lunedì 19 gennaio 2015

Due parole con Johnny Mox



Johnny Mox in palude, finalmente Johnny Mox in palude. Dico così, perché ho incrociato molte volte questo nome, ma non ero mai riuscito ad approfondire la musica dell’artista trentino. Bello che succeda con questo disco forte, attuale nei testi e nelle intenzioni, ricco di musicalità diverse. Obstinate Sermons, uscito da qualche settimana con l’interessantissima label Woodworm, ha l’ostinazione al suo centro. Un lavoro interamente incentrato sul tema dell'ostinazione, sì, una determinazione costante a non arrendersi davanti alle macerie di un paese che si sgretola. Lo senti nella ritmica pressante, e nel cantato personale, caratteristico, quasi un altro strumento musicale.
Prodotto/registrato/mixato all’Igloo Audio Factory dall’amico Andrea Sologni dei Gazebo Penguins, che accompagnano Johnny Mox nel tour di presentazione di Obstinate Sermons, masterizzato all’Alpha Dept da Andrea Suriani, è stato scritto tutto da Mox. Forte, fortissimo dicono, anzi, esplosivo il live (sabato scorso erano al mitico Covo di Bologna, chissà che serata). Esplosivo è pure su disco, lungo tutti i nove pezzi che lo compongono. Musica viva, davanti a chi l’ascolta (sentite qui). Molto bella la presenza anche del sitar nel pezzo conclusivo dell’album, il più acido e dilatato del mazzo. Un bel modo di chiudere. Ora invece apriamo l’intervista. Pronti?

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giovedì 20 novembre 2014

Due parole con Verner



Parto dalla copertina del disco che in realtà non è la vera copertina del disco, ma sono le sei copertine del disco, tutte possibili e intercambiabili nella finestrella mobile dello splendido cartonato del nuovo album di Verner, tra poco in palude. La copertina ufficiale di Fiori dal limbo sarebbe la prima, quella con il leone, l’uomo e la luna, ma anche le altre lo potrebbero essere. Sono libere interpretazioni, con un taglio surreale (se togliete l’immagine, si vedono altri particolari spiazzanti), delle dodici canzoni in esso contenute. L’autrice è Mara Cerri, tra poco ne parleremo approfonditamente.
Fiori dal limbo è la seconda uscita di Verner, dopo il buon esordio Il mio vestito. Il cantautore campano che vive a Bologna, l’ha prodotto tramite l’indipendente La Pupilla Records, per le edizioni di ABuzzSupreme. Molti i nomi accanto alla sua dolce voce chitarra, gente come Simone Cavina alla batteria (Yuppie Flu e Junkfood, già miei graditi ospiti), Luca Nicolasi al basso, Bruno Germano al piano (Settlefish), che l’ha anche registrato al Vacuum Studio di Bologna. A Bologna il disco è stato pure missato (Giacomo Fiorenza) e masterizzato (Andrea Suriani), all’Alpha Dept. Insomma, il meglio della scena indipendente in Fiori dal limbo. Non potevo farmelo sfuggire. Pronti?
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lunedì 14 ottobre 2013

Due parole con i Threelakes and the Flatland Eagles

Arrivano in palude questa sera, per la prima volta, i Threelakes and the Flatland Eagles con questo album d’esordio uscito da qualche giorno: War Tales. Racconti di guerra, sì, un titolo molto esplicito, con il quale si fa riferimento alle guerre vere, lontane nel tempo e nello spazio, come ai piccoli conflitti quotidiani. Ispirato dai racconti di un nonno che scappò dai nazisti con la fisarmonica in spalla è Storia di tutti noi (ma anche attualità bruciante). Così, il folk intimo e acustico di Luca Righi, ha incontrato il rock dei the Flatland Eagles (Andrea Sologni, Raffale Marchetti, Lorenzo Cattalani, Marco Chiussi, Paolo Polacchini, nomi cult dell’underground italico), ed è nato questo gioiellino di cd, dato alle stampe per la bella indie-label Upupa Produzioni.
Prodotto, registrato, mixato da Andrea Sologni (Gazebo Penguins) all’Igloo Audio Factory, masterizzato all’Alpha Dept (ancora quello) da Andrea SurianiWar Tales  sembra un disco di grandi classici folk-rock già al primo ascolto. Titoli che restano come Wild Water, The Lonesome death of Mr Hank Williams, D-day. Canzoni che profumano di speranza, ma anche disperazione, follia e redenzione. Un disco importante, lanciato con questa frase molto esplicita: War Tales racconta le mille sfumature di chi le guerre le fa e di chi le subisce. War Tales racconta delle luce e del buio. Dove puoi nasconderti ma dove poi rischi di non trovarti più. Parliamone. Pronti?  
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venerdì 11 ottobre 2013

Due parole con i Redroomdreamers

Ritornano in palude i Redroomdreamers, ritornano a distanza di circa tre anni (era il 22 ottobre 2010 quando presentarono qui l’esordio Roosters on the rubbish), ritornano  con il loro secondo album in imminente uscita: Honduras. Honduras? Chissà perché un titolo così?... cosa avrà affascinato di quel paese centroamericano il gruppo partenopeo? Non c’è manco una canzone con quel titolo. Sarà una delle domande della blog-intervista, statene certi (… perché questo titolo?). Di evidente, in questo disco, c’è la mano sicura nella scrittura dei pezzi, l’esecuzione ordinata, la consapevolezza nei propri mezzi. Cose importanti per un uomo, fondamentali per una band.
Registrato, mixato e masterizzato al mitico Alpha Dept di Bologna con Giacomo Fiorenza, Honduras se fosse un vino sarebbe un rosso da riflessione, da pasteggiare con calma. Si insinua nella mente inesorabile, pezzo dopo pezzo con il giusto ritmo. Le nove canzoni sono autentico indie-rock italico, a volte calmo quasi pop, a volte quasi hard con staffilate che non ti aspetti. Un disco caldo e freddo allo stesso tempo. Perfetto per l’autunno, stagione proprio così: a volte sembra di vedere cadere le foglie a rallentatore ascoltando Honduras. A produrre l’etichetta fondata dagli stessi Redroomdreamers, la Happy/Mopy. Parliamone. Pronti?  
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