lunedì 16 novembre 2015

In palude con You Are The Cake

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE: POWER POP

DOVE ASCOLTARLO (in parte o tutto) DAPPERTUTTO (ad es. su rock.it)

LABEL: AUTOPRODUZIONE

PARTICOLARITA’: E’ UNA FIGATA


CITTA’: CORTANZE (AT)

DATA DI USCITA: SETTEMBRE 2015


L’INTERVISTA
(risposte di Stefano, corrette da Caterina)
Come è nato questo vostro omonimo ep?
Un bel giorno ci siamo stufati della solita musica e abbiamo iniziato a comporre brani veloci e incazzati. Tutto qui.
Perché questo titolo? … perché avete deciso di chiamarvi così, e non più My Foolish Heart?
Il nuovo nome nasce da un’idea di Caterina ed è un verso tratto da Waltz for God, una delle canzoni del nostro lost album del 2012 che, in quanto lost album, non uscirà mai e, in quanto lost album, è bellissimo.
Per me era solo importante cambiare nome e che quello nuovo suonasse bene, dando subito l’idea di una musica “cazzuta”. E questo nome suona davvero bene.
I My Foolish Heart ci avevano stufato. Quel nome era nato tanti anni orsono sotto delle premesse diversissime da quelle attuali e non ci rappresentava più, per utilizzare un eufemismo. In realtà siamo arrivati a odiare quel nome. Eravamo associati ad un approccio alla musica che poteva anche andare bene sette o otto anni fa ma che ora non potrebbe essere più lontano da noi. Anche la musica stessa di You Are The Cake è una reazione a ciò che abbiamo fatto in passato. Ci dicevano “bello il vostro disco. E molto rilassante…”. E non esiste nulla al mondo che io odi di più della cosiddetta “musica rilassante”. Mi vengono i brividi al solo pensiero. Quindi bisognava che non ci fossero più possibilità di dubbio. Bisognava colpire l’ascoltatore in faccia con un bel cartone e continuare a pestarlo per tutta la durata del disco. Speriamo di esserci riusciti. Non è più tempo di carezze…
Come è stata la genesi del vostro ep, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Credo di avere risposto in parte nella domanda precedente. Posso aggiungere che in brevissimo tempo ci siamo ritrovati (scrivendo e registrando quasi una canzone al giorno) con un bel po’ di materiale. Abbastanza per farci un album. Ma dopo alcuni mesi ci siamo resi conto che realizzare un Ep sarebbe stato troppo stressante ed essendo liberi da qualsiasi impegno contrattuale, abbiamo optato per una serie di ep, con cadenza trimestrale, di cui questo è il primo. Abbiamo pronti brani per riempire almeno i prossimi due, ma stiamo continuando a comporre con un buon ritmo.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Non saprei. Forse la facilità con cui questo nuovo approccio si è fatto strada, senza forzatura alcuna. Siamo passati dalla complessità (e prolissità…) di Ocean a una sintesi che non pensavamo di possedere. Quando abbiamo riascoltato The particular friend of mine, il primo brano che abbiamo scritto e che ha un po’ segnato il nuovo corso, ci siamo stupiti di quanto suonasse bene. Era la prima volta che registravamo con drum machine e chitarra distorta ma sembrava non avessimo fatto altro fino ad allora. Una bella scoperta. E non ci siamo più fermati.
Se questo ep fosse un concept-album su cosa sarebbe? … possibile?
Non ne ho idea. Forse sull’alienazione della “vita moderna”. Un tema non proprio originale, ma sempre attuale. Comunque per me questa è solo musica “a randello”. A me interessava solo far saltare la gente dalla sedia. Tutto qui.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di tutto il lavoro?… che vi piace di più fare live?
Per quanto mi riguarda no. Sono solo 4 brani nostri + una cover e sono tutti rappresentativi del momento in cui li abbiamo scritti. Li amo tutti allo stesso modo. Sembra la più grande delle banalità, ma è proprio così.
Il cd è una vostra produzione autarchica, fatto in solitaria. È così? Come lavorate da soli?
Da soli lavoriamo benissimo! Abitiamo in campagna, in mezzo alle colline, tra mucche, galline, gatti e cani e siamo dei solitari. Musicalmente abbiamo le idee molto chiare e non siamo mai riusciti a trovare nessuno con cui condividerle al 100%. E di compromessi non se ne parla nemmeno. C’è di buono che Caterina ed io siamo totalmente complementari, nel senso che ci occupiamo di cose completamente diverse; l’uno non influisce più di tanto sul lavoro dell’altro. Più che un duo siamo due solisti che lavorano allo stesso brano. Un po’ come un idraulico e un elettricista che lavorano alla stessa casa ma si occupano ognuno del proprio impianto. E’ un metodo che funziona benissimo. Credo (senza voler fare paragoni azzardati…) che Morrissey e Marr lavorassero un po’ così ai tempi degli Smiths. 
Vorrei spendere due parole sull’uso della drum machine che è sì una scelta in parte forzata, ma che rispecchia totalmente i nostri i gusti. Adoriamo entrambi la musica (commerciale) degli ’80 e quei suoni di batteria che all’epoca facevano inorridire critici e puristi del rock’n’roll e che una quindicina di anni dopo sono tornati prepotentemente di moda. Noi non seguiamo le mode e ci ispiriamo a quei suoni perché sono quelli con cui siamo cresciuti. Ci tenevo a precisarlo perché sicuramente a qualcuno non piacerà. A noi piace. Anzi sul prossimo ep il suono di batteria sarà ancora più “sintetico”. Pensa che io all’epoca adoravo i Sigue Sigue Sputnik.
La copertina è molto particolare, tra il disegno di un bambino, e l’Urlo di Munch … o esagero? Come è nata e chi è l’autore?
E’ opera di Elisa, mia figlia di dodici anni. L’ha disegnata l’anno scorso. Volevamo un immaginario senza tempo. Per questo abbiamo puntato su dei disegni piuttosto che su delle fotografie. Anche gli altri ep avranno delle copertine “coerenti”.
Una copertina funziona bene quando si “stacca” da tutte le altre. Quando in una vetrina di un negozio di dischi la noti anche passandoci davanti in auto o che spicca subito sull’home page affollata di un sito. E un bel disegno espressionista funziona sempre.
Volevamo che non ricordasse nulla in particolare ma che rendesse l’idea di qualcosa di forte. Credo di poter affermare che lo scopo è stato raggiunto
Come e dove presenterete l’ep? …
Stiamo preparando delle presentazioni in alcuni negozi di dischi nei quali ci presenteremo in duo e altre in cui invece saremo in quartetto: voce, chitarra, basso e drum machine. Non vediamo l’ora di suonare questi brani dal vivo anche perché dal mio punto di vista sono molto più divertenti da suonare di quelli complicati e cervellotici dei MFH.
Altro da dichiarare?
Chiedo scusa per il tono un po’ aggressivo delle mie risposte. Sono entusiasta di queste canzoni e vorrei che la maggior parte della gente le ascoltasse. Per far ciò sto quasi combattendo una guerra perché non è facile farsi ascoltare di questi tempi, oltretutto facendo a meno di un ufficio stampa. E un po’ stressante. E come reazione allo stress noi scriviamo e registriamo altri pezzi 

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2 Commenti:

Alle 16 novembre 2015 17:05 , Blogger Elle ha detto...

Già individuata la prima canzone preferita Aerial little boy. Ma non eslcudo le altre dalla mia rosa ;Viva la sintesi, se serve adar la carica: non li conoscevo prima, ma me li godo adesso, nuovo nome, nuova forza.
Ciao Alli ;)* ciao You are the cake, è una figata ;)

 
Alle 16 novembre 2015 21:23 , Blogger Alligatore ha detto...

Sono vecchie conoscenze della palude Elle, quando ancora non la frequentavi, ora rinnovati a fondo, ma con la stessa forza nel difendere le loro idee musicali. Difficile decidere le canzoni preferite, in un ep, con minori pezzi, è sempre arduo ... concordo con la tua e loro definizione: è una figata!

 

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