mercoledì 24 aprile 2019

In palude con i TV Lumière

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE

Rock sperimentale/Folk/Dark ambient

DOVE ASCOLTARLO Spotify, Itunes, Deezer

LABEL I dischi del Minollo

PARTICOLARITA’
suggestivo folk-rock cantautorale


CITTA’: Terni

DATA DI USCITA 22/03/2019

L’INTERVISTA

Come è nato Avrei dovuto odiarti?

Un saluto ai lettori e grazie per l’invito. Avrei dovuto odiarti nasce con l’esigenza di dare un seguito ai lavori precedenti, attraverso un processo di evoluzione del nostro sound. Abbiamo impiegato molto tempo per realizzarlo, mettendo insieme delle nuove idee, nel lasso di tempo intercorso dall’uscita del disco precedente, secondo noi è stato un periodo importante che ci ha dato nuovi stimoli e idee molto interessanti da sviluppare. Pur con l’intenzione di non allontanarci dal nostro particolare stile avevamo l’idea di dare alla luce un lavoro che fosse una sintesi dei lavori precedenti a livello compositivo e strumentale, ma sentivamo il bisogno di dare un tocco particolare a livello espressivo/vocale.

Perché questo titolo?

Bella domanda! Abbiamo impiegato circa un mese per trovare il titolo giusto. Non siamo il tipo di persone che fanno le cose seguendo un preciso iter o dei percorsi prestabiliti, siamo molto istintivi ma nello stesso tempo mettiamo molta attenzione nei dettagli. Un titolo secondo noi non deve essere forzato. Soprattutto non deve essere stabilito prima di concepire il disco altrimenti finisce per condizionarlo. Quindi a lavoro finito lo abbiamo ascoltato molto per trovare il titolo che potesse accomunare i vari testi, le atmosfere e che stesse bene a livello estetico nella copertina. Il titolo è una cosa importante perché definisce in una parola o in una frase un intero album. Avrei dovuto odiarti porta con sé i titoli dei precedenti dischi dove la linea sottile fra amore e odio ne è sempre stata il filo conduttore. Nello specifico caso ci è piaciuto il fatto di utilizzare come titolo del disco la prima frase che si ascolta in esso, infatti il brano L’indifferenza inizia con la frase Avrei potuto odiarti riferita a un amore perduto, per dare un senso che accomunasse anche le altre canzoni abbiamo cambiato il verbo da potuto a dovuto, in quanto essendo presente all'interno del disco anche il tema della guerra (in particolare scenari riguardanti il primo conflitto mondiale) ci piaceva sottolineare quel sentimento che tutti i combattenti in un modo o nell’altro si trovano ad affrontare prima di sparare al nemico, uno sconosciuto con una propria storia che si sono trovati nella necessità di uccidere senza provare un vero e proprio odio personale, e che tuttavia nella vita si ripresenta anche nei momenti in cui uccidiamo qualcuno anche in senso figurato, solo magari perché qualcuno o qualcosa lo rende necessario contro la nostra volontà.

Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Dopo la sostituzione di Irene, la vecchia bassista, con Alessandro, abbiamo avuto un periodo di adattamento abbastanza lungo, con idee, proposte e stili diversi. Tuttavia abbiamo subito iniziato a proporre dei brani nuovi, portando delle idee da sviluppare e arrangiare. In questi casi ci è sempre capitato di impiegarci un po’ per tirare fuori il primo brano, ma, una volta sviluppato, tutti gli altri vengono da sé, è come accendere una miccia. Normalmente questo brano ha già di per sé uno stile abbastanza definito e finisce per influenzare i brani successivi. In questo caso il primo brano proposto è stato Canzone Bianca la quale ha dato una prima impronta al lavoro, ma forse è stata Sonny J. Barbieri che in seguito ha indirizzato maggiormente l’album. Poi strada facendo abbiamo creato altri brani, tuttavia quelli che hanno fatto da raccordo con tutta la produzione sono stati gli ultimi creati. Una volta ultimati i primi 4 brani li abbiamo registrati in studio per capire le loro potenzialità o le criticità, dopo un paio di anni, una volta definite tutte le canzoni, siamo entrati in studio e abbiamo iniziato le riprese. In circa 3 sessioni, in altrettanti studio di registrazione abbiamo ultimato il lavoro.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione dell’album?

In generale durante la lavorazione siamo stati molto concentrati, certo, conoscendoci tutti da tanto tempo ed essendo anche buoni amici non mancano mai episodi simpatici e situazioni divertenti. La collaborazione con Carlo Zambon poi è stata molto importante, credo di poter dire che siamo andati dritti verso l’obiettivo senza distrazioni e si è creato un clima collaborativo, fatto di proposte interessanti da parte di tutti che a volte hanno modificato sensibilmente ma in maniera interessante alcune soluzioni strumentali.

Se Avrei dovuto odiarti fosse un concept-album su cosa sarebbe? … anche a posteriori.

Sicuramente a posteriori, in quanto non nasce con tale intento. I brani sono affini a livello di testi a gruppi di 2-3. Se dovessi pensare a un filo conduttore che li lega direi assolutamente l’ambientazione storica, intorno ai primi decenni del secolo scorso. Un tema che potrebbe accomunarli, la forte attenzione verso i sentimenti e gli stati d’animo o anche i pensieri e i ragionamenti che affiorano alla mente dei personaggi. Tuttavia i testi parlano di guerra, di traversate oceaniche e di amori perduti, quindi, in qualche modo, di condizioni di costrizione che i nostri personaggi si trovano ad affrontare.

C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri dell’intero disco? … che vi piace di più fare live?

Federico: personalmente provo un grande piacere nel suonare tutti i brani contenuti nel disco, ancora non ci sono brani che mi entusiasma di meno suonare … Come è fisiologico che accadrà in futuro. In assoluto il brano di cui vado più fiero è L’indifferenza, forse il brano più rappresentativo dell’album ed anche il più complesso.

Come è stato produrre il disco con Dischi del Minollo? Label ormai storica … come è nata e sviluppata la collaborazione?

Con i Dischi del Minollo ci stiamo trovando benissimo. Molto professionali ed attenti, devo dire che raramente ho trovato un così diretto e stretto rapporto con una label e soprattutto persone serie e disponibili come Francesco Strino e i suoi collaboratori come Daniela Nativio. Ci siamo conosciuti tempo fa e abbiamo pensato di proporre a loro questa collaborazione, in quanto conoscevamo le loro attitudini e i loro gusti. La collaborazione è nata nel mese di febbraio in un bar di Lanciano. Speriamo di continuare su questa strada.

Bella la copertina, fuori dal tempo e dallo spazio … come è nata? Di chi è opera?

Federico: Grazie per il complimento. È stata anch’essa frutto di un lungo lavoro, diversi tentativi ed esperimenti. In passato abbiamo quasi sempre delegato ad altri questo lavoro, tuttavia questa volta mi sentivo ispirato ed ho voluto farla io, l’ho disegnata e mi sono anche occupato dell’impostazione grafica e di tutta la produzione. Nasce tecnicamente dalla sovrapposizione di due quadri che ho dipinto anni fa e il risultato, un po’ fumettistico, è quello che a un certo punto mi ha di più convinto. Credo dia una certa riconoscibilità al disco.

Come presentate dal vivo l’album?

In maniera tradizionale, suonandolo… Sono in programma alcuni concerti ma stiamo lavorando per il prossimo autunno a un tour dove suoneremo fra l’altro, in alcuni teatri.

Altro da dichiarare?

Ti ringraziamo ancora per l’attenzione.

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12 Commenti:

Alle 24 aprile 2019 00:04 , Blogger Alligatore ha detto...

Gran piacere ospitare in palude questa sera i TV Lumiere, band dalle suggestioni rock-cantautorali, con storie cantate in italiano.

 
Alle 24 aprile 2019 00:06 , Blogger Alligatore ha detto...

Nove torbide canzoni per questa loro quarta uscita per I Dischi del Minollo, label autenticamente di culto che mi piace sempre ospitare qui.

 
Alle 24 aprile 2019 00:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Le loro storie, come anticipato nell'intervista, parlano di guerre, in particolare la I^ guerra mondiale ... a questo proposito segnalo Il tranello, con parole pensate, pesate, perfette a raccontare la folle cattiveria di quel conflitto.

 
Alle 24 aprile 2019 00:11 , Blogger Alligatore ha detto...

Come Ipotesi di ritirata lungo pezzo cantato in modo corale, epico, dilatato, con le corde di chitarra tese a creare una melodia.

 
Alle 24 aprile 2019 00:13 , Blogger Alligatore ha detto...

Anche se, forse, il mio pezzo preferito è Un sicario: gran cantato, suggestioni cantautorali, chitarre folk-rock e dilatazione a mille.

 
Alle 24 aprile 2019 00:15 , Blogger Alligatore ha detto...

Ma potrei dirvi che mi piace molto anche L'indifferenza, corale e dal ritmo sostenuto con staffilate di chitarra nickcaviane come tutta l'atmosfera.

 
Alle 24 aprile 2019 00:17 , Blogger Alligatore ha detto...

Come non citare Canzone bianca?... pezzo strano/straniante, armonico, con alcune parole in tedesco che rende il tutto una ballata nordica, cinematica.

 
Alle 24 aprile 2019 00:20 , Blogger Alligatore ha detto...

Gran intrecciarsi magico di corde (chitarre, ma non solo) amplificate dall'e-bow nello strumentale La strage di san Valetino.

 
Alle 24 aprile 2019 00:23 , Blogger Alligatore ha detto...

Insomma gran disco di moderno cantautorato folk-rock alternativo dai Tv Lumière, nome da segnarvi tra quelli d'ascoltare.

 
Alle 24 aprile 2019 00:23 , Blogger Alligatore ha detto...

Parola d'Alligatore.

 
Alle 24 aprile 2019 14:27 , Anonymous accadebis ha detto...

Wow, sei a getto continuo, ogni post hai proposte di musica che ritengo all'avanguardia. E' sempre un piacere passare dal tuo blog.
Un salutone

 
Alle 24 aprile 2019 23:45 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie Accadebis ... dici bene, qui il nostro motto è: largo all'Avanguardia!

 

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