Oteme questa sera per la
prima volta in palude, era destino ci arrivassero. Non a caso il loro nome per
esteso è Osservatorio delle Terre Emerse. Quale luogo migliore di una palude,
dove si ascolta buona musica, di tutti i generi e da tutte le latitudini?
Quella degli Oteme è una musica non facilmente classificabile, perché anche
loro sono difficilmente etichettabili. Si tratta di un gruppo a geometria
variabile, ruotante intorno al compositore toscano Stefano Giannotti. Con
questo disco d’esordio, Il giardino disincantato, uscito per la francese Edd
Strapontins, hanno cercato di fermare un momento, e mi sembra ci siano riusciti.
Un disco con grandi
ambizioni Il giardino disincantato, di quelli che non senti tutti i giorni. Un
album che nelle note stampa definiscono rock (in opposition), progressive,
musica contemporanea, canzone d’autore, classica. Confermo, e aggiungo che
l’ironia e lo spirito sono autenticamente liberi. Senza tirarsela hanno fatto
un disco importante gli Oteme, con un’intelaiatura ricca di strumenti inusuali.
Oltre a voce/chitarre/basso/batteria potete ascoltare, tra gli altri, anche
flauto, oboe, clarinetto, arpa, xilofono, componium, teponaztli, la glass harmonica suonata dall’ospite cult Thomas Bloch … parliamone. Pronti?
PER CONOSCERLI MEGLIO Etichette: Cantautorato, Due parole, Edd Strapontins, Il giardino disincantato, Intervista, Lucca, Musica contemporanea, Oteme, Progressive, Rock, Rock in opposition, Stefano Giannotti, Synpress44, Thomas Bloch, Toscana