martedì 22 aprile 2014

Due parole con gli Atelier



Tra poco per la prima volta su questi schermi gli Atelier, gruppo siciliano di esperienze e caratura internazionali. Porteranno in palude il loro primo disco, uscito ufficialmente ieri, un album unico nel panorama italico, con un titolo che è tutto un programma, State of Grace. Sì, stato di grazia, quello nel quale si trovano loro, a ben sentire gli undici pezzi dell’album (provate ad ascoltarli qui) dato alle stampe per l’etichetta Art. Undici pezzi dove il pop-rock si fonde con il blues o il jazz, senza per questo diventare un disco dispersivo, anzi. State of Grace è un disco compatto e senza tempo, come lascia intuire l’unica sua cover, A whiter shade of pale… sì, proprio quella, fatta in modo personale, con sax e piano jazz.
Gli Atelier sono giunti a questo lavoro dopo innumerevoli esperienze in Italia e all’estero, suonando accanto a nomi importanti. Si sono ritrovati, dopo molto girovagare, nella loro Sicilia, ed è nato questo nuovo progetto musicale. Un progetto che vola alto dal punto di vista musicale, ma anche nell’impegno e consapevolezza della Storia europea, con brani di ecologia per il corpo, la mente e la nostra terra (si ascolti ad esempio Last corner), o il sentito omaggio, anzi, meglio, struggente inno a Rosa Luxemburg (emblematicamente e semplicemente intitolato Rosa the Red), personaggio storico che su questo blog non ha certo bisogno di presentazioni. Gli Atelier gli ho invece presentati. Ora possiamo passare all’intervista. Pronti?
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