giovedì 24 ottobre 2013

Due parole con gli Oteme

Oteme questa sera per la prima volta in palude, era destino ci arrivassero. Non a caso il loro nome per esteso è Osservatorio delle Terre Emerse. Quale luogo migliore di una palude, dove si ascolta buona musica, di tutti i generi e da tutte le latitudini? Quella degli Oteme è una musica non facilmente classificabile, perché anche loro sono difficilmente etichettabili. Si tratta di un gruppo a geometria variabile, ruotante intorno al compositore toscano Stefano Giannotti. Con questo disco d’esordio, Il giardino disincantato, uscito per la francese Edd Strapontins, hanno cercato di fermare un momento, e mi sembra ci siano riusciti.
Un disco con grandi ambizioni Il giardino disincantato, di quelli che non senti tutti i giorni. Un album che nelle note stampa definiscono rock (in opposition), progressive, musica contemporanea, canzone d’autore, classica. Confermo, e aggiungo che l’ironia e lo spirito sono autenticamente liberi. Senza tirarsela hanno fatto un disco importante gli Oteme, con un’intelaiatura ricca di strumenti inusuali. Oltre a voce/chitarre/basso/batteria potete ascoltare, tra gli altri, anche flauto, oboe, clarinetto, arpa, xilofono, componium, teponaztli, la glass harmonica suonata dall’ospite cult Thomas Bloch  … parliamone. Pronti?  
PER CONOSCERLI MEGLIO 

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