lunedì 16 marzo 2015

Due parole con Femina Ridens

Ritorna in palude Femina Ridens, ritorna a due anni dal primo incontro con un disco ancora più forte del precedente. L’ho amato fin dal primo ascolto questo album, anzi, appena ho visto la copertina (particolare e personale, come quella precedente), ho pensato di aver fatto bene a contribuirne alla sua realizzazione, aderendo alla campagna di crowdfunding lanciata alcuni mesi fa. Il disco si intitola Schiaffi, ed è vero e carnale come uno schiaffo. Come quelli di certi film che sembravano autentici, con la mano a colpire la faccia. Dico questo perché ho sentito in Schiaffi qualcosa che ti tocca nel corpo e non ti lascia indifferente, lancia dei segnali corporei a partire dalla mente.
Schiaffi, uscito per le edizioni ABuzzSupreme, che seguo con  piacere estremo da anni, è nato durante i molti live che Francesca Messina/Femina Ridens, ha fatto in giro per l’Italia e anche fuori (tra le varie cose, ha partecipato a Resistenze in quel di Berlino, insieme a Wu Ming e Luciana Castellina). È nato vivo dunque, con accanto, ancora una volta, Massimiliano Lo Sardo, con il quale c’è una sintonia non solo artistica. Otto pezzi per niente facili, autentici, di cantautorato femminile da un’altra Era (gli anni ’70? … il futuro?). Titoli come L’educazione sentimentale, La banalità, Masturbati (pezzo preso in prestito da Andrea Tich), Rivendica l’erogeno. Ecco, questo disco rivendica l’erogeno, direi pasolinianamente. Parliamone. Pronti?

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domenica 9 novembre 2014

Il Muro - 25 anni dopo ...

Foto mia, presso East Side Gallery - estate 2014
Per tutte que­ste ragioni non con­di­vido la spen­sie­rata (agio­gra­fica) festo­sità che accom­pa­gna, anche a sini­stra, la cele­bra­zione del crollo del Muro. Soprat­tutto per­ché – e que­sta è forse la cosa più grave – l’89 è anche il tempo in cui per milioni di per­sone prende fine la spe­ranza – e per­sino la voglia – di cam­biare il mondo, quasi che il socia­li­smo sovie­tico fosse stato il solo modello pra­ti­ca­bile. E via via è finita per pas­sare anche l’idea che tutto il secolo impe­gnato a costruirlo anche da noi era stata vana per­dita di tempo.
Luciana Castellina - da Il manifesto di ieri, 08/11/2014
Per leggerlo tutto qui

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