sabato 25 agosto 2018

Rece d'Alligatore: Fabio Curto


Fabio Curto, Rive Volume 1
Fonoprint
Dalla vittoria del talent show televisivo di RAI 2 The Voice of Italy nel 2015 alla laurea in Scienze Politiche, dal suonare per le strade d’Europa da solo o con band al comporre un disco d’esordio quasi totalmente in italiano, questo Rive Volume 1, a un tour in Australia. Questo è in semplici passaggi Fabio Curto, autore di un blues sofisticato, con una bella voce.
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martedì 29 marzo 2016

Rece d'Alligatore: Mikeless



Mikeless, Il maniaco
Taitù Music
Esordio ufficiale di Mikeless al secolo Michael Fortunati. Artista di strada, di quelli che con la propria voce, una chitarra e una loopstation, ti disegnano un mondo davanti; il suo, piccolo o grande che sia. Come ha fatto con Il maniaco, un album completamente acustico, otto bozzetti ironici, fatti di parole e suoni tanto semplici quanto diretti.
Le canzoni più apprezzabili sono le prime, quali Anima, brano che riflette con sincerità, mi pare, sul femminile, Castigo, celantanata dedicata all’amata, Il maniaco, ben calibrato racconto di uno stalker telefonico. Coda infuocata con il sarcasmo sui rapporti genitori/figli di Solstizio generazionale (pure troppo), e la tirata sui sintomi/atti dell’innamoramento di Funky Blues, l'unica traccia arrangiata con altri strumentisti.
Otto pezzi facili, cantati in italiano, nei quali traspare in parte una certa autobiografia, tra ironia e simpatia. Un bel modo di presentarsi. Vediamo cosa farà in seguito …

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mercoledì 18 novembre 2015

Rece d'Alligatore: Casablanca


Casablanca,Casablanca
Ostile records
Il tema del tradimento al centro dell’omonimo disco d’esordio dei Casablanca, nuovo progetto di Max Zanotti (Deasonika, Rezophonic). Un tema su cui regge la nostra sporca società, un tema scivoloso svolto con diligenza e senza moralismi, tra il rock e il pop. Il ritmo e le chitarre dominano in tutte le canzoni, che si parli d’amore sentimentale, disillusione, timidezze, doping (nella musica), eroina.
Essendo in un periodo sentimentale preferisco i pezzi più “romantici”, a partire da Non so mai dirti che … chitarra/voce sull’incapacità di dichiararsi (pare di risentire i Timoria) o La percezione di un addio, con l’elettronica a raccontare la fine di un ammmore. Piacevole anche Non lo volevo, rock dal piglio Litfiba sulla disillusione dei nostri giorni o l’apertura dell’album Gelido, con chitarre e voce al massimo. Troppo ermetici in Ghiaccio sulle mani e Il cielo delle sei. Celentano fuori tempo massimo nella conclusiva Legami gli occhi.
Un disco tra l’underground e il mainstream, tra Sanremo Giovani e certi Led Zeppelin. Qui sta il suo fascino, qui sta il suo limite. 


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