), fatti con allegria ma estrema professionalità. Hard, veramente hard, quelli della Cripta Crew (http://www.youtube.com/zincuzencu). Quello che mi colpisce di più è uno degli ultimi, con un giovane gruppo a suonare in mezzo ad un prato di montagna. Una storia della I^ guerra mondiale, veramente intensa. Un testo profondamente pacifista, nato quasi un secolo dopo quella terribile guerra, proprio in uno dei suoi luoghi simbolo (http://www.youtube.com/watch?v=_Nds3GRCdi0). Mi perdo l’esibizione di qualche band (per esempio, quella della foto precedente, del quale mi sfugge il nome, forse gli In Zaire? Ho sentito solo un pezzo), ma non mi perdo quella de il N.A.N.O.
È strana e diversa quella de il N.A.N.O. Primo perché non è sudata come le altre, non si svolge sul palco rosso ma su quello blu, più intimo (siamo schiacciati come sardine, l’esibizione non è sudata, ma si suda lo stesso…) e poi perché Emanuele Lapiana si presenta con un’essenziale scenografia: buio pesto e il suo microfono addobbato con lucine tipo albero di natale (è una cosa nuova, che usa da poco, mi dirà poi). È un piacere sentirlo a due passi, io che lo seguo da un bel po’, dai tempi dei mitici cod. Infila alcuni pezzi tra i miei preferiti, tipo Canzone di cemento armato (da mondomadre) e Tsunami [graziosamente] (da Preparatevi per la fine), cantata da tutti gli intimi attorno. Di vero culto il finale, una canzone alpina, con Felix Lalù come ospite. Alla fine non posso che complimentarmi con lui (anche N.A.N.O., come Felix, non l’avevo mai visto dal vivo, solo intervistato un paio di volte tramite mail, l'ultima si può leggere qui: Consigli ad un giovane musicante: il N.A.N.O.). Una felice sorpresa per entrambi.
Cambio di scenario, cambio di intensità. Sul palco rosso ci sono Il Teatro degli Orrori, pronti a spaccare, pronti ad incendiare tutto/i. Pierpaolo Capovilla è più fuori di testa di quando lo vidi sette anni fa (passa il tempo) con gli One Dimensional Man. Un “fuori di testa” consapevole e indignato, un “fuori di testa” ginnico (ma cosa beve?... ma cosa mangia?) e carmelobeniano. Suda, gigioneggia, si tuffa tra il pubblico numerosissimo ed eccitatissimo. Insomma, forte impatto fisico e alle spalle un gruppo con i controfiocchi: il vecchio marpione Giulio Favero, impeccabile come sempre, Gionata “Super Elastic Bubble Plastic” Mirai, che sembra non sudare, e il batterista senza camicia Francesco Valente (avete mai visto il batterista di una band di Capovilla non svestirsi?). Una prova al pepe di Cayenna con pubblico in delirio. Come ad ogni esibizione c’è Felix Lalù, attento e partecipe. Lo saluto a fine concerto. Sono le due e trenta passate. IndieTrotutta! Al C.S. Bruno di Trento. Ho sudato più qui che in bici…
http://www.centrosocialebruno.blogspot.com/
http://www.myspace.com/miroslavfagocevic
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Finalmente un libro che soddisfa le mie passioni in modo totale, perché le contiene quasi tutte: bicicletta, ciclismo, musica, letteratura, Têtes de Bois … e tutto quello che ci va dietro (anarchia, poesia, canzoni, bevute, vita…). Manca solo il cinema. O forse c’è, visto che leggendo, in un unico pomeriggio assolato, questo agile e divertente romanzo di Andrea Satta, mi sono visto un film. Un film su di un padre ed un bambino che aspettano vicino ad un paracarro l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia (già un paracarro, come quel paracarro di Bartali, ma nel romanzo ce ne sono altri, c’è una specie di elogio del paracarro), e con loro altre persone che per un giorno diventano amiche. Un’umanità varia e colorata, ricca di storie da raccontare (altre storie, dentro la storia, come una matrioska), di vino da bere, di campioni da ricordare, di fuochi da accendere per cucinare insieme in attesa dell’arrivo dei ciclisti. Il passato si fonde con il presente, storie di numeri uno accanto a gregari, divertenti aneddoti su quel ciclista abbonato all’ultimo posto con tristi ricordi di chi ci ha rimesso la pelle. Si poteva cadere nella solita retorica del ciclismo sport sano e popolare. Ovviamente questo non succede, perché Satta, oltre alla cultura ciclistica (ha seguito il Tour lo scorso anno per il manifesto e quest’anno per l’Unità seguirà il Giro del Centenario , che parte domani da Venezia) è ricco di cultura altra. Quattro canzoni inedite dei Têtes, su/per/con il ciclismo e la bici sono allegate al romanzo (una scritta da Gianni Mura). Altre, scaricabili dal web, dopo l’estate.
E poi, finalmente, dopo qualche settimana di schiena bloccata, posso dire di essere tornato in gran forma proprio leggendo I riciclisti, lettura decisamente terapeutica. Domani, prima dell’inizio del Giro, farò un giro pure io con la mia bici, ferma in cantina dal 18 aprile… troppo tempo.Etichette: Andrea Satta, Bici, Ciclismo, Cultura, Ediciclo, Gianni Mura, Giro d'Italia, Il manifesto, l’Unità, Libri, Mal di schiena, Rock, Sergio Staino, Têtes de Bois, Tour de France
Non so quanti di voi amici blogger soffrano il mal di schiena. Io fino a qualche giorno fa non sapevo che cosa fosse (mi sembra un miracolo, visto che passo 15 o 16 ore seduto, tra pc al lavoro, pc per hobby, pc per passione…). Aggiungeteci che i miei altri hobby sono andare al cine e in montain bike (anche lì, sempre seduto) e il gioco è fatto. Insomma, a parte il dormire, fare sesso e la doccia, io vivo seduto. Inevitabile il blocco (della parte sinistra del mio corpo… cosa vorrà mai dire?). Così oggi niente manifestazioni per il 25 aprile, ma quasi tutto il giorno a letto. A farmi gradita compagnia, tra gli altri, un nuovo ep di amici musicanti passati sul blog quasi un anno fa: i Mauve, direttamente dal lago Maggiore, zone di Resistenza forte.Etichette: CanebagnatoRecords, Ediciclo, Gratis, Mal di schiena, Mauve, Milano, Pop, Resistenza, Rock, Ustmamò, Verbania