Intervista ad Enrico Farnedi
Enrico Farnedi tra i girasoli, a nascondere il suo ukulele, strumento simpatico, dal suono caratteristico, usato sempre più spesso dai nostri nuovi cantautori più interessanti. Farnedi è nuovo, nel senso che ha da poco esordito con un cd a suo nome, ma è in giro a suonare da fine anni ’90: Rico Romano con la swing band The Good Fellas, voce e tromba con i Gangsters of Swing, collaboratore di Vinicio Capossela, Quintorigo, Montefiori Cocktail, Tanita Tikaram, Cochi & Renato, solo per citare i primi che mi vengono in mente, e ora nella leva cantautorale degli anni dell’Alligatore. Ha da poco dato alle stampe Ho lasciato tutto acceso, concentrato potente di emozioni sotto forma di quindici canzoni, quasi tutte scritte, suonate e cantate da lui. C’è poi una cover di un cd molto amato dal sottoscritto e da altri amici blogger (Lonely Planet, dall’album Dusk di Matt “The The” Johnson), e un’atmosfera rilassata, ma mai doma. Sentire per credere. E poi c’è l’ukulele, strumento incontrato da Enrico nel 2006, con il quale ha già fatto molte esperienze interessanti: partecipazione a Ukeit, il primo festival italiano dedicato al piccolo strumento hawaiano, e alla compilation Ukeit Vol.1 insieme a Petra Magoni, Ferruccio Spinetti, Frankie Hi Nrg e Pacifico. Non aggiungo altro, sento il suono dell’ukulele avvicinarsi alla palude …
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