martedì 25 aprile 2023

Lavanda e assenzio, intervista su MeLoLeggo


Perché Lavanda e assenzio, perché questo titolo?

Il titolo del romanzo, Lavanda e assenzio, l’ho scelto perché è il profumo del protagonista maschile del libro. Un profumo che lo caratterizza e che appartiene a lui e a tutto ciò che riguarda lui, come ciò che gli appartiene o i luoghi che frequenta. La lavanda è una pianta dalle proprietà rilassanti, l’assenzio era considerato in passato la “droga dei poveri”, sotto forma di liquore ricavato dalla pianta, e aveva proprietà estasianti per chi lo consumava in dosi elevate. Quindi possiamo dire che il protagonista della storia ha la capacità di calmarti ed inebriarti al contempo. Il titolo perciò, rappresenta lui.

Qui per leggere tutta la mia intervista a Cristina Fiorenzato

 

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sabato 7 gennaio 2023

Un anno senza Vitaliano Trevisan

Un anno fa ci lasciava Vitaliano Trevisan, scrittore, attore, intellettuale come pochi. Guardatelo nella foto e capirete molto di lui: diretto, lucido, senza falsità o giri di parole o compromessi. Da quando ho saputo della sua morte ho iniziato a leggere tutto di lui, e cercare di vedere film, come lo stupendo Primo amore di Matteo Garrone del quale scrisse la sceneggiatura oltre a interpretarlo. Mi colpisce il suo modo di raccontare le storie, personali o no, le sue osservazioni sul mondo dalla morte alla prostituzione, dai giardini delle case venete alle strade della Nigeria. Troppo forte, troppo vero, lontano da conventicole o dai poteri, stampa, teatro, cinema, intellettuali di regime... lui era lontano da tutti. Forse per questo ci ha lasciati, ma ci ha lasciato un patrimonio di libri da leggere e rileggere, per cercare di essere un po' come lui.

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venerdì 8 luglio 2022

L'ultimo raccolto, un racconto di Paolo Zardi


Finalmente ho letto un libro di Paolo Zardi, amico blogger che conosco e del quale qui ho scritto spesso. Finalmente l'ho letto, ma non perché manchino suoi libri (i suoi ultimi due sono sul cassetto, pronti da leggere da qualche anno), ma per mancanza di concentrazione mia. Questo libro, L'ultimo raccolto, è un racconto di 90 pagine, perfette per un viaggio in treno. Infatti l'ho letto in treno, dove sappiamo lo scrittore padovano ha spesso lavorato ai suoi testi. La storia di L'ultimo raccolto è scritta con il suo stile di borghese colto e progressista, e racconta la crisi sentimentale di un uomo di 50 anni abbandonato dalla moglie. 

Seconda uscita per Tetra Edizioni, che punta a pubblicare libri di singoli racconti, in un formato tascabile a un prezzo di 4 euro. L'ideale per per me, che riesco a leggere poco, ma che ho da sempre adorato la forma racconto, bistrattata in Italia. 

L'ho trovato un libro molto suo L'ultimo raccolto , con i suoi temi classici, dall'amore alla sofferenza, il sesso, la coppia, i figli, il corpo, la morte. In parte è stato doloroso leggerlo, per motivi miei, ma mi è piaciuto farlo. Consigliatissimo, come tutti i libri di Paolo Zardi.

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martedì 17 maggio 2022

Tristissimi giardini e altre cose su Trevisan

Conoscevo Vitaliano Trevisan solo di nome, e per averlo intravisto in qualche film. Dopo la sua scomparsa, colpevolmente dopo, ho iniziato a interessarmi  ai suoi libri e ai film. Dopo avere visto Primo amore, un film toccante, che mi ha molto impressionato, ho letto Una notte in Tunisia, testo teatrale che ricorda il Craxi esule, portato in scena qualche anno fa da Alessandro Haber, e ora Tristissimi giardini. Questo ultimo sembra un'autobiografia sotto forma di pensieri sulla vita, sulla morte, sulla vecchiaia, sul Veneto, sui veneti, sugli scrittori veneti, sui politici veneti, sul mondo del cinema, sulla moto, sul Palladio...

Ho scoperto uno scrittore lucido e intelligente, ironico, decisamente senza peli sulla lingua. I tristissimi giardini del titolo sono quelli delle villette del suo paese, tutti uguali, con il prato all'inglese, qualche ulivo secolare trapiantato. Trevisan va contro i luoghi comuni, anche sulla malattia, la medicina che ci ha allungato la vita, però a caro prezzo. Anziani con acciacchi più o meno gravi, che tirano avanti ingrassando cliniche private. Ma bisogna leggerlo, parlarne si rischia di banalizzarlo. Buffo il suo incontro con Meneghello, conosciuto in occasione della lettura di Libera nos a Malo. Avevano chiamato Trevisan a leggerne alcuni capitoli, e dopo erano andati a cena, dove parlarono di moto, una loro grande passione comune, escludendo gli altri commensali che non se ne intendevano (per fortuna, dice Trevisan, si sarebbe annoiato a morte a parlare di libri). Insomma, una bella testa questo Trevisan, mi piace. Leggerò presto altri suoi libri. Voi lo conoscete?

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