domenica 19 settembre 2010

Cercasi massaggiatrice così …

Forse è stato lo stare a nudo per troppo tempo durante questa bella intervista fatta dall’amica Stefania248 sul suo blog (leggi Intervista all'Alligatore), forse la gentilezza ad una collega alla quale si era incastrata una merendina nel maledetto e pesantissimo erogatore di merendine (ci penso io basta scuoterlo …), forse sarà settembre, il più crudele dei mesi, o l’età, o i troppi giri in bici o …è che sono bloccato dal mal di schiena e non potrò andare a Siena a questa cosa meravigliosa: Ciclomundi (http://www.ciclomundi.it/). Se siete liberi andateci per me, io intanto cerco una massaggiatrice brava come quella del filmato che ho messo tra i miei video preferiti nel mio canale YouTube ALLYDIEGO tratto da Soul Kitchen, geniale film della scorsa stagione di Fatih Akin. Ne conoscete una così?

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sabato 20 febbraio 2010

CINEMA: La prima cosa bella/Soul Kitchen

Se avete voglia di canzoni andate al cinema lasciate perdere la tv. In questi primi mesi dell’anno ho visto due film “ispirati” da una canzone meritevoli di una visione. La prima cosa bella di Virzì, per esempio, pellicola adatta a saziare il vostro appetito nazionalpopolare: canzonette pop del passato come quella del titolo, sagre strapaesane, rotocalchi rosa, amanti focosi e/o impacciati davanti a donne innocenti e un po’ puttane.
È il mondo visto dal piccolo Mastandrea (per questo da grande diventa un fallito e triste poeta pulp?), e dalla sorellina/Claudia Pandolfi (per questo da grande diventa una moglie repressa di un vigile logorroico che tradisce con il suo capo?). La madre di questi due, da giovane è Micaela Ramazzotti, ormai specializzata in donne di popolo, rozze e goderecce, ma alla fin fine molto umane. Da anziana è interpretata da Stefania Sandrelli, ormai morente, ma sempre pronta a divertirsi con niente e a ficcarsi nei guai.
Tra presente e passato Virzì racconta questa donna frivola e bella, cacciata dal marito e alla disperata ricerca di un tetto (per questo disponibile con i molti uomini che ne approfittano). Il film ha un buon ritmo, passa agevolmente dall’Italia anni ‘70° a quella di oggi, grazie anche a delle facce giuste e a una colonna sonora spiazzante e diversa dal solito (non i grandi pezzi dei Settanta, ma canzonette da musica leggera, quelle preferite dalla protagonista).
La prima cosa bella si mantiene sul livello della commedia all’italiana classica. Certo, non inventa nulla, ma ricorda quel misto di cinismo e umanità dei Monicelli e dei Risi ai quali si ispira (e omaggia pure direttamente). Come sempre cult Marco Messeri.

Una perfetta commedia europea è invece Soul Kitchen, di Fatih Akin. Qui, per sfortuna, la canzone dei Doors ispiratrice del film non c’è (costi vertiginosi ne hanno impedito l’inserimento, ha detto il cineasta in un’intervista), ma c’è un protagonista che assomiglia al vecchio Jim MorrisonAdam Bousdoukos, autore assieme al regista della sceneggiatura).
Scenario del film è il Soul Kitchen, ristorante che sembra un Centro sociale occupato. È gestito da Zinos, giovane di origine greca perseguitato dalla sfiga: la bionda fidanzata se ne va a fare la giornalista in Cina, il fratello esce dal carcere e sconvolge la sua vita, un nuovo chef con idee innovative sconvolge i suoi clienti e un fottuto mal di schiena lo tormenta.
Si ride dall’inizio alla fine, si ride di pancia, si ride fino alle lacrime. Mi sono sorpreso a ridere sguaiatamente senza inibizioni di fronte alle sventure del protagonista; non mi succedeva da anni al cinema. Memorabile la scena del massaggio con imbarazzante erezione o quella nella sala d’attesa dello strano guaritore da dove provengono urla impressionanti (è capitata pure a me una cosa simile: io però ero quello che urlava).
Giustamente premiato al festival di Venezia con il Premio Speciale della giuria (finalmente si premia il cinema comico) è un cult-movie con la forza trascinante di Blues Brothers. Tra una risata e l’altra ti racconta la nostra Europa multiculturale nell’Amburgo in trasformazione, con speculazione edilizia, tentativi di fottere il fisco (in tutti i sensi), locali notturni di tendenza, giovani musicanti…
Occhio alla massaggiatrice interpretata dall’attrice ungherese Dorka Gryllus (era presente pure nel memorabile Irina Palm): sarà risolutiva. La prossima volta che avrò mal di schiena cercherò lei.
Interessante il Sito Italiano

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venerdì 1 febbraio 2008

Irina Palm – Niente sesso siamo inglesi?

Questo è un film che avrebbe meritato sicuramente di finire nella mia classifica per il 2007, vista la data di uscita, però sono riuscito a vederlo solo ora, perciò finisce nella categoria “…ecco, mi sono dimenticato di …” Si perché Irina Palm è veramente un gran film con una grande Marianne Faithfull.
È straordinario, non mi stancherò mai di dirlo, come il cinema britannico riesca a tirare fuori film perfetti parlando di pratiche basse e ambienti sordidi senza cadere in volgarità, ma facendo delle sofisticate pellicole d’impegno. Il cinema italico sarebbe in grado? Domanda retorica …e non è una questione di freddezza nordica (Almodovar dove vive?).
Tutta questa tirata per dire che il film, come saprete già, tratta di seghe (per niente mentali), specialità nella quale si scopre brava una grassa e impacciata sessantenne (la Faithfull, già icona controculturale anni ’60, qui con una recitazione “a togliere” da togliere il fiato). Questo lavoro lo deve fare per raccogliere i soldi che consentiranno al nipotino di curarsi dal cancro in Australia; altri non è riuscita a trovarne, alla sua età (e poi, non prenderebbe tutti quei soldi a fare la cameriera).
Bella l’ambientazione natalizia in un piccolo borgo di provincia (le tv, lo trasmetteranno tra i film di natale?), belli i personaggi di contorno con le comari di zona pronte a spettegolare, bella la colonna sonora.
Gli uomini, intesi come maschi, rimediano una pessima figura; si fanno prendere per il naso (per non dire di peggio) attirati come le mosche sul miele dal nome esotico di “Irina Palm”, non sapendo che di là dal buco dove infilano il coso, c’è una donna di mezza età. L’unico che si salva è il mangaccia, interpretato dal divo serbo Miki Manojlovic (me lo ricordo come fosse ieri nel magnifico Underground di Kusturica, nella parte del furbo burocrate di Partito). Significativo che sia finito a gestire un casino nel centro di Londra. C’è tanto da imparare sulla nuova Europa da questo film.
http://www.teodorafilm.com/film/irina_palm/

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