lunedì 30 aprile 2012

Due parole con Herself

Ancora una volta su questi schermi Herself, one man band dentro la quale canta e suona Gioele Valenti, in collegamento questa sera da Palermo tramite un ponte di emozioni costruite dalle sue canzoni. È questo il mio ponte del 1 maggio, e sono felice sia così. In primis, perché questo magico dischetto senza titolo con una copertina così curiosa, mi sta facendo ottima compagnia: folk-rock intimista, che segna la timida primavera 2012, almeno qui in palude. Poi, perché Herself è uscito con DeAmbula records, giovane label abruzzese sempre attenta alle cose belle e mi sembra perfetto questo loro incontro.
Herself, con la sua voce sottile, la voglia di fare tutto (o quasi) da solo in casa, le sue esperienze su molti palchi importanti, è arrivato al quarto disco ufficiale. Un concept, dice la nota stampa, “sul cambiamento e i processi alchemici sottesi” (approfondiremo), artigianalmente costruito con il fattivo contributo di nomi cult dell’underground italico e non: Amaury Cambuzat (Ulan Bator), che oltre ad aver suonato in alcuni brani, ha curato il mastering del disco, e Marco Campitelli (The Marigold), intervenuto su un paio di pezzi, oltre all’amico Aldo Ammirata, basso, cello e samples per tutto cd …che è già partito. Pronti?

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martedì 8 febbraio 2011

Intervista ai Pitch

È stata dura trovare una data buona, ma alla fine sono riuscito a portare anche i Pitch sul blog. Sì perché i Pitch sono sempre in giro a fare concerti. Per non dire di Alessandra Gismondi, frontwoman del gruppo, che si divide con altri due progetti musicali, Schonwald e Vessel, ed è sempre su e giù per la penisola a suonare (modo di dire banale e un po’ ridicolo, ma rende …). Ora dovrebbe essere ferma davanti al pc, o almeno lo spero. Immobile come nell’affascinante foto che ho voluto mettere, sofisticata e sognate al pari delle nuove sonorità della band.

Con questo loro quarto disco, Comme Un Flux, uscito presso DeAmbula Records (label anche dei Ka mate Ka ora, passati di recente sul blog) e Pocket Heaven Records dal Lussemburgo (già), hanno dato vita ad un piacevole pop moderno, concentrato acido di puro rock malinconico. Dieci pezzi facili cantati in inglese, a parte la title-track in francese, ovviamente sensuale alla maniera di un Gainsbourg di oggi e con una bella chitarra in coda. Ma è solo un pezzo. Vi invito ad ascoltarli tutti. Ci troverete molte altre cose. Ci troverete i nuovi Pitch. Pronti?

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venerdì 3 dicembre 2010

Intervista ai Ka mate Ka ora

Li vedo comodi i Ka mate Ka ora, seduti in mezzo a quel paesaggio post-industriale molto adatto a descrivere il loro post-rock per una società post-tutto. Come quella montagna di ghiaia, i tre ragazzi di Pistoia sono concreti, ma in divenire, trasformarsi in altro. I Ka mate Ka ora costruiscono sapientemente muri del suono, cioè strutture solide nella testa, che dopo averle sentite alzarsi piano, le senti cadere senza fare tonfo. Troppo complicato? Andate ad ascoltare il loro recente Entertainment in slow motion (un titolo programmatico?), prodotto assieme all’amico Samuel Katarro, e capirete tutta la mia tirata.
Mi piace ospitarli per la seconda volta (già, la seconda volta come pochi), anche perché fanno parte di quella cooperativa da sogno, di quel gruppo di musicanti Oltre Firenze, capace di fare dischi a getto continuo appoggiandosi principalmente sull’amicizia e la voglia di sperimentare. In questo secondo loro album, uscito presso la label abruzzese DeAmbula Records, con il sostegno di AbuzzSupreme, ci sono, tra i tanti, Mirko Maddaleno e Serena Altavilla dei Baby Blue a rifare un loro pezzo (Suga, dall’esplosivo esordio Come!), c’è Wassilij Kropotkin e il suo violino, c’è la chitarra e la voce di Katarro in alcuni pezzi …ma ci sono anche loro, questo è fondamentale, altrimenti perché invitarli sul blog? Ci siete anche voi? Pronti? …
VAI AL LORO MYSPACE http://www.myspace.com/kamatekaoraband

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