venerdì 4 settembre 2015

Franzen in testa ...

Superato il fatto di dover prendere un inserto del giornale confindustriale, superate patinate pagine di pubblicità, superati alcuni articoli dei quali potevo vivere senza (tipo Renato Pozzetto sdoganatore di omosessualità, tipo Bevi e Pedala), sono arrivato alle ultime pagine di questo IL Idee e Lifestyle del Sole 24 ORE, dove ho trovato la succosa anticipazione di un capitolo del nuovo romanzo di Jonathan Franzen tradotto da Silvia Pareschi (non ha certo bisogno di presentazioni per gli amici della palude, e non solo), che dal suo blog me l'aveva segnalato.
Come vedete dalla foto, Franzen mi ha preso alla testa, tanto scrive bene. Non ho mai letto un suo libro, ma dopo questa scorcio di Purity, credo inizierò presto. In uscita a settembre negli States, Purity sarà in Italia solo a febbraio 2016. Si respira aria di miti smitizzati, la Storia intrecciate con le storie, sottili ironie di un Wes Anderson con la penna: dalla Berlino est ottanta/novanta, dove un figlio di funzionari di Partito fa il ribelle in chiese di sovversivi, scopazzando a più non posso con ragazze disagiate socialmente, alla San Francisco di oggi, tra case occupate e povertà diffusa, dove vive Purity, per gli amici Pip, giovane squattrinata. E poi la Bolivia, in un campeggio cablato, dove chissà come si incontreranno i due ... e cosa faranno per la libertà d'informazione internazionale/internazionalista?
Questo è quanto trapela riguardo il romanzo evento. L'anticipazione si svolge a Berlino, città mito per molti, dove facciamo la conoscenza con Andreas Wolf, eccentrico figlio di dirigenti del Partito, decisamente poco in linea con loro. S'intitola La Repubblica del Cattivo Gusto, e se il romanzo è tutto su questi livelli, ci sarà da divertirsi ...  

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giovedì 23 luglio 2015

... quasi come Corradino

Io e Annie ad Operaforte (foto tratta quasi in diretta dal loro FB)
In questa calda estate andiamo spesso al cine all'aperto. Martedì in uno abbiamo gustato Rushmore, esordio geniale di Wes Anderson, inedito per i cinema nostrani, ieri Big Eyes, rivisto con piacere in un altro cinema (sono stato tra i blogger che l'ha difeso l'ultimo Burton, e confermo il parere positivo). Questa sera dovevamo tornare nel primo cinema all'aperto, l'Operaforte, in un forte diroccato vicino alla mia città. Davano Io e Annie, di Allen, in assoluto la pellicola da me più vista. La conosco a memoria, ma l'avrei rivista con piacere, come Corradino e la cugina, nel libro di Zio Scriba, Chiudi gli occhi e guarda. Le previsioni del tempo incerte ci hanno convinto a restare a casa, ma sicuramente ritorneremo in quel luogo dove sono in programma un sacco di cult (qui la lista completa). A parte l'ultimo pessimo Eastwood, che ho trovato un passo falso del vecchio buon cineasta a stelle e strisce, direi non hanno sbagliato un colpo. Per questo, vi linko pure la loro pagina FB, facendo un po' di pubblicità (progresso). Finalmente qualcosa di alt(r)o culturalmente nella mia città. Vi dico solo che l'ultimo film, il 9 agosto, sarà Il grande Lebowski. E poi, il giorno dopo, uno dei comici meno bolliti d'Italia, Natalino Balasso dal vivo, in Cinebalasso. Tra film vecchi e nuovi uno spasso ...

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mercoledì 11 marzo 2015

Volate al cinema dietro a questo piccione

Trentanove quadretti surreali, tristi, buffi, sulla vita, sulla morte, sull'assurdità di tutto ciò. Un film che incanta, giustamente Leone d'Oro a Venezia 2014, perché film autenticamente d'arte, fuori da qualsiasi epoca. Durante la visione si è presi da attacchi di riso, ma anche di panico, all'inizio ci si sente spaesati, per l'umorismo nero, molto scandinavo, vicinissimo a quello dei migliori Monty Python per le situazioni, o ai fratelli Kaurismaki per i personaggi. Poi ci si abitua, ad un crescendo di storielle, accadimenti, personaggi buffi o meschini, in cerca di amore, o soldi, o ricordi, o pace interiore.
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