lunedì 27 ottobre 2014

Due parole con i Kaufman


Sembra averne molte di tempeste la ragazza sulla copertina, soprattutto in testa. Giusto sia così, anzi, perfetta rappresentazione di questo nuovo disco dei rinati Kaufman, Le tempeste che abbiamo, uscito da qualche settimana per Irma Records. Ne parleremo tra poco con la band bresciana, per capire meglio a cosa si riferiscono, ma molti titoli dell’album sono inequivocabili. Musica diretta e senza fronzoli, dieci canzoni cantate in italiano, tra il pop e il rock, giovane cantautorato a rappresentare un ritorno in pista della scena bresciana … ma si era mai levata di scena?
Presentato ufficialmente alla mitica Latteria Molloy il 10 di ottobre, Le tempeste che abbiamo è stato prodotto artisticamente da Alessandro Raina (presente in un sacco di progetti del vero indie italico), che ha collaborato anche alla stesura dei pezzi assieme al leader della band Lorenzo Lombardi, cantando/suonando in molti di essi. Registrato da Marco Franzoni  presso il Blufemme Stereotec di Montirone (Bs), mixato da Marco Caldera presso il Red Carpet Studio di Brescia, masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering di Tredozio (FC), conta su un bel po’ di collaborazioni. E anche in questo sta la sua forza. O no? Parliamone … pronti?
PER CONOSCERLI MEGLIO

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lunedì 18 marzo 2013

Due parole con i Versailles

Versailles per la prima volta in palude, e a vedere la copertina voleranno allegramente teste. Ovviamente per finta, da punk situazionista, ballabile per un po’, noise per un altro po’, nero blues, con ritmo e ironia (piacerebbero un sacco a Gus Van Sant). Come rivela il titolo, il loro è un omaggio alla musica racchiusa in queste due date. Cantato in parte in  italiano, in parte in inglese, 1976-1991 è un piccolo disco prezioso. Il secondo della premiata ditta Versailles, magico duo pesarese sorretto dalla batteria/voce di Damiano Simoncini (già con Young Wrists e Damien*, nonché membro della band di Maria Antonietta) e dalle chitarre/voce di Manu Magnini (Container 47, Scanners e Key-Lectric).
Un disco dilatato/dilatante 1976-1991, che tiene dentro molte cose (inevitabile, a leggere il titolo): l’album contiene trovate spiazzanti, non è mai uguale e diverte come si immagina si siano divertiti a farlo i Versailles. Registrato in perfetta autarchia al Basement Studio lo scorso ottobre, mixato da Marco Caldera a masterizzato da Lorenzo Caperchi al Red Carpet Studio, presenta pezzi dai titoli inequivocabili quali Uh! Uh! Ah!, Ma dov’è la severità?, Back in the ’60. A volerlo ascoltare bene, dice molte verità, senza essere saccente, è pieno zeppo di suoni,  senza voler riempire le orecchie. Ascoltiamolo. Pronti?

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