domenica 17 ottobre 2021

In palude con Roberto Zanetti Quartet

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE Jazz
DOVE ASCOLTARLO Su tutte le piattaforme online, tipo qui
LABEL Comar 23
PARTICOLARITA’ jazz di forte impatto politico alla ricerca delle radici [parola d'Alligatore]

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CITTA’ Colà di Lazise (Verona)

DATA DI USCITA 30/07/2021

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giovedì 24 ottobre 2013

Due parole con gli Oteme

Oteme questa sera per la prima volta in palude, era destino ci arrivassero. Non a caso il loro nome per esteso è Osservatorio delle Terre Emerse. Quale luogo migliore di una palude, dove si ascolta buona musica, di tutti i generi e da tutte le latitudini? Quella degli Oteme è una musica non facilmente classificabile, perché anche loro sono difficilmente etichettabili. Si tratta di un gruppo a geometria variabile, ruotante intorno al compositore toscano Stefano Giannotti. Con questo disco d’esordio, Il giardino disincantato, uscito per la francese Edd Strapontins, hanno cercato di fermare un momento, e mi sembra ci siano riusciti.
Un disco con grandi ambizioni Il giardino disincantato, di quelli che non senti tutti i giorni. Un album che nelle note stampa definiscono rock (in opposition), progressive, musica contemporanea, canzone d’autore, classica. Confermo, e aggiungo che l’ironia e lo spirito sono autenticamente liberi. Senza tirarsela hanno fatto un disco importante gli Oteme, con un’intelaiatura ricca di strumenti inusuali. Oltre a voce/chitarre/basso/batteria potete ascoltare, tra gli altri, anche flauto, oboe, clarinetto, arpa, xilofono, componium, teponaztli, la glass harmonica suonata dall’ospite cult Thomas Bloch  … parliamone. Pronti?  
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lunedì 20 maggio 2013

Due parole con gli EDAQ



EDAQ per la prima volta in palude. L’Ensemble D’Autunno Quartet, arriva su questi schermi nella più autunnale delle primavere, non solo per un gesto scaramantico. Del resto anche il cervo ha fatto un gesto scaramantico quando ha letto il titolo del loro album; guardandone la copertina si è toccato. Dalla parte del cervo, è il titolo, appunto, e l’ensemble piemontese lo intende come una espressione di libertà, un vivere, suonare, fare, senza compromessi. Utopistico? Allora dovreste sentire le dodici tracce dell’album, strumentali in grado di mescolare varie tradizioni delle valli occitane in Francia, francoprovenzali del Piemonte, con la modernità pop-elettonica. In una parola: folktronica.
Dalla parte del cervo, dato alle stampe per Grand-mère, Musica Popolare dalla Valle d’Aosta, è un esordio coraggioso, una rilettura personale e moderna di classici di bal-folk di origine europea, senza tradirne lo spirito, anzi, arricchendolo. Come particolari sono i concerti del gruppo piemontese composto di sei elementi. Dei veri e propri spettacoli multimediali, con l’ausilio di video per rappresentare i loro suoni, poco sentiti. Infatti, accanto alle conosciute chitarre e percussioni, alle loro esibizioni capiterà di sentire clarinetto basso, violino, contrabbasso, cornamusa, e la misteriosa ghironda. Chi la conosce senza andare su google vince una pins dell’Alligatore. Pronti?  
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giovedì 23 agosto 2012

Due parole con Thee Jones Bones


Questa sera è di scena l’entusiasmo, la forza, il torcesi ed urlare del rock. Come vedete dalla copertina del disco di Thee Jones Bones, per la prima volta in palude, qui si vola alto. Stones of Revolution (cosa c’è di più rock delle pietre e della rivoluzione?), uscito per Il Verso del Cinghiale Records, è un concentrato del meglio della musica del diavolo che abbiate mai sentito, pezzi originali che sembrano dei classici già al primo ascolto. E questo è un pregio, se fatto con la giusta forza e il giusto impegno.
La forza e l’impegno di quattro giovani di Brescia a partire da Screaming Luke Duke, voce e chitarra, Frederick Micheli, chitarre e voce, Brian Mec Lee, percussioni e batteria, Paul Gheeza, basso, scanzonati e ridanciani nell’interno copertina, mentre si bevono dei calici di rosso nello studio di registrazione. Sembrano brindare al loro disco, e non hanno torto: 11 pezzi per mettere a dura prova la mia coda. Non sembrano italiani, non sembrano della nostra epoca, per questo stanno arrivando al trotto in palude. Occhio ai cavalli, e se siete pronti partiamo … 
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giovedì 14 giugno 2012

Due parole con Paolo Rigotto


Torna in palude, quasi un anno dopo, il cantautore piemontese Paolo Rigotto. Forse aveva nostalgia dell’umidità e delle domande dell’Alligatore; io del resto, sentivo il bisogno della sua feroce ironia, che, come ben vedete, parte dalla copertina del cd. Una copertina che farà molto rumore quella di Uomo bianco, atto d’accusa contro la società attuale sotto forma di canzoni demenziali, dato alle stampe proprio con la label giusta, Contro Records, ricca di giovani cantautori come lui, o quasi. Un secondo disco a nome Paolo Rigotto, molto ben calibrato, sia nei suoni, sia nelle parole.
Capelli lunghi, barba, orecchie da coniglio, Paolo è così conciato sul retro della copertina, e comincio a ridere … poi parte il disco e non la smetto più. Tra una risata e l’altra però, mi trovo a riflettere, amaramente, di quello che siamo diventati, della fine del mondo ben rappresentata da quel mappamondo nel cesso. Non c’è qualunquismo, ma lucida follia nel mettere le parole giuste le une vicine alle altre, e rendere l’idea dello stato dell’arte. Una versione irridente e musicalmente varia de Le Luci della Centrale Elettrica? La butto lì facendovi l’occhiolino, e vediamo che succede … pronti? 

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martedì 20 dicembre 2011

Due parole con Outopsya


È un ritorno nel segno del doppio quello degli Outopsya, giovane gruppo proveniente da Rovereto, bel centro trentino spesso meta dei mie viaggi in bici. Doppio perché sono in due, Evan e Luca, perché questo è il loro secondo disco ufficiale (dopo l’esordio Sum presentato in questa palude nel 2010), e soprattutto perché è un doppio album viola e nero, colori presenti pure sulla tentacolare e intrigante copertina di Fake, come falso (il titolo mi ricorda uno strano film di Orson Welles, ma non c’entra nulla).
Ma se queste sono solo facili considerazioni da vecchio critico rock, ora dico quelle difficili: nato come un’unica composizione, un po’ per caso, un po’ per comodità, è stato suddiviso in 22 brani: 11 sul primo cd, 11 sul secondo. E allora è venuto naturale farlo uscire in una data significativa, manco farlo apposta doppia, come 11.11.11. Oggi è il 20, quindi tutto torna. Ma perché è nato come un blocco unico? Perché in origine era la “colonna sonora” del film muto di Rupert Julian, Il fantasma dell’Opera (1925), da loro musicato. Da sempre gli Outopsya amano mischiare le arti. Ma ora mischieranno le parole. Pronti?  
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martedì 11 ottobre 2011

Due parole con Francesco Di Fiore

Questa sera arriva nella palude Francesco Di Fiore, compositore e musicista siciliano. Un viaggio lungo dunque, fatto per parlare non di un semplice disco, ma di un progetto in divenire, Miniature 2011. Francesco, infatti, propone da alcuni mesi sul web una sua composizione (una ogni settimana), da condividere liberamente con tutti e aperta a contributi esterni. Collaborano con lui il compositore olandese Douwe Eisenga, che crea di volta in volta la versione audio virtuale delle miniature, e l'artista italiano Giorgio Gristina, che su ogni miniatura crea una trascrizione figurata (una è l’immagine qui sopra).
Un diario musicale in rete, lo potremmo definire, con delle pagine da vivere nella loro interezza multimediale collegandosi al sito di Francesco (www.francescodifiore.com), per scaricare musica, immagini, lo spartito e altre novità. Miniature 2011 proseguirà in questa forma fino al 31 dicembre 2011, e a quella data ci saranno ben 53 composizioni per pianoforte. Un programma molto ambizioso, da seguire in diretta, per vedere dove e a cosa potrà portare: un album? … dei concerti? …una serie infinita di composizioni? Saranno solo alcune delle domande della blog-intervista di questa sera. Pronti?
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venerdì 15 luglio 2011

Intervista a Daniele Scarsella

Daniele Scarsella è in viaggio da Frosinone verso la palude, a piedi, con il cappotto pesante incurante del caldo. Ancora pochi passi e avrò l’ennesimo cantautore ospite per la blog-intervista. C’è un ritorno ai cantautori in questo periodo, o è solo un caso questo continuo passaggio nel mio blog? Daniele è un cantautore riflessivo e intimista, poetico, ama le parole ed è da esse ricambiato. Attivo dalla fine degli anni ottanta, si è autoprodotto i primi album nei novanta, ritrovandosi finalista al Premio Ciampi del 1998, non ancora trentenne.

Dopo molte altre esperienze, intrecciando sapientemente la musica con la poesia e la letteratura, è giunto quest’anno al suo quarto disco ufficiale, un doppio album intitolato Con l’olio nell’acqua, uscito con Eleinad Studio. Paragonato a molti grandi, da Capossela a Fossati e Cammariere, ha in effetti molto di questi (in particolare del primo), ma dimostra nel complesso una sua specificità che in pochi anni potrebbe portarlo a diventare lui stesso un esempio. Tra qualche anno potrei intervistare un giovane cantautore che assomiglia a Scarsella …ma ora ho la possibilità di sentire l’originale. Stanco, in affanno e un po’ sudato è arrivato nella palude. Una volta comodo potremo partire …

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martedì 5 luglio 2011

Intervista a Paolo Rigotto

Cerco di mettere a fuoco Paolo Rigotto, da poco arrivato in palude, ma non ci riesco: è cantautore o uno che si diverte con l’elettronica? È un solista o una band? Probabilmente è queste cose insieme, in diversi momenti (a volte anche insieme). È un cantautore degli anni uno, conscio della storia, ma immerso (come non potrebbe?) nella musica costruita con le macchine: testi scritti bene con l’uso intelligente ed ironico delle nuove tecnologie.

Paolo è giovane, ma musicalmente di strada ne ha fatta. Un sacco di collaborazioni, come quella con la Banda Elastica Pellizza, con la reunion dei Syndone, con il cantautore Francesco Stabile, con Freak Antoni … sì, dopo tutte queste esperienze è nato il suo progetto solista, e poi il primo cd a suo nome Corpi Celesti. Si tratta di un buon album autoprodotto, dove il sarcasmo sulla nostra società viene aiutato dall’uso del pc, che diventa quasi un altro strumento musicale (provate ad ascoltare Scheda Madre, premiata non a caso con La musica elettronica italiana nel 2061). Pop cantautorale elettronico, come definizione potrebbe andare… comincio a mettere a fuoco Paolo, forse perché si è avvicinato. E allora può partire la blog-intervista …pronto?

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venerdì 10 dicembre 2010

Intervista ai Mytho

Ecco i Mytho, pronti ad entrare nella palude dell’Alligatore. Sembrano indugiare, ma io li invito ad entrare. La loro è una musica rara alle nostre latitudini, quel progressive-rock in Italia sempre sottovalutato, ma linfa vitale per tutto il miglior rock mondiale. Spesso purtroppo, i nostri più valenti musicanti prog sono più conosciuti e apprezzati all’estero e altrettanto spesso se ne devono andare lontano per cercare fortuna. Spero che il passaggio sul blog di questa sera porti bene ai Mytho e scongiuri questa ingiustizia.
Giovani di Roma, da poco usciti con il loro primo cd targato BTF, In The Abstract (copertina strana e coloratissima con un particolare anello al centro) vantano un ospite di culto come John Payne, autore ed esecutore assieme a loro di un dei nove pezzi del cd (il complesso e affascinate New Gemini’s Rising). Un bel traguardo a soli tre anni dalla fondazione del gruppo, con un ep alle spalle, concerti e varie collaborazioni. Mancava solo il passaggio sul blog dell’Alligatore. Pronti Mytho?
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