lunedì 24 dicembre 2018

In palude con Krank

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Elettronica/Cantautorato
DOVE ASCOLTARLO In un posto lontano dove nascondersi, tipo qui
LABEL Autoproduzione
PARTICOLARITA’ Un disco fuori moda
CITTA’: Bologna
DATA DI USCITA 25.12.2018 
L’INTERVISTA
Come è nato Un posto dove nasconderci?
È nato fondamentalmente di notte quando tutto quello che mi circonda, il lavoro, la famiglia, i figli piccoli, la frenesia della quotidianità, cessa di esistere e rimane soltanto lo spazio per una fusione mistica tra il mio essere e la musica. I brani sono nati e cresciuti lentamente e, un poco alla volta proprio come i bambini, ho potuto apprezzarne l’evoluzione fino al loro compimento finale. La mia base operativa è un garage soppalcato dove ci sono un letto, un bagno e tutta la mia strumentazione. Ci ho trascorso gran parte delle notti dell’anno 2017, questo è certamente il disco a cui io abbia lavorato di più in tutta la mia carriera artistica, sia per quanto riguarda le musiche e gli arrangiamenti che i testi e le melodie vocali.
Perché questo titolo?
Perché mi sembra opportuno, oggi come oggi, avere un posto da conservare per se stessi. In una società frenetica come la nostra, dove tutto è fugace e superficiale, secondo me è importantissimo cercare di recuperare il proprio tempo ed il proprio spazio, curare gli affetti, approfondire le questioni della vita in un modo completamente diverso da come si stanno approcciando in questi anni. Sono piuttosto convinto del fatto che stiamo implodendo, che questo spingere sull’acceleratore sempre e comunque ci porterà al collasso molto prima di quanto possiamo immaginare. La salvezza è un ritorno alle origini, alle cose semplici, ai sentimenti piuttosto che ai beni materiali.
Come è stata la genesi del disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Tutta la prima fase di scrittura è stata completamente libera. Nel senso che ho buttato giù tantissimi appunti non partendo necessariamente da uno strumento preciso o da una melodia. Tutto quello che è venuto fuori ho cercato in prima battuta di fissarlo come un puro e semplice input. Sono andato avanti così per diversi mesi fin quando mi sono detto ok, adesso è il momento di trovare un senso a tutto questo e di razionalizzare un po’ le cose. A quel punto ho inquadrato gli appunti che mi piacevano di più e c’è stata una prima scrematura.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione dell’album?
Non c’è tanto un episodio in particolare quanto una situazione. Come ti dicevo questo è un disco nato in un garage soppalcato, per cui un ambiente sotto terra e senza finestre. Il mood era: luce soffusa, cuffie e silenzio intorno. È un ricordo molto vivido che penso porterò per sempre con me.
Se Un posto dove nasconderci fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Mah, in effetti questo è un disco che parla di sentimenti in un’epoca in cui i sentimenti sono qualcosa di sempre più raro e complicato, pertanto un tema ricorrente c’è, puoi togliere il fosse.
C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco? … che ti piace di più fare live?
È un disco che mi piace moltissimo suonare e soprattutto cantare, è come se percepissi una netta evoluzione su me stesso rispetto alle produzioni precedenti. Più che altro è una sensazione, non so neanche spiegartela bene a parole ma è ben distinta. Come brano sono molto affezionato alla prima traccia Le vie del mare, sarà perché è la prima canzone che ho composto per questo disco e quindi ha rappresentato l’inizio di un nuovo ciclo.
Come è stato produrre Un posto dove nasconderci? Chi hai avuto più vicino, dal punto di vista produttivo?
Come per l’ultimo disco dei Drunken Butterfly mi sono affidato in maniera convinta a Cristiano Santini, ex Disciplinatha ora Dish-Is-Nein. Non c’è niente da fare, io sono legato indissolubilmente alla musica degli anni novanta, a quella musica che aveva un significato profondo, che non ha nulla a che vedere con il pop che va tanto di moda in questi ultimi anni. Cristiano fa parte di quel mondo, di quel modo di pensare la musica, con lui a volte non c’è neanche bisogno di parlare tanto è facile capirsi su ciò che si vuol fare.
Copertina decisamente invernale natalizia, forse, anche se in parte sembra uno scenario di guerra (tipo prima guerra mondiale) ... come è nata? Di chi è opera?
Di fatto cercavo un immagine che ben rappresentasse il titolo dell’album e, al tempo stesso, che fosse uno specchio dell’odierno stato d’animo generale, glaciale, di completa solitudine. Oggi in Italia, ma direi in generale nel mondo occidentale, c’è un sentimento di paura verso chi ci circonda, una sensazione di sfiducia verso la politica, un senso di smarrimento se pensiamo al futuro. Ho trovato questa foto di una ragazza che si chiama Elena Belozorova e mi sono subito convinto che fosse l’immagine adatta a rappresentare tutto quello che volevo esprimere.
Come presenti dal vivo il disco?
Gestisco il live completamente da solo e per adesso va bene così. È una situazione estremamente facile da gestire a livello logistico, che ti consente di suonare ovunque e in qualunque situazione. Utilizzo un pc con le basi, canto, suono la chitarra e il sintetizzatore, insomma mi do da fare un bel po’ sul palco affinché il live non venga percepito come una sorta di karaoke. Visto che utilizzo parecchia elettronica ma all’interno di canzoni che hanno una loro melodia ben definita e una struttura piuttosto lineare, ne è venuto fuori un live che possiamo definire come un ibrido tra il concerto di un cantautore ed il set di un dj.
Altro da dichiarare?
Come al solito un grande piacere essere ospitati in palude dall’Alligatore! Ci si vede in giro ai concerti oppure in un posto dove nascondersi, quello che preferite.

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9 Commenti:

Alle 24 dicembre 2018 01:04 , Blogger Alligatore ha detto...

Fa molto piacere ospitare in palude KRANK, con questo disco dalla copertina apparentemente natalizia, sicuramente invernale, ma dai contenuti per nulla natalizi.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:06 , Blogger Alligatore ha detto...

Non c'è falsità, non ci sono buoni sentimenti in questo nuovo disco di KRANK ... appena l'ho sentito, qualche mese fa, mi è venuto quasi da ridere, nel sapere che sarebbe uscito ufficialmente il 25 dicembre.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:07 , Blogger Alligatore ha detto...

Merito dell'autoproduzione, merito della forza anticonformista per nulla di facciata del mio amico Lorenzo, da molti anni gradito ospite qui in palude.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:09 , Blogger Alligatore ha detto...

Avercene musicanti così ... e, come il disco precedentemente ospitato qui, quello di MAC (simile nel pessimismo cosmico, diverso musicalmente), mi è difficile fare un titolo rispetto a un altro per le 11 canzoni di Un posto dove nasconderci.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:10 , Blogger Alligatore ha detto...

Dall'inizio alla fine c'è una rara condizione di cullata infelicità, sottolineata da un'elettronica con i controfiocchi che mi esalta (dopo avermi depresso).

 
Alle 24 dicembre 2018 01:11 , Blogger Alligatore ha detto...

Quindi canzoni preferite non ne ho, siamo sulla stessa lunghezza d'onda dall'inizio alla fine in questo mare nero.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:13 , Blogger Alligatore ha detto...

Direi che non ha cedimenti, in nessun senso, e credo sarebbe interessante vederlo/sentirlo live. Il set minimale descritto nell'intervista, ma anche la foto che ho messo alla fine rendono l'idea, facendo un perfetto connubio con l'impeccabile copertina.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:14 , Blogger Alligatore ha detto...

Niente auguri questo natale, meglio dischi così da ascoltare ... è il mio regalo per voi grazie a KRANK.

 
Alle 24 dicembre 2018 01:14 , Blogger Alligatore ha detto...

Meditate gente, meditate!

 

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