giovedì 27 marzo 2014

Due parole con i Werner



Bello ospitare ancora una volta in palude i Werner, bello il loro ritorno, a due anni di distanza, con un disco targato ancora White Birch Records, piccola label in pista ogni volta con lavori nuovi e diversi. Una realtà artigianale da sempre gradita ospite su questi schermi. Il loro nuovo album, uscito da qualche settimana, è contraddistinto da un tenue folk-rock confinante con la classica e il cantautorato, che incanta per la precisione nell’esecuzione e nelle emozioni generate dal suo ascolto. S’intitola Down Below On Your Own, sembra un fenomeno naturale, al pari della sua copertina, opera di Cuoredicane, come di consueto per l’artwork della band toscana.
Cuoredicane (vi consiglio un giro sul suo blog), è Alessia Castellano, anche violoncello della band, assieme ad Elettra Capecchi (piano), e Stefano Venturini (chitarre). Con le loro voci, spesso in armonia con gli altri strumenti musicali, direi quasi confuse, hanno dato vita a un disco intenso, uniforme, nuovo ad ogni ascolto. Loro soli, con pochi fidati amici (per esempio Mirko Maddaleno dei Blue Willa voce in un pezzo, e coro nel suggestivo finale con tanti altri, in particolare voci femminili) hanno saputo creare un altro disco importante. Un disco da diffondere ed ascoltare Down Below On Your Own. Sì, ascoltiamo i Werner. Pronti?
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lunedì 19 agosto 2013

Due parole con Monsieur Voltaire



La palude è lieta di ospitare per la prima nientemeno che Monsieur Voltaire, il nuovo progetto solista di Marcello Rossi, musicante toscano sulla scena da più di venti anni, con un ventaglio di esperienze da far invidia a Sting. Non farò il nome delle band nelle quali ha militato, sarebbero troppe, ma solo dire che questo uomo è passato, con scioltezza e divertendosi, dal metal al blues, dal garage rock’n’roll al grunge, fino ad arrivare al pop-folk rarefatto, stile Nick Drake (per fare un nome di quelli che ci piacciono tanto) di Monsieur Voltaire. Dalla sua musica senti sgorgare psichedelia giocosa che è un piacere, manco fosse rinato John Lennon.
Il disco d’esordio di questo suo nuovo progetto, 33, è infatti acido e malinconico rock di un cantautorato di matrice folk, a tratti neo-grunge. A produrre due label in sintonia quali Noja Recordings e White Birch Records; Carlo Barbagallo è invece il geniale produttore artistico, che ha saputo dilatare nella mente queste otto tracce per trenta e minuti di musica. Titoli come The Run, The Shine, Emily, Purgatory (ascoltate tutto il disco qui), capaci di disegnare un mondo, con semplicità, conoscenza del mezzo e spirito critico. Parliamone con Marcello. Pronti? 
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lunedì 7 gennaio 2013

Due parole con i Ka mate Ka ora



Tornano in palude i Ka mate Ka ora, tornano con un album uscito da circa un mese, che ha riscaldato la palude nell’ultimo periodo. Violence, il suo forte titolo, il primo disco dei Ka mate Ka ora dato alle stampe con la loro label, la White Birch Records, già presente su questi schermi con alcune delle prime riuscitissime uscite (Walking the Cow e Werner). Pure Violence è un disco riuscito, ben calibrato, corale, con dei pezzi che restano. Canzoni che crescono una dopo l’altra, fino al vertice di The funeral march of the whales, ecologia per il corpo e la mente.
Un album curato nei minimi dettagli Violence, anche sul lato squisitamente estetico, come ormai d’abitudine di questa giovane etichetta indipendente. Cartonato con copertina in tema, realizzata dalla brava Cuore di Cane (qui il suo bel blog, con alcuni suoi disegni). I colori prevalenti sulla copertina, come nel foglietto interno con i testi e un altro disegno tosto, sono il grigio, il nero e il viola, come la malinconia dei dieci pezzi di Violence. Ascoltarlo in questi giorni, con la palude immersa nella nebbia, è il massimo. Per questo abbiamo aspettato un po’ per parlane. Il momento giusto è ora e qui. Pronti?  

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giovedì 26 aprile 2012

Due parole con i Werner



Per la prima volta in palude i Werner, formazione toscana di folk-rock originale e di gran classe. Un terzetto con una vecchia conoscenza dell’Alligatore alla chitarra e voce (è Stefano Venturini, due volte in palude con i “suoi” Ka mate Ka Ora), Elettra Capecchi al pianoforte e Alessia Castellano al violoncello. Da questa strumentazione intuite già qualcosa della loro musica, del piacevole incontro/scontro tra tradizione classica e moderne sonorità pop-rock nella dimensione più acustica. Una miscela ben calibrata che produce magia ad ogni pezzo, per un disco prezioso e a tratti unico.
In uscita ufficiale il 29 aprile, Oil tries to be water è la seconda perla della nuova label toscana White Birch Records (la prima era stata il cd dei Walking the Cow, pure loro ospiti qui), e segna una bella tendenza musicale che spero continui con altre uscite perchè c’è il gusto del fare le cose belle. Basta guardare la copertina per rendersi conto di questo; io poi, ho il privilegio di avere tra le mani il cartonato, poterlo aprire e trovarmi a leggere i testi delle canzoni su di un foglietto con disegnati sul retro i tre Werner alla maniera di elfi dei boschi. Una favola, come le dieci canzoni del disco … ma non voglio sbrodolare oltre. La parola ai Werner. Pronti?

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martedì 28 febbraio 2012

Due parole con Walking the Cow


Ritorna Firenze sul blog con una formazione per la prima volta in palude, i Walking the Cow (Daniel Johnston, bravi, bene …) con un nuovo cd appena uscito per una label neonata, la White Birch Records. Tutto nuovo? Tutto fresco? In realtà i WtC sono insieme dal 2005, e comprendono due componenti dei Pentolino’s Orchestra (Paolo Moretti e Martino Lega) e due dei Mirabilia (Nico Volvox e Bardus), più la voce di Michelle Davis, italo-californiana di gran talento. Insomma, giovani, ma già abbondantemente in mezzo all’underground italico da fare un disco professionalmente valido. Anzi di più …
Questo loro esordio, Monsters are easy to draw, ha infatti forza evocativa e precise idee sul suono. Nulla sembra lasciato al caso, niente sbavature, ma una sicurezza che cresce pezzo dopo pezzo. L’alternarsi al cantato della voce femminile a quella maschile (in un paio di pezzi quella maschile su 11), una ritmica piacevole, arrangiamenti pop-folk sempre graditi, insieme a momenti di elettronica per nulla invadente. Insomma, un disco che conquista subito e resta. Ma qui comincio a sbrodolare … e allora lascio la parola a loro, ai Walking the Cow. Pronti?     

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