martedì 18 luglio 2017

Fernanda 100!

Fernanda Pivano con Hemingway, o con Kerouac, o forse, meglio, con Allen Ginsberg, o con Ettore Sottsass, suo marito. No, Fernanda e Faber, anzi, Fernanda e Lou Reed? Con Burroughs o con Ferlinghetti? Con Montale ... Però con Bukowski, il mio amato Hank sarebbe il massimo ...
Invece ho deciso di mettere una foto da sola. Se lo merita nel giorno del suo 100^ compleanno di essere ricordata così. Purtroppo non c'è, se ne è andata a 92 anni, ma c'è, in tutti i libri tradotti, i personaggi cult intervistati, che ha frequentato. Una cultura profonda come pochi in Italia, credo dovrebbe essere ricordata di più, molto di più. Questo blog, che si dichiara da sempre di cultura rock a 360° non può esimersi dal farlo. Auguri Nanda!

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lunedì 29 agosto 2016

Come ti cambio il Liebster Award

Un grazie a Ernest del blog I diari dello scooter per avermi nominato in questo premio dal nome strano Liebster Award. Come tutti i premi ha delle regole (che tradirò), e delle domande alle quali rispondere (e a questo non mi sottrarò).
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venerdì 10 giugno 2016

La definitiva scomparsa di Muhammad Ali

Anche Muhammad Ali ci ha lasciati,
in questo 2016 triste per molti
grandi artisti, icone mitiche,
attori, registi, scrittori ...

A dire il vero pensavo fosse già morto
Muhammad Ali, eroe di un'epoca
passata, di uno sport dimenticato:
chi guarda più la boxe?

Se penso al pugilato penso a Hemingway,
a mio povero nonno e a mio povero padre,
che guardavano in tv la boxe, penso a
una tv in bianco e nero.

Locali fumosi per vecchi scommettitori,
Toro scatenato di Scorsese (che gran film),
miss sorridenti con il n. dei match
scritto sui cartelloni, l'uppercut.

Ma i pugilato esisterà ancora
dopo la definitiva scomparsa
di Muhammad Ali?

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domenica 31 agosto 2014

Quanti di questi libri hai letto?

Gira in Rete da qualche tempo un giochino riguardante la lettura di libri. Nasce da un assunto della prestigiosa BBC (si diceva così una volta, non so se lo sia ancora), che ha stilato un elenco di 100 libri "importanti" (lo sono veramente?... facciamo finta), affermando che la maggior parte delle persone ne ha letti solo 6. Il mio orgoglio di lettore è diventato grosso, scoprendo che io ne ho letti ben 22. La lista non è quella originaria della BBC del 2008, ma una più recente, attualizzata alla realtà italica dalla fantasia (poca?... troppa?) del "popolo di Internet". Provate anche voi, vediamo quanto vi gonfierete ... potete poi farne anche un post vostro.
Le regole da seguire sono
1. Mettere come immagine del post quella qui sopra;
2. Citare il blog dove l'avete trovato. Io l'ho trovato qui;
3 Copiare la lista segnalando le vostre letture così:
- Libri letti (in verde, sono passati al semaforo del vostro cervello)
- Libri lasciati a metà (in rosso, si sono fermati al semaforo... ripartirete?)
- Libri in nero (mai letti, avete trovato una rotonda al posto del semaforo).

QUESTA LA LISTA

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venerdì 13 luglio 2012

Tre Sante - racconto inedito

Il mio amico Zio Scriba pubblica alcune volte racconti di quando ha svolto il servizio militare. Io ho fatto l'obiettore di coscienza, e in questi giorni sono passato in bici dove molti anni fa avevo fatto un campo estivo. Per questo mi è venuto in mente di pubblicare questo mio vecchio racconto indedito, in parte ispirato a quei giorni felici. Il racconto è datato 25.7.2000, quando volevo essere Bukowski ... perdonate certe ingenuità.

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sabato 12 novembre 2011

30: paura di volare

Da: jacopo@30.it

A: lorenzo@30.it
Data invio:
lunedì 12 novembre 2001 20.34
Allega:
Make Love not corrida.JPG
Oggetto:
R: niente australia, troppa paura del volo

Paura di volare è stato uno dei libri di culto del sessantotto. Curioso che sia ritornato di moda oggi...

Così niente Australia. Niente canguri, niente Brisbane. La Spagna, si, bella anche la Spagna. Terra amata da Hemingway. Ho appena letto un suo libro di racconti più un suo testo teatrale (l’unico che ha scritto), ambientati durante la guerra civile. Sai quel periodo storico che un amico di Teresa crede di rivivere in Afganistan ai giorni nostri?; che scemenza, lasciamo stare. La Spagna, la terra di Pedro Almodóvar (ti ricordi la rassegna completa dei suoi film vista assieme al Marziano?). La terra delle spagnole dal sangue caliente che tu potrai guardare ma non toccare (hai, hai, hai!). La terra del mundial dell’ottantadue, con Pertini che teneva in mano la coppa del mondo vinta contro in tedeschi. Quelli si che erano tempi: un presidente partigiano, altro che i presidenti operai/imprenditori/ecc. di oggi. La Spagna delle corride purtroppo. Non andate alla corrida. Chiudetevi in camera da letto, fatelo in tutte le posizioni, ricordatevi che siete in luna di miele, scordatevi la corrida. In allegato ti mando un promemoria firmato Milo Manara (è la locandina che pubblicizza la sua mostra in corso a Verona all’ex macello, l’avrai di sicuro già vista).

Adios.

jacopo@30.it

---- Original Message ----

From:< lorenzo@30.it

To:< jacopo@30.it
Sent: Monday, November 12, 2001 11.17 AM

Subject: niente australia, troppa paura del volo

> ciao jac. tra poco parto. parto è vado via: viaggio di nozze

> in spagna. niente australia come avevamo

> scelto all’inizio. dopo l’undici settembre abbiamo cambiato idea.
> troppa paura di volare. sono tante le ore di volo da qui alla

> terra dei canguri. la spagna è vicina, raggiungibile in auto, poi fa ancora

> caldo. chissà, forse faremo il bagno in novembre. grazie per la tua lett
era

con la poesia. fai così con le tue colleghe in ufficio?
> ora ti lascio perché devo preparare le valigie. quando to
rniamo tu
> sarai il primo a venire a cena nella nostra nuova casa.

> ciao.

>

> Lorenzo e Silvia

>

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mercoledì 12 gennaio 2011

Che libro indossare questa sera?

Book Bloc(k) sono una delle idee più geniali del Movimento studentesco: Il sole nudo, Tropico del cancro, L’armata Brancaleone (già, anche un film), Q, L’Orlando Furioso, Lo straniero, Cecità, End Game …corazze di cultura contro l’arroganza del potere.
Quale libro indosserei io? Uno qualsiasi dell’amato Bukowski? Difficile sceglierne uno (Storie di ordinaria follia, magari), o un John Fante (Chiedi alla polvere) o La svastica sul sole di Dick … Anche Il fu Mattia Pascal di Pirandello mi è sempre piaciuto, e non solo perché il protagonista è nato il mio stesso giorno (di qualche anno prima). Forse però indosserei Addio alle armi, romanzo perfetto, il vero capolavoro di Hem. Un titolo giusto per lunghezza e forza.
E voi?
PER SAPERE COME SI COSTRUISCE UN BOOK BLOC(K)

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mercoledì 19 agosto 2009

Addio alla Pivano, anzi, arrivederci …

Ho letto solo ora della scomparsa di Fernanda Pivano, e mi è subito venuto in mente quel grande libro di Hem, per me, forse, il capolavoro letterario del secolo scorso: Addio alle armi. È di Hem, ma è anche di Fernanda, tanta era la sua passione, la sua conoscenza dello scrittore che traduceva, il suo pacifismo (leggete l’intro di http://www.fernandapivano.it/).
Avrei potuto citare l’amato Buk, o Kerouac, Pavese o De André, Dylan, Edgar Lee Masters… e voi, i vostri preferiti. Tutto il Novecento rock è stato toccato dalla Pivano e tutto il Novecento rock ha toccato la Pivano. Chissà quanti libri suoi non abbiamo ancora letto. Ecco perché, più che un addio, il nostro è un arrivederci…

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venerdì 15 agosto 2008

Ossezia, Georgia e una cover per Ferragosto


Le cannonate e i bombardamenti in Ossezia e Georgia di questi giorni mi hanno fatto tornare in mente le guerre balcaniche degli anni novanta. Ho così deciso di proporre per i lettori del blog che non sono in vacanza (ma anche per quelli che ci sono, se hanno una connesione vicina e il pc a portata di mano), una cover di un racconto di Hemingway. È ambientata proprio in quel periodo, proprio nei Balcani. Lo scritto di Hem era ambientato in un’altra storica guerra europea di tanti anni fa, altrettanto dilaniante e sanguinosa. Chi mi scrive per primo il titolo del racconto parodiato riceverà in regalo un paio di pins dell’Alligatore (una pure con l’Alligatore di natale, rara e ricercatissima dai collezionisti).

INTANTO LEGGI LA MIA COVER


Grazie a dio sono ateo

Dentro al bar mi sentivo a mio agio. Era grande e poco illuminato e la cameriera che ci aveva servito le birre scopava attorno ai tavoli. Ogni tanto s’interrompeva per servire altri clienti, poi, con umiltà e molta tenerezza, riprendeva a scopare.
“Chissà perché scopare si dice scopare?” chiesi.
“Perché si usa la scopa.”
“No, intendevo dire, perché fare l’amore si dice anche scopare? Da cosa deriva?…chissà se anche nelle altre lingue si dice così? O che sia solo in italiano?”
I due amici dell’organizzazione umanitaria mi guardarono sbalorditi. Si fissarono con solidarietà reciproca negli occhi e ritornarono ad analizzarmi come fossi un pazzo.
Il camionista mi posò una mano sulla spalla e mi sorrise. Quindi mosse la testa come a dire no, non c’è niente da fare, questo giovane è un folle.
“Che cazzo ho detto di tanto assurdo? Ho visto la cameriera che scopava per terra e mi è venuta spontanea la domanda,” protestai nervoso.
“Si, hai ragione,” mi quietò il camionista. “Però a volte è meglio tenersele per sé certe domande che saltano fuori spontanee.”
“PUTTANA!… Non parlo più.”
Il camionista non aggiunse altro. Si limitò solamente a bere un sorso di birra e a pulirsi la schiuma dai baffetti. L’altro, quello che era quasi un prete, lo imitò sorridendo soddisfatto.
“CAZZO, mi guardate come fossi un personaggio di Fëdor Dostoevskij: l’idiota. Non si può dire proprio niente.”
I due non obiettarono nulla. Non sorrisero neppure alla mai battuta. Fissarono solamente i loro bicchieri mezzi vuoti con un atteggiamento d’indifferenza misto a finto imbarazzo. Questo mi mandò ancora di più in bestia, costringendomi ad uno dei miei famosi numeri da tribuno incazzato. Filippiche coloratissime delle quali poi mi pento. A volte.
“Si, sono un pazzo, perché ho deciso di farmi tutti questi chilometri per consegnare cibo e medicinali nel bel mezzo di una guerra e ho deciso di farlo con un camionista paternalista e un futuro parroco che non parla mai, io che sono ateo da un bel pezzo…del resto, come si fa a credere in dio in questo cazzo di posto, con le città sventrate, la gente che muore solo perché ha avuto la sfiga di venire al mondo con un cognome invece di un altro, perché ha avuto la sfortuna di nascere nei Balcani e non in Italia o in Francia, Germania, Stati Uniti… Cosa mi dite? Non sono argomenti seri questi? Domande da ragazzo impegnato? Cosa mi dici tu, don Diego? Dove se ne sta dio mentre questi saltano su di una mina schifosa, vengono bombardati da bombe intelligenti o stuprati da cazzi stronzi? Oppure fanno finta di starsene in un campo di concentramento per far contenti i potenti mass merda occidentali per quattro schei?”
“Dio sta in ogni cosa, per chi ci crede è così,” mi spiegò il quasi prete. “Per il resto sono in gran parte d’accordo con te. Quelle cose che dici fanno riflettere.”
“Se dio esiste si è dimenticato di noi,” filosofeggiò il camionista. “Questo è ciò che penso io.”
“Bene, due atei contro un religioso,” scherzò il quasi prete.
Ridemmo alla sua battuta, poi silenzio. Forse loro due riflettevano su quanto detto. Io invece guardavo la cameriera che scopava: una bella bionda tuttatette, abbronzata e ben truccata; un vitino da vespa e un fisico da modella. A guardarla bene, assomigliava parecchio ad una ragazza che pubblicizza un noto drink colorato sui cartelloni delle nostre città. Quella con il vestitino rosso e le chiappe di fuori, quelle che turbano tanto i benpensanti di casa nostra. Avrei voluto dirlo ai miei due compagni di viaggio, ma mi censurai.
Nel bar cominciava ad entrare parecchia gente. In soccorso della bella cameriera arrivarono due colleghe e un giovane con i capelli corti lisciati da qualche quintalata di gel.
“Guarda, c’è anche un tuo sosia,” scherzò il camionista dandomi una pacca sulla spalla.
“Cosa dici? Non capisco…chi?”
“Il giovane cameriere…vero che gli somiglia, don?”
“…si, un poco…”
“Ma che dite? Ha i capelli corti e non porta la barba. Senza contare che io non mi metterei mai tutto quel gel. Anzi, io non me lo metto… manco la miliardesima parte di quella che ha lui sulla testa.”
“Che cosa c’entra il gel o la barba? Io dico gli occhi e la faccia, ti assomiglia un sacco. Sembra tuo fratello.”
“Siamo tutti fratelli,” buttai lì per ridere.
Il quasi prete sorrise e mosse il capo come per sottoscrivere la mia affermazione. Avrei voluto gridarla a tutti i presenti e vedere l’effetto sui loro volti stanchi, stufi di guerre, leader nazionalisti, bombe intelligenti, cecchini del cazzo, mercenari barbuti, fascisti assassini, embarghi criminali, aiuti umanitari: SIAMO TUTTI FRATELLI. ALLELUIA!
“Vedete che a volte dico cose serie anch’io?”
“Lo hai detto perché un po’ pensi anche tu di somigliare a quel ragazzo.”
“Cos’è, oltre a fare il camionista sei anche psicologo? Leggi nel pensiero?”
“Leggo nel pensiero?”
“Va bene, hai vinto! … Pensandoci bene, e guardandomi senza barba, quel cameriere potrebbe assomigliarmi, ma io non mi sbarberò mai e non mi metterò mai del gel. Avrei preferito che tu dicessi che assomiglio al grande Emir Kusturica.”
“Perché, gli assomigli?”
“Lo spero.”
Intanto, mentre io sparavo queste ultime cazzate, la bella cameriera e il mio sosia si scambiavano effusioni dietro al bancone del bar. Si baciavano dolcemente e lui accarezzava i biondi capelli di lei.
Deglutii parecchia saliva guardando tutta la scena. Che invida! Alla fine, l’umido e rumoroso bacio del mio sosia sul collo della ragazza mi colpì dritto al cuore. Dovevo fare qualcosa o sarei scoppiato.
“Mai dire mai,” affermai balzando teatralmente in piedi. “Vado in bagno, mi taglio la barbetta e mi raso la testa. Ci ficco su gel a badilate e mi scopo, se mi passate l’espressione, la cameriera. Devo assolutamente approfittare di questa nostra somiglianza. Grazie per avermelo fatto notare, Casimiro.”
“Prego, non c’è di che,” sorrise il camionista.
Proprio in quel momento due tipi al centro del bar cominciarono a parlare concitatamente. Non capivo cosa stessero dicendo, ma mi impressionarono molto. Due che litigano in una lingua straniera non sono belli da vedere, ve l’assicuro. Tornai a sedermi.
Il camionista mi consigliò di starmene zitto e fermo. Non obiettai nulla, perché sentivo che dentro al bar stava per succedere qualcosa di veramente brutto.
Il mio sosia si avvicinò al tavolo dei due litiganti. Io non l’avrei mai fatto.
“Che succede?,” chiese sottovoce don Diego a Casimiro.
“Stanno litigando per una questione di soldi,” rispose il camionista.
“È sempre per soldi,” disse il futuro don.
“… no, no, per motivi religiosi,” si corresse il camionista.
“A volte si litiga per la fede. Tu credi in un dio diverso dal mio ed io ti uccido: bang, bang,” spiegai a don Diego.
“No…?! mi pare che… forse è per politica,” si corresse un’altra volta il camionista “Non ne sono sicuro, forse litigano per diverse cose. Non capisco bene, però non mi piace per niente,” concluse incerto e preoccupato.
Uno dei due colpì con un pugno il mio sosia, mentre questo cercava di calmarlo. La bella cameriera bionda corse verso il suo uomo, l’aiutò a rialzarsi e con un fazzolettino bianco cercò di pulirgli via il sangue. Rosso scuro, colava da una parte del labbro. Pareva di assistere ad una scena di un film muto. Un western.
Lui la spinse via bruscamente e ritornò da quello che lo aveva colpito. Io non l’avrei mai fatto.
“In questa situazione di guerra è facile perdere le staffe.”
“Già, sei sempre sotto pressione, basta un niente per accendere la miccia.”
La miccia bruciava svelta e bastarda. Mentre il cameriere boxava contro quello che lo aveva spinto via, l’altro prese in mano una sedia e la scaraventò contro il suo nemico. Questi si voltò di scatto, perdendo poi l’equilibrio e finendo dritto disteso. Anche il mio sosia rotolò a terra, sotto il corpo pesante di quello colpito dalla sedia.
“Meglio correre ai ripari,” suggerii ai mie amici.
“Già, è meglio,” acconsentì Casimiro.
“Stanno tutti cercando un riparo in attesa delle pallottole.”
Come vermi strisciammo dietro ad una grande stufa. Un posto abbastanza sicuro, rifugio di un bel po’ di clienti. Pure le due cameriere non interessate al mio sosia corsero lì. Una di loro proprio vicino a me. Ansimava impaurita e quando uno dei due nemici estrasse la pistola, un pistolone alla Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, mi si strinse forte al petto. Potevo sentire il suo alito confondersi con il mio. Anche nelle situazioni peggiori salta sempre fuori qualcosa di bello da narrare.
“Stiamo vivendo un’avventura molto pulp,” ridacchiò il camionista, che non aveva ancora notato la 44 Magnum dell’uomo. “Quando torni in Italia avrai una buona storia da scrivere.”
“Se usciremo vivi da qui,” dissi un istante prima della forte e definitiva dichiarazione del pistolone. Doppia e senza replica.
Finalmente le forze di pace occidentali entrarono nel grande bar. Dopo una rissa, tanta paura e due stupide morti, eccole lì.
Sequestrarono subito la pistola e ammanettarono l’uomo, procedendo come in un film americano a perquisire tutti gli altri avventori. Ci trattarono con maggiore tatto degli altri e dopo averci chiesto cosa facevamo in quel bar ci consigliarono di partire alla svelta. Bravi, bravissimi, ottimo suggerimento.

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