lunedì 2 marzo 2015

Due parole con i Plastic Man

Tra poco in palude i Plastic Man, gruppo già in cuffia a deliziarmi con la loro musica senza tempo. Un rock psichedelico che sembra venire da lontano nel tempo e nello spazio, alla fine del quale ascolto, potrei ritrovarmi con le orecchie alla Dottor Spock, che ci ha purtroppo lasciati venerdì scorso. Dico questo, perché la musica di Don’t Look at the Moon, sembra venire da quel magico periodo. Provate ad ascoltarla in streaming gratuito su Shiver Webzine, che proprio da oggi lo offre in anteprima, poi mi direte. L’album, marchiato Black Candy Records, gloriosa label fiorentina, infatti uscirà ufficialmente solo il prossimo lunedì 9 marzo.
Anche i Plastic Man sono di Firenze. Nati all’inizio del 2012, sono un trio formato da voce/chitarra (Raffaele Lampronti), basso (Diletta Casanova), batteria (Fabio Ricciolo nel disco, menre sarà Leonardo Innocenti nei live). Devono il loro nome, probabilmente a un memorabile pezzo dei Kinks, e ascoltandoli direi che l‘omaggio è molto sentito. Con Don’t Look at the Moon sono al loro primo disco ufficiale, dopo il solito giro fatto di sbattimenti, piccoli e grandi concerti con altre band, uscite dall’Italia per vedere come butta (hanno suonato in Francia in un tour di due settimane), un omonimo ep d’esordio lo scorso anno … e ora il bagno liberatorio in palude. Pronti?

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lunedì 9 febbraio 2015

Due parole con i Leitmotiv



Magnifica questa copertina, appena l’ho vista ho pensato: voglio i Leitmotiv in palude, per la seconda volta, solo per questa copertina. Non mi interessa se il disco farà schifo, voglio l’immagine dell’aborigeno con la barba e occhi azzurri a campeggiare sul mio blog. E così ho insistito tanto, fino ad avere l’ok del gruppo pugliese, nonostante i numerosi concerti di questi giorni (ieri l’ultimo della prima serie, poi ripartiranno a fine mese). O poi ascoltato l'album, e mi è piaciuto un sacco. Tra le migliori uscite di questo scorcio di 2015 I Vagabondi. Provate ad assaggiarlo in streaming qui.
Titolo dalle reminescenze letterarie, come d’abitudine per i Leitmotiv, titolo che ti apre un mondo (a parte) I vagabondi, di avventure fuori dai binari. Così sono questi dieci pezzi di rock alternativo, cantati in italiano con i testi ben riportati nel libretto interno (stupende le foto da ricercati di tutti i componenti della band, anzi banda). A produrre, una delle label più interessanti del sottobosco vivo e intelligente, La Fabbrica, passata in palude sempre con gruppi interessanti, più una serie di altre realtà indi a partire dalla loro Pelagonia Dischi. Parliamone. Pronti?

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giovedì 29 gennaio 2015

Due parole con i Mandrake



Mandrake in palude tra poco e sarà grande festa. La giovane band livornese ha fatto un disco di autentico culto, per la forza cosmica che esprime, per le collaborazioni sfruttate al meglio, per la vibra. Sì, Dancing With Viga mi prende molto. L’ho già fatto partire in cuffia, se volete ascoltarlo anche voi cliccate qui, non ve ne pentirete. Cantautorato psichedelico, pop-rock molto folk con vari rifermenti internazionali, da Sufjan Stevens a Damien Rice, Devendra Banhart … Credo di aver reso l’idea, e se non è stato così la copertina farà il resto: giocattolosa e colorata, acida e ancestrale.
Nati nella bella città toscana cinque anni fa i Mandrake si sono formati attorno a Giorgio Mannucci, già voce e chitarra dei The Walrus, che ha cercato e trovato i suoi compagni di viaggio nel web. Sono così arrivati il violino e la viola di Asita Fathi (esperienze con l’Orchestra Sinfonica di Sting nel 2011, membro dell’Orchestra sinfonica di Grosseto e La Spezia), il contrabbasso di Stella Sorgente (nell’European Union Youth Orchestra e nell’Ensemble del Festival Puccini, pure vice sindaco di Livorno, chiapperi), la tromba di Mauro La Mancusa e la batteria/percussioni di Dario Gentili (NSambo). Un disco nel 2012 (Zarastro, portato molto in giro, anche fuori Italia), un disco ora, questo, uscito per la Riff Records. Parliamone. Pronti?

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lunedì 19 gennaio 2015

Due parole con Johnny Mox



Johnny Mox in palude, finalmente Johnny Mox in palude. Dico così, perché ho incrociato molte volte questo nome, ma non ero mai riuscito ad approfondire la musica dell’artista trentino. Bello che succeda con questo disco forte, attuale nei testi e nelle intenzioni, ricco di musicalità diverse. Obstinate Sermons, uscito da qualche settimana con l’interessantissima label Woodworm, ha l’ostinazione al suo centro. Un lavoro interamente incentrato sul tema dell'ostinazione, sì, una determinazione costante a non arrendersi davanti alle macerie di un paese che si sgretola. Lo senti nella ritmica pressante, e nel cantato personale, caratteristico, quasi un altro strumento musicale.
Prodotto/registrato/mixato all’Igloo Audio Factory dall’amico Andrea Sologni dei Gazebo Penguins, che accompagnano Johnny Mox nel tour di presentazione di Obstinate Sermons, masterizzato all’Alpha Dept da Andrea Suriani, è stato scritto tutto da Mox. Forte, fortissimo dicono, anzi, esplosivo il live (sabato scorso erano al mitico Covo di Bologna, chissà che serata). Esplosivo è pure su disco, lungo tutti i nove pezzi che lo compongono. Musica viva, davanti a chi l’ascolta (sentite qui). Molto bella la presenza anche del sitar nel pezzo conclusivo dell’album, il più acido e dilatato del mazzo. Un bel modo di chiudere. Ora invece apriamo l’intervista. Pronti?

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giovedì 15 gennaio 2015

Due parole con Carolina Da Siena



È in arrivo in palude Carolina Da Siena, giovane talentuosa cantautrice pugliese all’esordio su disco. Un disco molto bello, del quale già si parla in giro per la Rete, un disco che uscirà ufficialmente solo il 20 di gennaio, ma che è possibile ascoltare in questi giorni sul sito di Rockerilla (cliccate qui per ascoltare la sua musica). S’intitola Klotho, come la più giovane delle Moire, le tre divinità che presiedono al destino dell’uomo secondo la mitologia greca, quella che tesse il filo della vita. Un filo che lega le undici canzoni dell’album, cantate in italiano dall’intensa voce di Carolina.
Prodotto dall’interessante label di Alberobello, la Piccolo Bottega Popolare, con la produzione artistica di Jacopo Andreini, che ha voluto raccogliere i suoni in diverse situazioni (non solo in studio), Klotho è contraddistinto da musica viva e testi tra il personale e l’universale. Scritti da  Carolina Da Siena, arrangiati da lei insieme ai due musicisti che l’accompagnano sempre (Alessio Ciocia al basso, Valeria Agrimi batteria/percussioni/toys), sono un concentrato di emozioni e sfoghi profondi, simili a quelli di uno scrittore giovane. Un bel modo deciso di esordire in un lungo. Mi piace. Parliamone. Pronti?
PER CONOSCERLA MEGLIO

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