Tra poco per la prima
volta su questi schermi gli Atelier, gruppo siciliano di esperienze e caratura
internazionali. Porteranno in palude il loro primo disco, uscito ufficialmente
ieri, un album unico nel panorama italico, con un titolo che è tutto un
programma, State of Grace. Sì, stato di grazia, quello nel quale si trovano
loro, a ben sentire gli undici pezzi dell’album (provate ad ascoltarli qui)
dato alle stampe per l’etichetta Art. Undici pezzi dove il pop-rock si fonde
con il blues o il jazz, senza per questo diventare un disco dispersivo, anzi.
State of Grace è un disco compatto e senza tempo, come lascia intuire l’unica
sua cover, A whiter shade of pale… sì, proprio quella, fatta in modo personale,
con sax e piano jazz.
Gli Atelier sono giunti a
questo lavoro dopo innumerevoli esperienze in Italia e all’estero, suonando
accanto a nomi importanti. Si sono ritrovati, dopo molto girovagare, nella loro
Sicilia, ed è nato questo nuovo progetto musicale. Un progetto che vola alto
dal punto di vista musicale, ma anche nell’impegno e consapevolezza della
Storia europea, con brani di ecologia per il corpo, la mente e la nostra terra
(si ascolti ad esempio Last corner), o il sentito omaggio, anzi, meglio, struggente
inno a Rosa Luxemburg (emblematicamente e semplicemente intitolato Rosa the
Red), personaggio storico che su questo blog non ha certo bisogno di
presentazioni. Gli Atelier gli ho invece presentati. Ora possiamo passare
all’intervista. Pronti?
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