venerdì 9 gennaio 2015

Due parole con John Mario



È un vero piacere aprire le interviste del 2015 con John Mario. Lo è perché lo conosco da alcuni anni, come musicista e amico di penna, l’ho visto suonare un paio di volte e parlato al volo le stesse. È un cantautore vero, capace di passare dall’italiano all’inglese senza falsi imbarazzi (è anche Dead Man Whatching, intervistato qui due anni fa), di creare una sua label (la Cabezon, che in soli 4 anni ha pubblicato una decina di album), di tornare con un album come questo, per chiudere i conti con il passato e ripartire pulito. Almeno questa è la mia impressione, dopo i primi ascolti di Per fare spazio, album intimo e vero.
La copertina del disco, immaginifica, favolistica (da favola nera?), ma con lo stesso John Mario a fissarti, è molto rappresentativa del suo contenuto: undici pezzi biografici, cantanti in modo diretto, tenendosi strettamente sul confine tra reale e surreale. Canzoni lasciate in sospensione per alcuni anni (l’ultimo lavoro firmato John Mario era del 2008), ricordi riaffioranti, sogni, scazzi, disillusioni, riferimenti a Pavese e Jack London. Temi da cantautore classico, tra il pop e il folk, con il grunge come trampolino di lancio. Ovviamente tutto targato Cabezon. Un bel Cabezon. Interroghiamolo! Pronti?

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venerdì 14 febbraio 2014

Due parole con Nicola Sartori



Fa piacere avere un cantautore della propria città ogni tanto in palude, come questa sera, che vedrà protagonista Nicola Sartori. Anzi, qualcosa di più, un cantattore, come il titolo del suo disco d’esordio Cantattore, che lo porta per la prima volta su questi schermi. Il titolo lascia presagire un vero interprete delle proprie canzoni. Scrittore, autore, attore.  Del resto, la copertina parla chiaro: c’è lui con un disegno esplicativo, un grafico con cinepresa, una nota musicale, il simbolo del vil denaro d’Europa. Una metafora sullo stato dell’arte? Una critica alla politica economica del vecchio continente? Sarà di sicuro un argomento da approfondire.
Registrato nel cuore della Valpolicella, terra di quel buon vino, Cantattore ha il gusto del prodotto artigianale, fatto con calma e dedizione, una serie di amici giusti accanto alla voce e chitarra acustica di Nicola. A produrre il disco, un’altra bella realtà della città, quella Cabezon records di John Mario, passato di qui con altri suoi pregiati prodotti. Questo è un pop cantautorale, un po’ folk, un po’ rock, con fiati, archi, la fisarmonica, ma anche le chitarre elettriche, il basso e il contrabbasso. E poi la voce di Nicola Sartori, da cantautore autentico, capace con le parole di disegnarti un mondo. Ascoltiamolo qui. Pronti?
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lunedì 11 novembre 2013

Due parole con The Softone

Ritorna in plaude The Softone, progetto dinamico di Giovanni Vicinanza tra rock internazionale e cantautorato nostrano cantato in inglese. Ritorno con un disco breve, ma intenso, intitolato Tears of lava, riferimento per niente velato al Vesuvio, nei pressi del quale l’ep è nato (registrazione e mixaggio presso il suo Lavalab Recording Studio di Boscotrecase, poco sotto il vulcano, e si sente…). Sei pezzi decisi, senza nessun calo di tensione, tra ballata rock, influenze blues, folk acidulo, la voglia di raccontare storie. Provate ad ascoltarle freedownload cliccando qui.
Secondo capitolo della storia dei The Softone con la Cabezon Records di John Mario, label a me vicina geograficamente (sono di Verona), che in poco tempo ha messo in fila una bella sfilza di album. Tra le sue prime uscite, poco più di un anno fa, proprio la seconda prova di questa band, Horizon Tales, del quale parlammo su questi schermi. Tears of lava sembra la perfetta continuazione di quel disco, forse alzando di più i toni e il calore. Anche la bella copertina, con quel pezzo di lava svolazzante nel rosso della terra bruciante (sarà così? …è una mia interpretazione) sembra indicare questo. Vedremo che mi dice Giovanni. Pronti?  
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martedì 23 aprile 2013

Due parole con Dead Man Watching



Arrivano in palude i Dead Man Watching, e posso dire, gli attendevo da molto. Conosco il gruppo da un bel po’ di anni, ho seguito il loro evolversi nel corso degli anni, con piccoli ma preziosi ep, fino all’esordio di oggi, Love come on! Ancora l’amore? Nota dominante della musica underground del 2013? Non saprei dire, sono undici ballatone folk-rock molto delicate, e qualcosa con l’amore potrebbero avere a che spartire. Acide e soavi come la copertina lascia intendere, con quei soffioni ripresi nel momento di perdersi in volo, possono ricordare certi Wilco, se volete un paragone che riempia le orecchie.
Uscito ad inizio anno per Cabezon records, piccola ma preziosa label della mia città, Love come on! sta accompagnando perfettamente questa timida primavera. Questo album appare il classico disco che cresce ascolto dopo ascolto. Forse perché, dietro al progetto Dead Man Watching, ci sono tre musicanti diversi, ma compatibili: John Mario, voce e chitarra da vero folksinger (la scorsa estate l’ho visto live, da solo, ed è stato magico), Gio, poliedrico strumentista (dal moog all’ukulele, l’hammond, chitarre, basso …chiedete e vi sarà dato), Astor Cazzolla, un nome che fa ridere, ma dietro la batteria non scherza (autore anche della foto di copertina e di tutto il libretto). Insomma, un gruppo così, non si trova facilmente. Per questo è in finito dritto in palude. Pronti?

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martedì 17 luglio 2012

Due parole con El Matador Alegre


El Matador Alegre per la prima volta in palude, arriva in questi giorni caldi, giusto per aumentare il calore e l’emotività. Un matador pacifico, senza il sangue di quella brutale mattanza, ma con un gusto spiccato per la musica, come quel toro che si rifiutava di fare la corrida per fare musica in un vecchio cartoon Disney, ricordate?. In questo omonimo suo disco d’esordio, da poco uscito per la Cabezon Records, piccola label in costante crescita, crea delle melodie di alternative-pop malinconico, con la testa e i piedi ben piantati negli anni ’90.
Grunge dunque, elettronico e malinconico, come questa splendida copertina può far immaginare. Come in essa convivono diversi elementi: il sintetico e il naturale, il meccanico e l’animale, la concretezza e il sogno. El Matador Alegre in un’ora di musica ben calibrata in dodici brani onirici e a tratti retrò, riesce a costruire delle trame sonore con la sua voce, il piano, sinth, e l’abile uso dell’elettronica. Il bello è che, come il matador riesce ad essere allegro e non sanguinario, questa sua musica riesce ad essere calda, umana …ma qui comincio a sbrodolare. Meglio sentire se El Matador Alegre è pronto.     

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martedì 8 maggio 2012

Due parole con Veronica Marchi


Questa sera per la prima volta in palude Veronica Marchi, cantautrice di Verona che ho seguito da sempre senza mai approfondire, purtroppo. Me ne ha dato un’ottima occasione il disco La Guarigione, in uscita ufficiale tra una settimana per la neonata Cabezon Records (dopo l’esordio con il cd dei The Softone, già graditi ospiti su questi schermi). I primi ascolti de La Guarigione mi hanno conquistato totalmente per il modo di cantare in italiano e le storie raccontate, per la semplicità nel proporsi e per la maturità musicale… e poi senti certe melodie uniche e senza tempo (è questa l’impressione più forte, è questo ciò che resta).
Nonostante la giovane età, sono in realtà molte le esperienze di Veronica: dalle scrittura delle prime canzoni quasi bambina, allo studio del piano classico, dalla passione per la chitarra acustica, al cantare nel gruppo rock Maryposh, da un blog dove pubblicava i suoi racconti brevi poi proposti in radio, all’esperienza teatrale con Natalino Balasso (stufo della tv, sta facendo un sacco di buon teatro)… e poi ha trovato il tempo di fare tre dischi da sola. Anche se la definizione solista non è del tutto corretta, in quanto accanto a lei troviamo spesso, come in questo recente cd, Maddalena Fasoli e Andrea Faccioli (negli amatissimi Lecrevisse dieci anni fa, e poi tante cose). Veronica sembra un mare con tanti affluenti, forse per questo è arrivata anche in palude. Pronti?   

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sabato 5 maggio 2012

Regali di amici d'Alligatore per voi

In questo periodo sono bombardato (pacificamente) da dischi; mi scrivono e sottopongono all'ascolto le ultime novità, giovani e vecchi musicanti, amici discografici, label indipendenti appena nate o quasi, tutta gente che spesso si sbatte per passione vera e non per soldi (esistono). La stessa passione che mi ha spinto, quasi dieci anni fa, a trasformarmi in Alligatore.
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venerdì 23 marzo 2012

Due parole con The Softone


The Softone per la prima volta in palude, il posto giusto per raccontare le loro storie. Loro? Forse dovrei dire sue, perché The Softone è un progetto dietro al quale c’è il musicista napoletano (forte quest’anno Napoli, spesso sul blog) Giovanni Vicinanza, che con alcuni amici fidati ha fatto questo suo secondo cd, Horizon Tales, ufficialmente fuori lunedì prossimo. L’ho ascoltato parecchio in questo periodo, apprezzandolo molto per la sua dinamicità nei suoni e nelle tematiche. Rock, blues, folk, fatto con stile e spirito innovativo.
Horizon Tales segna l’esordio di una nuova etichetta indipendente, che casualmente ho scoperto essere nata nella mia città, creata con entusiasmo e passione autentiche da una mia vecchia conoscenza, John Mario. Altra vecchia conoscenza dietro ad Horizon Tales è Cesare Basile, tra le menti più lucide dell’alternative-rock italico, qui presente come voce e chitarre in alcuni pezzi, e supervisore artistico del progetto. Un disco con molta bella gente da tutta Italia, validi aiuti a Giovanni per dare vita al suo mondo: undici pezzi che richiamano alla memoria il meglio della nostra musica più amata, soffici ballate e momenti più hard da Dylan a Mark Lanegan. Ma non voglio fare troppi paragoni: The Softone è The Softone …ve ne accorgerete ascoltandolo. Pronti?    

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