domenica 5 maggio 2019

Io leggo Linus

Ho ricominciato a leggere Linus dal giugno scorso, e da agosto 2018 mi sono abbonato. Trovo che la nuova versione con Igort direttore sia stupenda. Mi piace leggerlo dall'inizio alla fine, dalla copertina alla pubblicità sull'ultima pagina. Leggevo Linus da ragazzino, dopo avere abbandonato Topolino era diventata la mia rivista. Non ricordo quando ho smesso e perché, ma ora che l'ho ritrovato credo non lo lascerò più.
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giovedì 3 gennaio 2019

Un anno al cinema … il 2018.

Film del 2018: Notti magiche di Paolo Virzì

Ecco la consueta lista dei film visti al cinema nel corso dell’anno che si è appena concluso. Ben 49 sono i film visti nella buia sala cinematografica nell’anno appena passato. Un bel numero, 6 pellicole in più rispetto al 2017. Elle e io manteniamo alta l’affluenza al cinema, non c’è che dire. Come noterete quest’anno ci sono i voti di entrambi (mele per Elle, pere per me), simboli presi dal nostro orto, in base ai nostri gusti in fatto di frutta. Ma tornando ai film, dico che il 2018 è stata una buona annata, con film memorabili a partire dalle pellicole italiche. Penso...
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lunedì 5 marzo 2018

Il nostro miglior cineasta vivente

Avrei voluto più Oscar a Luca Guadagnino,
per il suo splendido film Chiamami col
tuo nome.
Il premio a James Ivory, che ne ha scritto la
sceneggiatura tratta dal romanzo di Aciman,
mi sembra poco.
Lo meritavano i due splendidi protagonisti,
cento volte meglio di Gary Oldman nella
favoletta su Churcill.
Lo meritava Esther Garrel, primo amore etero
del protagonista, prima di quello gay; un po'
di coraggio Academy.
Lo meritavano le musiche di Surfian Stevens,
uno statunitense come voi, che ha fatto
qualcosa di magico.
Lo meritavano i costumi anni '80: vi posso
assicurare che ci vestivamo così, in Italia,
in quel decennio futile.
Lo meritava Luca Guadagnino, come regista
e film,  meglio del Toro e di tutta l'Arena:
è lui il nostro migliore cineasta vivente.

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lunedì 2 gennaio 2012

Elogio di Luca Guadagnino - seconda parte

La seconda parte dell'Elogio a Luca Guadagnino riguarda un documentario che ho visto sempre lo scorso dicembre, in occasione dell'omaggio al regista presente a Verona per dirigere l'opera di Giuseppe Verdi Falstaff. Si tratta di Inconscio italiano, doc-film moderno, su di un argomento poco noto, come la conquista e occupazione dell'Etiopia da parte dell'Italia fascista.
Nella prima parte alcuni intellettuali trattano l'argomento da vari aspetti: dal lato storico (Angelo del Boca e Lucia Ceci), a quello antropologico (Iain Chambers e Michela Fusaschi) a quello filosofico (Alberto Burgio e Ida Dominijanni). Agganci con il presente, poche rivelazioni, ma molte cose tenute nascoste nel nostro inconscio. E se le parole non bastano a sfatare il mito di "italiani brava gente", le immagini della seconda parte lo fanno eccome. Occupazione brutale voluta da Mussolini (che però si vede pochissimo, non si espose direttamente, lasciando spazio ai suoi gerarchi), sterminio di massa con l'iprite sganciata dal cielo dentro le bombe, intervento umanitario successivo per coprire il danno e zittire le proteste internazionali (ridicole, se pensiamo provenire principalmente da una potenza coloniale come la Gran Bretagna, ma non per questo sbagliate), la costruzione di strade e di altre grandi opere utili all'occupazione militare, i rapporti sessuali con le donne di colore da parte dei militi con il benestare delle alte gerarchie.
Insomma un quadro perfetto, una lezione di storia in 100 minuti (gli insegnanti che mi leggono prendano nota). Presentato nel 2011 a Locarno e al Torino Film Festival, dimostra la cultura e conoscenza della storia del regista quarantenne. Sarebbe interessante tornasse tra qualche anno con una pellicola cinematografica, per rendere con forza questo inconscio italiano e renderlo così più conscio. Ne abbiamo bisogno ... 

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giovedì 29 dicembre 2011

Elogio di Luca Guadagnino - prima parte


Questo mese, come da tradizione, è velocissimo. Forse perchè le ferie sono divertenti, e quando ci si diverte il tempo vola. Questo mio dicembre è stato divertente, anche perchè ho visto un bel po' di film di Luca Guadagnino, è ho capito che per il cinema italiano non tutto è perduto. Guadagnino è un grande, capace di saltare senza problemi dal cinema di finzione al documentario fino all'opera lirica (in questi giorni mette in scena nella mia città il Falstaff di Verdi, e se avessi avuto tempo e soldi sarei andato a vedere pure quello). Il 7 dicembre è stato omaggiato in un cinema dove vado spesso, con due film, Melissa P. del 2005, e Io sono l'amore del 2009 e io avevo un biglietto omaggio (un sentito grazie alla cassiera del cinema).
Conoscevo di fama il libro di Melissa Panarello, e avevo già visto in televisione questa trasposizione, facendo allora zapping in quanto mi sembrava banale e noiosa. Al cine è stata invece una visone diversa. Il film ha preso spessore, mi è sembrato un modo molto delicato e buono di trattare l'argomento, che, come saprete, è quello della scoperta del sesso da parte di una ragazza e del suo scontrarsi con gli adulti. Un film buono, devo dire, un ritratto centrato dei giovani d'oggi, del parlare con cognizione di causa di Internet, delle chat e di un nuovo mondo vecchio. Una film buono anche grazie ad un bel cast a partire dalla protagonista spagnola Marìa Valverde, a Gerarldine Chaplin nella parte della nonna anticonformista (è lei quella dei cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, del sottotitolo del libro), e di giovani promettenti attori in ruoli minori (Elio Germano, Alba Rohrwacher, Claudio Santamaria).
Grandissimo cast anche nell'altro film visto di seguito, Io sono l'amore, per me, lo dico subito, un capolavoro da vedere assolutamente. Lo sarebbe anche se fosse un film muto, grazie alla bellezza della Milano ripresa dal regista siciliano: l'apertura sotto la neve è uno dei migliori inizi della storia del cinema, al pari di Manhattan e Uccellacci e uccellini; ma non solo, anche la Milano d'estate, certi suoi scorci mai visti, oppure la campagna ligure dove si incontrano i due amanti motore del film. Mi è sembrato di vedere le immagini raccontare una storia, come dovrebbe succede sempre. 
L'ambiente di Io sono l'amore è quello di una ricca famiglia di industriali del tessile, raccontata nei suoi rapporti di amicizia e di sesso. In particolare le donne della famiglia sono le più vive, a partire dalla moglie del rampollo designato, un russa apparentemente fredda (è Tilda Swinton), che si rivelerà per nulla fredda nei rapporti carnalissimi con il giovane cuoco (Edoardo Gabriellini) amico del figlio. I suoi incontri d'amore nella campagna vicino alla vecchia casa destinata a diventare un ristorante di grido della famiglia, sono da cineteca, un vero idillio nei campi, e Guadagnino mostra una rara capacità nel riprendere scene di sesso (poco italiana, direi). Ma è meravigliosa anche la seduzione precedente a questo, nata dai piatti speciali preparati dal giovane cuoco. L'altra donna viva è la sempre ottima Alba Rohrhwacher, qui nel ruolo della figlia del rampollo, scopertasi lesbica e ribelle (sarà l'unica a piangere l'allontanamento della madre, ma non aggiungo altro per non rovinarvi la visione). Il rampollo è interpretato forse dal nostro più grande attore teatrale vivente, sicuramente il più sperimentale e sconvolgente, Pippo Delbono. Viene designato a capo dell'azienda la notte della nevicata dal padre ormai alla fine (Gabriele Ferzetti); la porterà in borsa per poi venderla a degli arabi che la smembreranno. Nessun rispetto per il lavoro e i lavoratori (a parte un debole tentativo di uno dei figli, memore della passione del nonno, non un santo, ma uno che credeva nel lavoro).  Colpo di scena finale che non racconterò, con un crescendo drammatico mirabilmente creato quasi solo con le immagini. Insomma, un film stilisticamente e ideologicamente impeccabile, paragonato da alcuni a Pasolini e Visconti, per me assomiglia solo ad un grande: Luca Guadagnino. Il film è del 2009 e mostra perfettamente la crisi, la decadenza morale e fisica, nonché economica, del capitalismo europeo, quasi come fosse la nobiltà del '700.
Mi sono spellato le mani ad applaudire Guadagnino presente in sala. Ha parlato brevemente della sua attività attuale, di regista dell'opera Flastaff, cosa inedita per lui. Poi ha presentato un film di un cineasta a lui caro, Jonathan Demme, in passato da Guadagnino analizzato in alcuni articoli. Il film previsto era Qualcosa di travolgente, che quando uscì nel 1986, ha raccontato, non riuscì a vedere perchè troppo poco in cartellone nella sua Palermo (come nella mia Verona). Uno dei migliori film di Demme per me, prima del successo planetario de Il silenzio degli innocenti (un cult per Guadagnino, meno per il sottoscritto). Colpo di scena della serata: il film previsto, probabilmente causa uno scambio di pizze, non c'è. Al suo posto un vecchio film in bianco e nero. Non chiedetemi il titolo, perchè me ne sono andato alla ricerca di un bar per bere dell'acqua (avevo in corpo dal pomeriggio solo una birra e un caffè, ma ero sazio di vero cinema ...).

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