venerdì 5 agosto 2016

Le confondo sempre ...

Vanessa Redgrave in Blow Up
Charlotte Rampling in Stardust Memories
Quando sento nominare una, penso all'altra, quando vedo la foto di una, credo sia l'altra. Confondo da sempre queste due grandi attrici, simbolo dell'impegno al cinema.







Vanessa Redgave e Charlotte Rampling. Inglesi entrambe, con tanti ruoli in pellicole importanti, non credo abbiano mai lavorato insieme ... ma potrebbero farlo un giorno. Così una buona volta non le confonderei.

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mercoledì 7 ottobre 2015

Ritorno alla vita ... salvata dal rock

Ritorno alla vita, ritorno ad un cinema di "finzione" per Wim Wenders, con questo film freddo negli scenari quanto nella precisa esecuzione. A settantacinque anni suonati (anche se la pellicola era stata girata un po' prima) il cineasta tedesco si conferma un maestro di cinema, di quelli che potrebbero girare ad occhi chiusi, tipo il suo amico e collega, maestro Michelangelo Antonioni.
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mercoledì 17 dicembre 2014

Due parole con i Mastice



Più ci avviciniamo al natale e più ascolto rock duro, senza compromessi, come questo noise elettronico dei Mastice, nuovissimo progetto di Igor “Devocka” Tosi e Riccardo Silvestrini, sorpresa dell’autunno dell’Italia underground. Da metà novembre è infatti uscito il loro Violente manipolazioni mentali con la label I Dischi del Minollo, bella realtà di Lanciano già presente in palude con pregevoli produzioni. Questa del duo di Ferrara, sconvolge per la forza sotterranea, le suggestioni, le immagini forti, espresse senza clamore. La copertina, con la testa di bambola sezionata, è molto esplicita in questo senso.
Violente manipolazioni mentali, si presenta come un vero e proprio concept-album, sì un concept sulla dura quotidianità nel paesaggio post-industriale. Una realtà di grandi spazi e chiusure, tagli e incomunicabilità. Chi conosce da anni, come me, Igor Tosi, sa delle sue passioni cinefile, a partire da Kubrick (da lui il nome della sua band Devocka), e delle relazioni con il maestro del cinema dell’incomunicabilità Michelangelo Antonioni. Registrato alla Masticheria di Ferrara da Samboela (Le Luci della Centrale Elettrica, Devocka, Bob Corn), tra l’inverno 2013 e la primavera 2014, per uscire adesso. Parliamone. Pronti?
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martedì 14 gennaio 2014

Due parole con Zuffanti



Per la prima volta in palude Fabio Zuffanti, nome importantissimo della nostra musica, da anni impegnato in vari progetti dal forte sapore di progressive-rock, quel genere troppo poco considerato in Italia e per questo spesso ospitato su questi schermi. Tra qualche minuto con Fabio parleremo del nuovo disco, in uscita giovedì 16 gennaio, ma del quale già molto si vocifera. La quarta vittima (cliccate qui per sentirlo direttamente in anteprima) è prodotto da una label come la AMS, da sempre vicina al progressive, a progetti capaci di andare al di là del semplice concetto di canzone. La quarta vittima è musica densa, che ascolto dopo ascolto rivela cose diverse (lo sento da un bel po’, e di cose me ne ha dette): cantautorato acido, prog, elettronica, jazz, classica, … molto altro ancora.
L’album è ispirato dal libro di Michael Ende, Lo specchio nello specchio, costituito da una trentina di racconti apparentemente slegati, scritti dall’autore nel corso di un decennio. Così, le canzoni di Zuffanti, vogliono riassumere venti anni di onorata attività musicale, e anch’esse sembrano apparentemente slegate. Solo in apparenza però, perché un filo rosso le unisce, cioè il lato surreale, a tratti gotico, forse poco italiano (a me la copertina ricorda il giardino inglese di Blow Up di Antonioni), che ascolto dopo ascolto sentirete. Ne ho una gran voglia di parlarne con l’autore. Pronti?     
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mercoledì 26 giugno 2013

In bici al concerto di Dagger Moth

Fortunato Depero Ciclisti
Sono salito anche questa volta in bici, per ascoltare live Dagger Moth, il progetto solista di Sara Ardizzoni. Salito a Rovereto, città di Fortunato Depero, che di sicuro avrebbe apprezzato le mie foto stranianti, in verità programmaticamente brutte, fatte con uno strumento creato per telefonare (dovrò farne un libro anche di queste: musica lo-fi foto lo-fi, pure troppo). L'avevo promesso alla ragazza, durante la blog-intervista, che se si fosse avvicinata alla palude, mi sarei affacciato. Così è stato: in bici al concerto di Dagger Moth.
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venerdì 3 agosto 2012

Due parole con i Kardia


Kardia per la prima volta in palude in una infuocata serata di agosto. Sarà per questo che anche la copertina del loro recente cd, No, ha preso fuoco? In realtà è sempre stata così questa splendida cover, a metà strada tra un film di Antonioni (periodo americano) e certe copertine dei dischi dei Pink Floyd da panico. Pure le foto interne sono sconvolgenti, immagini nonsense con animali e cose futribili: natura, e civiltà, che accompagnano perfettamente l’ascolto delle canzoni del disco, uscito da qualche mese presso Killer Pool Records (ancora profumo d’estate).
Undici pezzi cantati quasi tutti in italiano, con melodie che restano in testa anche dopo molto tempo e che ti scoppiano all’improvviso, quando meno te l’aspetti, con testi per certi versi forti, a tratti poetici, capaci di creare immagini. Insomma, un disco maturo, suonato come è giusto sia suonato da un band insieme da più di una decina di anni. Sciolti e sicuri nell’esecuzione, danno l’impressione di sapere cosa stanno facendo. Ma bando alle ciance, diamo la parola a loro, diamo la parola ai Kardia … pronti?
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lunedì 9 luglio 2012

Due parole con i Devocka


Ritornano in palude i Devocka e l’atmosfera si fa calda, incandescente, molto più calda del normale. Copertina e foto del libretto interno che sembrano uscire da un film del loro conterraneo Michelangelo Antonioni, sulla difficoltà dei rapporti umani e sull’incomunicabilità, per un cd con al centro la paranoia nella quotidianità dell’individuo (forse non è un caso, sapendo la passione cinefila del gruppo). Questo il tema portante di La morte del sole (anche il titolo è antonioni-style), album uscito da qualche settimana con ottime recensioni per I Dischi del Minollo, label abruzzese dal gran fiuto.
Undici pezzi che spaccano dentro e fuori, più dentro che fuori del solito però: il noise dei primi due dischi, lascia spazio ad un post-punk più diretto e forse ancora maggiormente micidiale, con una formazione rimasta sempre quella, che suona insieme come un solo uomo. Questa è la sensazione più forte ascoltando la band di Ferrara, con l’inossidabile Igor (voce), la ritmica pulsante di Ivan (batteria) e Bonus (basso) e le chitarre distorte di Matteo. Un power-quartetto che spacca con dolcezza. Ma bando alle sbrodolature, i Devocka non li tengo più, vogliono partire con la blog-intervista …via!  
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