sabato 4 ottobre 2014

Il Pasolini secondo Abel Ferrara


Cazzo, cazzo vaffanculo... figa, figa vaffanculo ... cazzo, cazzo, vaffanculo... figa, figa, vaffanculo. L'ho visto da una settimana, ma mi continua a ribalzare in mente questa canzoncina, questo slogan, questo mantra dal film Pasolini di Abel Ferrara. Si tratta di una scena onirica, forte, la parte più bella di questo film sconclusionato, trash, irricevibile, carnascialesco, da vedere assolutamente proprio per questi motivi.
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giovedì 2 febbraio 2012

Due parole con i 99 Posse

Per la prima volta nella palude i 99 Posse, gruppo con il quale sono cresciuto, direi bene, a partire dall’esplosione delle posse negli anni ‘90. Non è la prima volta per Marco Messina, che era già passato di qui con il suo progetto Kyò, mentre lo è per Luca ‘O Zulù Persico, che però ho già incontrato una volta dal vivo con il suo progetto Al Mukawama, avendo l’onore di portare al gruppo i viveri nel post-concerto alla FestaInRosso della mia città (non ero ancora un alligatore, per questo non mi riconoscerà). Sono ritornati insieme nei live a partire dal 2009 e poi lo scorso anno, con un disco forte e vivo come Cattivi Guagliuni, e una serie di concerti sempre più fitti e intensi. Con questo nuovo album hanno portato allo scoperto temi scomodi e poco trattati con amici di primo piano della musica più alternativa possibile e immaginabile.
Dietro quelle mani che la Storia vuole rinchiudere dentro ad un portone come nella significativa copertina, c’è un sacco di bella gente a partire da Vittorio Arrigoni e chi balla la tarantella per arrivare a fine mese (si veda il divertente video rieducativo in Rete questi giorni), da Carlo Giuliani a San Precario, santo sempre più uomo, dall’amara ironia sull’opposizione nel weekend (ora manco più quella), all’opposizione vera dei Centri Sociali dove i 99 Posse sono nati e continuano a frequentare. E poi Abel Ferrara, con il quale hanno girato il video della title-track, con il realismo e la forza di sempre, comune ad entrambi (ora tra i miei preferiti su YouTube ALLYDIEGO cliccateci sopra) ... E allora, con la voce rotta dall’emozione, annuncio la parola ai 99 Posse. Pronti?
VAI AL LORO SITO http://www.novenove.it/

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sabato 19 settembre 2009

CINEMA: Il cattivo tenente di Werner Herzog

Piove in questi giorni di fine estate, chiapperi se piove. Le strade sono allagate e a guardare il cielo grigio diresti non smetterà più. Meglio riparare al cine, a vedere il remake herzoghiano de Il cattivo tenente… e piove pure al cine, anzi diluvia: siamo a New Orleans, quella tristemente finita con l’uragano Katrina. Una serpe nuota elegantemente nel fiume, la camera la segue come in un doc e lei ci porta in carcere, dove un povero detenuto rischia di morire annegato. A salvarlo ci pensa un poliziotto (dopo aver sadicamente scherzato con un collega), che così si becca un doloroso mal di schiena e la promozione a tenente. Il cattivo tenente del titolo.

Parodia acidamente rinnovata di quel famoso film di Abel Ferrara con Harvey Keitel, spesso nudo e disperato, è una discesa agli inferi kitsch e sarcastica, come solo i cineasti tedeschi sui set Usa sanno essere. Perfetto per la parte Nicolas Cage, spesso vestito elegantemente (ha pure le mutande di marca) ma altrettanto disperato, sempre pronto a farsi di tutte le droghe possibili e immaginabili come nel cult amatissimo Via da Las Vegas era sempre pronto a bere di tutto e di più.

Tra scommesse al gioco, il rapporto di complicità con l’amante/prostituta d’alto bordo (Eva Mendes, sempre imbronciata e molto tenebrosa), tirate di coca e pipate di crack, violenze e corruzioni, il tenente porta avanti un’indagine su di un triplice omicidio nato nel modo degli spacciatori. Non mancano allucinazioni con alligatori (sì, sono originario di quelle parti), iguane, l’anima di un gangster che balla dopo la sua morte. Con gli animali Herzog mantiene uno stile documentaristico, tipico del suo cinema. Surreale l’alligatore che osserva un altro alligatore schiacciato da un’auto e poi se ne va, come le simpatiche iguane che vediamo solo noi e il tenente strafatto, ma non i suoi colleghi, o l’anima del gangster appena ucciso che balla scatenata un bel blues, interrotta solo da una seconda scarica di pallottole (il film sarebbe piaciuto un sacco ad Hunter S. Thompson).

Il finale è un tripudio di happy end. Devono aver detto ad Herzog che nel cinema hollywoodiano si usa così e lui ha voluto accontentarli alla grande. Non vi dico nulla, svelo solo che quando tutto sembra andare per il verso sbagliato al cattivo tenente, tutto all’improvviso cambia: la squadra sulla quale aveva puntato al gioco incredibilmente vince e il resto segue a ruota. È stata la sua ultima allucinazione? Chi lo sa? Esco dal cine ed ha pure smesso di piovere Nel cielo si aprono ampi squarci senza nubi, nelle grosse pozzanghere non nuotano serpi e non ci sono manco iguane. Solo un alligatore solitario e pensoso si aggira per la città: cosa scrivere di questo film?

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