sabato 15 aprile 2023

Scusate l'assenza

 

Scusate l'assenza, marzo è stato un mese pieno di cose, poi a inizio aprile si è rotto il pc vecchio e sono per questo stato assente dal blog. Praticamente un mese di pausa, a parte il giusto ricordo della scomparsa del grande Gianni Minà. Ora, con un pc nuovo tornerò a postare con i miei soliti temi e tempi e verrò a trovarvi nei vostri blog. Devo solo prendere confidenza con la macchina...

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lunedì 25 dicembre 2017

Quarant'anni senza Chaplin

Che ne sanno i giovani cinefili di lui?
Hanno visto tutti i suoi film, i suoi
piccoli, grandi capolavori?
Capolavori muti, di quando l'Arte
cinematografica era diversa, si
rideva con poco, ma molto.
Pensate alla danza dei panini, la
conoscete la danza dei panini? E
quando si mangia delle scarpe?
Tempi moderni l'hanno ridato al cine
qualche anno fa, l'avete visto? Non
ditemi di no, è imprescindibile.
Spero almeno che oggi, quarant'anni
senza Chaplin, le tv si riempiano dei
suoi film, se ne parli, se ne parli.
I miei preferiti: La febbre dell'oro, Tempi
moderni, Charlot soldato, Il grande dittatore.

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giovedì 8 maggio 2014

Due parole con The Gentelmen’s Agreement

Tra poco in palude The Gentelmen’s Agreement, band partenopea innovativa sotto molti punti di vista. Partiamo dal disco, partiamo dalla sua confezione: Apocalypse Town, è un cartonato strano, bianco, legato da un vero bullone di fabbrica. È stato pensato dalla facoltà di Architettura di Napoli, in cambio di un concerto in università. Un baratto, come tutte le fasi del disco, dalla registrazione al SudEstudio di Campi (Lecce), ai costumi futuristi utilizzati durante il tour, realizzati dalla giovane stilista Simona Napolitano. Una scelta lontana dalle normali scelte produttive, diversa anche dal crowdfunding “di moda” oggi, in quanto non c'è moneta.
Apocalypse Town, uscito da circa un mese con la Subcava Sonora, giovane etichetta che ha rinunciato alla Siae, per diffondere le proprie produzioni in Creative Commons, è un disco alternativo al 100%. Queste scelte produttive rispecchiano alla perfezione il contenuto dell’album, un vero e proprio concept-album, con al centro un operaio, che stufo dei ritmi ripetitivi della fabbrica, come e peggio dell'omino di Charlot, fugge. L'uomo, finalmente liberato, trova nella natura il giusto modo di vivere. Un percorso nuovo, per niente banale, scandito dalle quattordici canzoni di Apocalypse Town... avrei altro da dire, ma non voglio rivelare troppo. Lascio la parola al gruppo. Pronti?

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