È un ritorno nel segno del doppio quello degli Outopsya, giovane gruppo proveniente da Rovereto, bel centro trentino spesso meta dei mie viaggi in bici. Doppio perché sono in due, Evan e Luca, perché questo è il loro secondo disco ufficiale (dopo l’esordio Sum presentato in questa palude nel 2010), e soprattutto perché è un doppio album viola e nero, colori presenti pure sulla tentacolare e intrigante copertina di Fake, come falso (il titolo mi ricorda uno strano film di Orson Welles, ma non c’entra nulla).
Ma se queste sono solo facili considerazioni da vecchio critico rock, ora dico quelle difficili: nato come un’unica composizione, un po’ per caso, un po’ per comodità, è stato suddiviso in 22 brani: 11 sul primo cd, 11 sul secondo. E allora è venuto naturale farlo uscire in una data significativa, manco farlo apposta doppia, come 11.11.11. Oggi è il 20, quindi tutto torna. Ma perché è nato come un blocco unico? Perché in origine era la “colonna sonora” del film muto di Rupert Julian, Il fantasma dell’Opera (1925), da loro musicato. Da sempre gli Outopsya amano mischiare le arti. Ma ora mischieranno le parole. Pronti?
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