Ritorna in palude Massimiliano D’Ambrosio, il
cantautore romano di scuola Folkstudio. Lo ha frequentato negli anni novanta il
Folkstudio, nei suoi ultimi anni di attività, ma ha assorbito tutto quello che
c’era da assorbire. Quando ascolto un suo disco sento subito la diversità, quel
mondo fatto di cantautori ormai rari, ma fondamentali per la nostra musica.
Massimiliano è così: raro e fondamentale. L’ho sentito subito, appena è partita
la prima canzone del suo nuovo album, Novembre, dato alle stampe da Latlantide,
label anch’essa rara e fondamentale. La copertina, con quel micione felice,
abbracciato da una donna, immagino farà colpo, come le sue canzoni.
Il disco si apre proprio con un omaggio alla donna,
prendendo in prestito le parole di uno dei nostri grandi intellettuali, Edoardo
Sanguineti (quanto ci manca), e la sua La ballata delle donne. Poi Massimiliano
usa le sue di parole, per raccontare storie a me molto vicine: Lettera dalla
Palestina, a narrare il dramma dei soldati israeliani obiettori di coscienza,
il bilancio dei suoi qurant’anni, la vicenda di Stefano Cucchi (da non
dimenticare mai), un Gesù visto come personaggio storico, la depressione e la
morte. Temi forti e caldi, temi da trattare in palude, questa sera, tra poco.
Pronti?
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