
DALLA QUARTA DI COPERTINA DELL'EDIZONE DI QUESTO LIBRO
"Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che
Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto
Beniamino Placido su
La Repubblica, aggiungendo: "in questa scrittura molto 'letteraria', ripetitiva, sostanzialmente prevedibile,
Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso,
Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni (al tempo in cui scrive questi racconti, attorno al '70), le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio
Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco... Lui,
Charles Bukowski, 'forse un genio, forse un barbone'. Anzi, 'io
Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito', perché questi racconti sono sempre, rigorosamente in prima persona. E in presa diretta."
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