
Oggi ho visto il
papà dell’
Alligatore, quello vero,
Massimo Carlotto. È in tour per presentare il suo nuovo romanzo,
L’amore del bandito (Edizioni e/o), e mi ha fatto l’onore di partire dalla mia città. Con lui, alla
Fnac di Verona,
Silvana Rigobon, preparata, impeccabile, perfetta, a presentare, interrogare, fare semplicemente letteratura.
Carlotto ha parlato di molte cose, non solo del nuovo romanzo, che vede il ritorno dell’
Alligatore (finalmente), ma anche del suo amato blues, del poliziesco dal 1848 ad oggi, di come lavora (da solo o in squadra), della povertà della nostra tv
gossipara (dal plastico di Cogne ad altre sozzerie), della sua letteratura come indagine sociale, giornalistica (quella che nessuno fa più, a parte
Report,
il manifesto e qualche altro).
Poi ha rivelato che i romanzi con l’
Alligatore vengono acquistati subito dal cinema, ma poi rinunciano altrettanto velocemente a farne film, perché lo trovano poco rassicurante, inadatto alla prima serata. Anche per questo mi piace. È un dato di fatto, i suoi romanzi trattano tematiche scomode, l’
Alligatore, pur avendo caratteristiche da personaggio del poliziesco classico, non è il solito investigatore tradizionale e lui non è uno scrittore da pigiama e pantofole.
Ne
L’amore del bandito c’è della droga che sparisce dall’istituto di medicina di Padova (è stato il cattivo tenente di
Herzog?), c’è
Sylvie, la donna di
Beniamino Rossini, storico collaboratore dell’
Alligatore, che scompare, c’è la nuova criminalità e c’è un’indagine da sbrogliare.
Silvana Rigobon l’ha definita
anche una storia d’amore. A vedere la copertina e leggere le prime indiscrezioni (la Sylvie di Rossini, per esempio), ci posso credere. E poi, il poliziesco è da sempre (in particolare il
Carlotto dell’
Alligatore) un qualcosa sulla mancanza d’amore, quindi è
anche sull’amore.
Quanto al cinema, per un impossibile film, chi vedreste bene nella parte dell’
Alligatore? Qualcuno ha detto
Ligabue (forse influenzato dal fatto che il Liga in questi giorni è in Arena per mastodontici concerti
tuttoesaurito; l’ho sentito provare passando nei dintorni). Qualcun altro ha buttato lì
Jean Reno. Meglio.
Carlotto ha rivelato che ogni volta che esce un suo nuovo romanzo, lo chiama
Gioele Dix per proporsi come protagonista. Io nella parte dell’
Alligatore vedo bene solo uno:
Massimo Carlotto. Quando leggo i suoi romanzi immagino lui e solo lui. Sotto tortura, e pensandoci bene, direi
Sergio Castellitto (a meno che il torturatore non fosse
Gioele Dix) o, tra i giovani,
Filippo Timi. Come regista
Paolo Sorrentino o
Davide Ferrario. E voi, che ne dite?
Per incontrare il papà dell’
AlligatoreGuarda qui tutte le date del tour di Massimo Carlotto!PER SAPERE TUTTO SU DI LUI
http://www.massimocarlotto.it/