venerdì 14 settembre 2018

Tiziano Terzani oggi avrebbe ottant’anni

Tiziano Terzani oggi avrebbe 80 anni, potrebbe esserci e il mondo, a partire dall'Italia, sarebbe un posto migliore. L'ho conosciuto nel 2001, quando aveva iniziato a girare il nostro paese per dichiarare la sua contrarietà alla guerra in Afghanistan, l'ho conosciuto in uno di quegli incontri pieni di gente. Per me è stato molto importante, ho letto poi quasi tutti i suoi libri a partire da Lettere contro la guerra. In quel libro, importantissimo, sbugiardava le leggende create ad arte dagli addetti stampa, per creare un clima di guerra. Denunciava il fatto, che ormai i giornalisti scrivevano i loro pezzi seduti al pc, senza andare sul posto, fidandosi delle veline del potere per comodità, per fare carriera. A quasi vent'anni da quel libro non è cambiato nulla, se non in peggio: il sistema detta le regole, e chi non le segue è fuori. Per questo ricordo ancora Tiziano Terzani, e invito a leggere i suoi libri, per capire cosa dovrebbe scrivere un giornalista vero.

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sabato 10 giugno 2017

Ciao GoodyGoody

GoodyGoody non c'è più, il mio gatto (anche se
un gatto non è di nessuno), è morto oggi, e io
non ho più lacrime per piangerlo.
Che hai, perché sei così triste, ti è morto il
gatto?, ho sentito scherzare molte volte,
ed è vero, la mia tristezza è infinita.
Solo chi non ha vissuto con un gatto (ma
anche un cane o un ibis, forse), non può
capire: certo che sono triste, deficiente!

GoodyGoody, non so bene quanti anni avesse,
c'è sempre stato da quando ho il blog, nel
2007 quando è nato il blog lui c'era.
Era arrivato in casa da solo, qualche anno
prima, ed è spesso comparso in foto, c'era
mentre intervistavo in diretta i musicanti;
c'era a leggere il manifesto o i libri di Zio
Scriba, c'era nei film di Pasolini o in quello
dei Coen, cliccate nel tag GoodyGoody
e vedrete se c'era.

Ora bevo vino rosso, rosso come lui, per cercare di
fermare le lacrime, e rivedo gli ultimi attimi insieme,
la sua prima volta dal veterinario, mio amico, ieri, con
Elle: lei a guidare, io a tenere stretta la gabbietta,
lui che lo visita e mi dice che c'è insufficienza
renale (glielo donerei io un rene), facendomi
capire che Goody si è ormai giocato tutte le sue
vite, ci sarà poco da fare, passerà sabato a vedere,
forse la puntura estrema, mi fa capire senza
dirmelo (io inizio a piangere, Elle mi stringe).

E la puntura estrema non è servita, si è spento senza
clamore, è morto alle due o tre di notte, assistito da
mia mamma, il veterinario è venuto a bere il caffè, a
constatarne la morte, bastarda, contro la quale non ci
si può fare mai nulla, è morto di vecchiaia, si può dire,
tra i 14 e i 18 anni, credo.
A me, che non l'ho visto, non me l'hanno lasciato vedere,
non è restato che andare dal vivaista a comprare una bella
pianta da mettere sopra la sua sepoltura, nel nostro giardino.

Mi sono messo poi a zappare, zappare, zappare, una
buca profonda e larga, larga per contenere il corpo
allungato del buon GooodyGoody.
Sopra di lui, ora, una perfetta pianta di origine orientale,
la Nandina (o Bambù sacro), che si trova in origine
dall'Himalaya al Giappone: perenne, resistente al
freddo, bella anche d'inverno con le sue bacche rosse,
bacche rosse come Goody.

La vedo dalla finestra della nostra casa, la vedo dal
balcone dove negli ultimi mesi Goody viveva, la
vedo ora e ogni volta che uscirò fuori dal cancello.
Le sue bacche rosse vivranno perché nutrite
da lui, che così potrà continuare a vivere  dove
è sempre stato, dando un senso alla vita eterna:
siamo tutti inserti in questo ciclo infinito, di morte
nera e bastarda, e rinascita, rossa come Goody.

Ciao GoodyGoody ...

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lunedì 4 marzo 2013

Due parole con Elias Nardi Quartet



Anche questa sera musica senza parole, ma una musica che lascia senza parole. Sono di scena in palude Elias Nardi Quartet, un gruppo di confine. Confine tra generi (classica, jazz, folk, world-music, progressive), continenti (Oriente/Occidente), mentalità. Il toscano Elias Nardi è uno specialista dell’oud, strumento a corda di origine araba simile al liuto, che ha studiato per anni, allievo del palestinese Adel Salameh, e che è grande protagonista della loro musica assieme a basso elettrico, alle tastiere, batteria... Una miscela perfettamente amalgamata in questa loro seconda uscita, The Tarot Album, data alle stampe per Zone di Musica, come l’esordio Orange Tree.   
The Tarot Album è liberamente ispirato al Giardino dei Tarocchi dell'artista franco-americana Niki De Saint Phalle, un parco popolato da statue ispirate alle figure dei tarocchi (si trova in Toscana, cercatelo in Rete, io non lo conoscevo e l’ho trovato veramente affascinate). L’album dell’Elias Nardi Quartet, è un gioco intellettuale sui tarocchi, che prenderà anche chi è completamente a digiuno di questa materia, come il sottoscritto. Diciotto pezzi per sessantanove minuti di musica incantevole, anche se non facile (forse per questo incanta) da ascoltare e riascoltare. Pronti?
PERCONOSCERLI MEGLIO CLICCA QUI 

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martedì 25 gennaio 2011

Intervista agli Stearica

Ecco gli Stearica, giovane gruppo piemontese pronto per l’interrogatorio. Chiusi nello scantinato, luce puntata in faccia e se necessario qualche codata in faccia. Con questi, mi dispiace, devo usare le maniere forti, solo così sputeranno tutto. Appena ho sentito la loro musica, spaccante e senza parole, sono rimasto io senza parole. Non credevo fossero italiani, ma di qualche pianeta strano. Con questo loro incredibile Stearica invade Acid Mothers Temple, hanno suonato insieme alla band giapponese di culto Acid Mothers Temple, riproponendo in un cascinale l’ultimo concerto di una lunga serie tra le band.

Sì perché, il terzetto acid-noise-rock (alla fine tutto è rock), è abituato a suonare in giro per il mondo, e sembra solo per il gusto di farlo. Lo senti da come si propongono, con ironia e allo stesso tempo assoluta serietà. Fanno veramente cose incredibili, per questo ho voluto interrogarli. Due cd nel loro curriculum (Oltre, del 2008 e questo Stearica invade Acid Mothers Temple, del 2010, entrambi per la radical label Homeopathic records), un sacco di chilometri macinati per fare concerti (e si sentono tutti). La loro è una musica molto forte, che penetra dentro in modo psichico. Ma è difficile parlare degli Stearica senza enfasi, quindi mi fermo e lascio la parola a loro. Dite tutta la verità …bla, bla, bla.

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