Johnny Mox in palude, finalmente
Johnny Mox in palude. Dico così, perché ho incrociato molte volte questo nome,
ma non ero mai riuscito ad approfondire la musica dell’artista trentino. Bello
che succeda con questo disco forte, attuale nei testi e nelle intenzioni, ricco
di musicalità diverse. Obstinate Sermons, uscito da
qualche settimana con l’interessantissima label Woodworm, ha l’ostinazione al
suo centro. Un lavoro
interamente incentrato sul tema dell'ostinazione, sì, una determinazione
costante a non arrendersi davanti alle macerie di un paese che si sgretola. Lo senti nella ritmica pressante, e nel cantato personale,
caratteristico, quasi un altro strumento musicale.
Prodotto/registrato/mixato all’Igloo Audio Factory dall’amico Andrea
Sologni dei Gazebo Penguins, che accompagnano Johnny Mox nel tour di
presentazione di Obstinate Sermons, masterizzato all’Alpha Dept da Andrea
Suriani, è stato scritto tutto da Mox. Forte, fortissimo dicono, anzi, esplosivo
il live (sabato scorso erano al mitico Covo di Bologna, chissà che serata).
Esplosivo è pure su disco, lungo tutti i nove pezzi che lo compongono. Musica
viva, davanti a chi l’ascolta (sentite qui). Molto bella la presenza anche del
sitar nel pezzo conclusivo dell’album, il più acido e dilatato del mazzo. Un
bel modo di chiudere. Ora invece apriamo l’intervista. Pronti?
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