giovedì 22 gennaio 2015

Due parole con Roberto Fedriga



Roberto Fedriga tra poco in palude con il suo esordio omonimo. Bello il disegno sulla copertina, la donna del ritratto sembra stia ascoltando proprio la sua musica. Cantautorato lieve, tra il jazz e il folk-rock, poetico, ironico, pieno di cose. Un esordio soave, che punta sulla voce, su testi minimali e arrangiamenti originali. Dieci pezzi per una mezzora e rotti di musica, un album da ascoltare attentamente. Dato alle stampe per la Undersound lo scorso settembre dal giovane cantautore bergamasco, ancora adesso l’ascolto come la prima volta. È un gran merito.
Roberto Fedriga per scrivere ed eseguire le canzoni del disco, dice di essersi ispirato in parte a letteratura e cinema, in altri casi sono storie che aveva in testa da anni, ed è riuscito a tradurle in musica. C’è da crederci ad ascoltare pezzi come Divina D. o Woyzeck, Trabucco piuttosto che Sirena stonata … istantanee di provincia, riferimenti alti e bassi. Del resto sono varie e stratificate le esperienze di Roberto: da cantante in varie rock-band della scena bergamasca allo studio del canto jazz con un maestro quale Boris Savoldelli. Non poteva mancare il bagno in palude … Pronti?

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