mercoledì 29 ottobre 2008

Intervista ai Kobayashi


Dovremmo fare più sesso, e guardare meno tv/ dovremmo smetterla di lavorare per far piacere agli altri …versi come questi parlano direttamente al cuore dell’Alligatore, se poi non sono semplicemente cantati ma declamati, tipo il Max Collini degli amatissimi Offlaga Disco Pax, la conquista è totale e incondizionata. Sì, mi piacciono un sacco questi Kobayashi dal minimalismo spinto e dal ritmo ipnotico. Pieni e vuoti, un equilibrio instabile, una malinconia sottile ma razionale, quel sentirsi gustosamente underground…
Andrea, Nicola, Flavio, da Carrara, terra di anarchici e forti passioni, non sono un semplice power-trio voce, chitarra, basso e batteria, sono un concentrato di emozioni che si fanno largo con strumenti magici e misteriosi come casiotone, microkorg, xilofono, theremin …
Minimali nei suoni, come nel modo di proporsi e nella cover curata dallo stesso bassista del gruppo. Minimali anche nei canali distributivi: il loro disco non verrà venduto (per scelta) attraverso i canali tradizionali, ma solo online e ai concerti. Dal produttore al consumatore, per dirla alla Carlin Petrini. A proposito di produttori (di suoni), siete pronti ad entrare nella palude, Kobayashi? … vi manca molto a finire il ghiacciolo?

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