venerdì 28 gennaio 2022

In palude con Marco Sonaglia

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE Musica d'autore impegnata

DOVE ASCOLTARLO partite da qui

LABEL Vrec Music Label

PARTICOLARITA’ Disco graffiante, scomodo, schierato, che provoca riflessioni.

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CITTA’ Recanati

DATA DI USCITA 9 Aprile 2021

L’INTERVISTA

Come è nato Ballate della grande recessione?

Ha avuto una genesi particolare. Un po’ come quando le band  si ritirano in località amene per stimolare l’ispirazione, l’affiatamento. Ecco, solo che in questo caso il ritiro era individuale, trattandosi del primo lockdown. I primi giorni sono stati un’occasione di porre mano a vecchi progetti, dedicarsi a letture sospese, ecc. Mi tornò alle mani un plico di fogli che il poeta e compagno Salvo Lo Galbo mi lasciò il giorno che passò a trovarmi a Recanati. Facevano parte di un corpus di cinquanta ballate, omogenee nella forma e nel tema, politico in ciascuna, che Lo Galbo proponeva senza successo a diverse case editrici. Non è che in questo periodo la poesia paghi molto, ma se si aggiunge il contenuto politico si ottiene la ricetta perfetta del minoritarismo culturale. Ahimé, ne scherziamo, ma è un grosso problema. Dunque, con questo faldone davanti, presi a grattare qualche accordo e in men che non si dica trasformai molte di quelle ballate neovilloniane, più di quante finirono nell’album, in canzoni. Chiesi al mio Roversi bagherese cosa ne pensasse, e ne era pienamente convinto. Il tempo di qualche rettifica, di un po’ di labor limae, di chiedere a Paolo Bragaglia la sala incisione, di lavorare con lui per creare le giuste atmosfere sonore ed ecco pronto Ballate dalla Grande Recessione. Un album tanto anomalo, visto il contesto in cui si staglia, quanto sinceramente gratificante. Ci ha dato inaspettate soddisfazioni, davvero.

Come mai questo titolo? … quale grande recessione?

È una Grande Recessione, sia economica che politica, sociale, culturale. Sono i “sospiri, i pianti e gli alti lai” di una tenebra storica. Un periodo in cui si afferma il populismo più reazionario, in cui quella che millanta di costituire l’alternativa di sinistra (il PD), è una efferata destra globale al terminale del suo tradimento sociale, nonostante la strumentalizzazione di patrocini storici che puzzano solo di nauseante ipocrisia. La notte in cui tutte le vacche sono nere e in cui la lotta di classe è combattuta unitamente e trionfalmente dalla borghesia, senza una sufficiente unità contraria da parte degli oppressi. Tutte le ballate dell’album sono state composte sotto il governo salvini-dimaiano, l’album viene elaborato e pubblicato in ritardo rispetto al loro immediato humus di ideazione. Infatti, quel suo sottofondo livido di disperazione e rabbia al contempo confesso che, ad ogni ascolto, ad ogni concerto, mi riporta a quei giorni. Ma non è un album pessimista. È pesante, carico di drammaticità solo nella misura in cui la realtà ritratta lo è. Ma la luce spietata sui drammi del nostro tempo vuol essere funzionale alla riaffermazione dell’urgenza di una soluzione. Che può verificarsi solo per via rivoluzionaria.

Come è stata la genesi di questo disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

La genesi vera è la conoscenza e subito l’amicizia stretta con Salvo Lo Galbo. Ci conoscemmo su Facebook (a conferma dell’utilità che i social-network possono avere se adoperati con fini edificanti). Lo Galbo era rimasto ammirato da Sentieri partigiani, l’album che incisi coi Sàmbene, il mio gruppo. È un album tematico, come Ballate dalla Grande Recessione. Lui, intellettuale dalle aspettative e mire tutt’altro che minimali o comuni (oggi siamo nel sinonimo), è uno sperimentatore, ama valorizzare a pieno le potenzialità di uno strumento, di un format. Nel caso dell’album, la massima espressività che abbiamo raggiunto nel campo della musica leggera è il concept album, rispetto al quale l’album tematico è un po’ il fratello minore. Ma è un piano sul quale troviamo la piena affinità. Al tempo stesso, Lo Galbo, poeta ma anche eccezionale traduttore di Villon, di Brassens e di poeti-cantanti di tutto il mondo, è uno scrittore filosofico, civile, politico. La sua e la mia vena s’intrecciano perfettamente. Lui si trovò a suo agio con me, autore di opere complesse, e io altrettanto. Quando ci conoscemmo, scoprimmo una quantità inverosimile di riferimenti comuni, a partire dalla militanza per il Partito Comunista dei Lavoratori, elemento determinante, forse decisivo per la realizzazione di questo album. La sua formazione avvenne tutta tra casa e sala d’incisione, sotto l’egida generosa dell’amico Bragaglia, in un’anomala solitudine. È un album da picco pandemico massimo. Minimale soprattutto per necessità.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

Le condizioni di lavorazione, come dicevo, sono state davvero anomale. Quindi sì, qualche episodio memorabile c’è stato. Refusi o ripensamenti sui testi che ricevevano le correzioni da remoto, telefonicamente, quando chiamavo Lo Galbo per le anteprime. Se si fosse stati entrambe presenti in sala, come normalmente si fa, le modifiche avrebbero occupato meno tempo, sarebbero state eseguite sul momento. Con la comunicazione telematica, il tutto ne risultava assai più complicato. Prova, registra, invia; attendi ascolto del messaggio, attendi la riflessione, la chiamata o il messaggio di rettifica… Non è stata una situazione normale, ma al tempo stesso è anche vero che, su gran parte della canzoni, si è proceduto speditamente perché erano già state vagliate e precisate prima della sala, da casa.

Se Ballate della grande recessione fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?

A un concept-album vero e proprio stiamo lavorando in questi mesi, sempre con Lo Galbo. Sarà il nostro prossimo lavoro. “Ballate” è più un album tematico, come dicevo. Ed è, in poche parole, un album sulla crisi di un capitalismo che non ha più niente da dare, ma solo da togliere, e sull’urgenza vitale di una grande rivoluzione sociale che torni a trasformare il mondo come qualche decennio fa.

C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiera dell’intero disco? … quello più da live?

Diciamo che sono molto soddisfatto del risultato finale.

Una canzone come Primavera a Lesbo oggi è necessaria, Ballata per Stefano mi piace per come è stato trattato il caso Cucchi senza cadere nella retorica, Ballata a una ballerina così dolce e straziante nello stesso tempo.

La mia classe è un pezzo che non fa sconti a nessuno, con le sue modulazioni dal vivo diventa dinamite come La  locomotiva gucciniana.

A Ballata per Claudio ci sono legato perché Lolli è stato uno dei miei punti di riferimento nel mondo della musica d'autore italiana, una figura pulita, coerente fino all'ultimo.
Lo Galbo invece ama la Ballata dell'articolo 18 , una canzone veramente emergenziale, visti i continui attacchi al mondo del lavoro.

Come è stato produrre Ballate della grande recessione? Chi più vicino, prima, durante e dopo la lavorazione del disco?

La produzione, devo essere sincero, è stata divertente. Nel senso che si finiva a ridere per lo sfinimento. Chi eravamo, tre briganti senza nemmeno i tre somari: io, Lo Galbo e Bragaglia. Ma due persone in più vanno menzionate: Lucia Brandoni, mia collega, direttore musicale dei Sàmbene (gruppo folk con cui suono), nonché fondatrice della scuola di Musica Arslive e Accademia dei cantautori di Recanati, la sua consulenza è sempre indispensabile per i miei progetti e David Bonato, patron della VREC Music Label, che ha fermamente creduto in questo progetto corsaro, non solo rispetto al panorama musicale attuale ma anche rispetto al tipo di produzione di cui si occupa in genere la VREC.

Copertina che colpisce, molto forte e diretta … Come è nata? Chi l’ha pensata così?

La copertina è stata pensata da Salvo Lo Galbo e Tommaso Pigliapoco, un giovane quanto originale artista, marchigiano anche lui, di corso all’Accademia di Belle Arti di Torino. L’immagine rappresenta un agente di polizia in assetto antisommossa intento a sferrare la grande freccia grafica della recessione contro i tafferugli di una protesta. Chiaro il messaggio: il sistema risponde alle rivendicazioni di civiltà riaffermando la propria avaria storica, colpendo con nuove e più forti crisi civili e sociali. Non si esce dalla crisi se ci si mantiene all’interno delle cornici, del quadro del sistema che è la crisi, che va superato. Le griglie da grafico attraversate dalla violenta freccia recessiva, infatti, fungono al tempo stesso da sbarre. È la prigione del sistema capitalistico che soffoca l’umanità ad ogni latitudine. Non esiste speranza al suo interno, solo la certezza della pena.

Come presenti dal vivo il disco?

Alla prima nazionale di Recanati ho invitato alcuni validissimi musicisti come  Lucia Paccamiccio al flauto traverso, Emanuele Storti alla fisarmonica, Federico Governatori alle percussioni e Matteo Castelli al basso.

Per il resto del tour sono in solitaria con  chitarra, pedaliera e armonica in posti raccolti, adatti all'ascolto, dove il pubblico diventa parte integrante dello spettacolo.

Altro da dichiarare…

Intanto grazie  a te per l'ospitalità in palude.

Poi mi fa piacere ringraziare tutti quelli che continuano a sostenere questo disco, chi partecipa ai concerti, chi ha scritto bellissime parole a riguardo.

La musica d'autore è ancora viva e gode di ottima salute, basta saperla cercare in un questo deserto culturale.



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14 Commenti:

Alle 28 gennaio 2022 23:44 , Blogger Alligatore ha detto...

Un piacere ospitare in palude questa sera Marco Sonaglia, con un album così fortemente politico, nel vero senso del termine. Poi in una serata come questa, con il teatrino della politica che litiga (o fa finta) da una settimana per decidere chi sarà il Presidente ....un bel contraltare.

 
Alle 28 gennaio 2022 23:47 , Blogger Alligatore ha detto...

La politica vera in questo disco, quella che parla della società: dall'assassino di Cucchi all'art. 18, dalle vergogne di questi ultimi vent'anni d'Italia, l'omaggio a Claudio Lolli, gli operai, Mimmo Lucano, il lavoratori dell'agricoltura (neri in nero). Insomma qualcosa di sinistra autentica.

 
Alle 28 gennaio 2022 23:50 , Blogger Alligatore ha detto...

Dieci canzoni così, dieci canzoni chitarra e voce, da cantautore classico, qualche volta l'armonica, qualche volta violini e qualche tastiera ... ma serve poco, come dice lo stesso Marco, il disco lo presenta sul palco lui con la chitarra e l'armonica.

 
Alle 28 gennaio 2022 23:53 , Blogger Alligatore ha detto...

... e tra queste dieci canzoni quali scegliere?

 
Alle 28 gennaio 2022 23:55 , Blogger Alligatore ha detto...

Direi la prima Ballata per Stefano dedicata a Stefano Cucchi. Qui la chitarra acustica viene doppiata da una chitarra elettrica, che salta fuori ogni tanto per creare una sensazione più dura, di rottura. E dure sono le parole, che raccontano cosa è successo al povero Cucchi. Sì, senza retorica, come dice Marco nell'intervista.

 
Alle 28 gennaio 2022 23:58 , Blogger Alligatore ha detto...

Anche la seguente, Ballata per Claudio mi piace molto. Dedicata al cantautore italiano più vero, quello che non si è mai svenduto, che è rimasto puro, non ha ceduto a compromessi: Claudi Lolli. Lo racconta attraverso citazioni di sue canzoni... un chitarra/voce malinconico, anche per come sono andate le cose nella nostra società.

 
Alle 29 gennaio 2022 00:03 , Blogger Alligatore ha detto...

Ballata dell'art.18 mette bene in evidenza come sono andate (a male), le cose nella nostra società, a partire dall'abolizione dell'art.18, gli attacchi alla classe operaia, che, ricorda Marco, è qualcosa di più largo di quella classica. Dovremmi tenerne conto.

 
Alle 29 gennaio 2022 00:08 , Blogger Alligatore ha detto...

Un disco fortemente politico, e mi fa piacere che Marco abbia voluto proporlo qui in palude. Ballate della grande recessione racconta l'oggi, anzi, ci spiega perché siamo arrivati a questo oggi...

 
Alle 29 gennaio 2022 00:11 , Blogger Alligatore ha detto...

Per questo vi dico ascoltatelo, ascoltate Marco Sonaglia e il suo Ballate della grande depressione.

 
Alle 29 gennaio 2022 00:21 , Blogger Alligatore ha detto...

Il titolo del disco è Ballate dalla grande recessione, non so perché ho scritto della grande depressione... mi scuso con Marco. Sarà l'età, o che sono depresso, o che in fondo, la recessione è depressione. Ai poster l'ardua sentenza.

 
Alle 29 gennaio 2022 11:45 , Blogger alberto bertow marabello ha detto...

Un album piuttosto difficile, sembrerebbe.
E in un mondo in cui tutto dev'essere easy mi sa che serve proprio qualcosina di difficile

 
Alle 29 gennaio 2022 13:07 , Blogger Alligatore ha detto...

Direi che è una bella definizione Alberto. Marco ne sarà contento.

 
Alle 31 gennaio 2022 16:48 , Blogger marcaval ha detto...

Un buon "vecchio" cantautore: niente male!! :-)

 
Alle 31 gennaio 2022 18:31 , Blogger Alligatore ha detto...

Esatto, è quello che ho pensato anche io ("vecchio" nel senso di classico), mi ha contattato tramite FB, proponendomi la sua musica.

 

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