venerdì 16 febbraio 2024

In palude con Stella Burns

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE
Folk orchestrale, Acoustic rock, Americana

 DOVE ASCOLTARLO

Su tutte le piattaforme digitali da Spotify  a Bandcamp

 LABEL Brutture Moderne, Love and Thunder


PARTICOLARITA’
MICK HARVEY: Enigmatic, compelling, always charming. When Stella Burns asked me to guest on the album…I had no hesitation

JOEY BURNS/CALEXICO: I am pulled in by the magic of his voice (...)  I’m reminded of artists like Lou Reed, Elliott Smith and Bill Callahan (...) There’s a lot of beauty, tenderness and strength (...)

UMBERTO MARIA GIARDINI: Il nuovo lavoro di Stella Burns come una carezza proveniente dal nulla si materializza in ogni ascolto (...) Impossibile non farsi rapire dai suoni, difficile restarne immuni.

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 CITTA’ Bologna

DATA DI USCITA 26 gennaio 2024

L'INTERVISTA

Come è nato Long Walks In The Dark?

E' stato un processo lungo che è durato alcuni anni, nel mezzo c'è stata una pandemia, alcune perdite personali ma anche collettive come quella di David Bowie.

L'album contiene alcune vecchie canzoni che sono state rodate nei tanti concerti prima di trovare la loro forma definitiva e altre canzoni più recenti che sto sperimentando sul palco adesso, nel tour di presentazione dell'album.

 Come mai questo titolo? … che vuol dire?

Long Walks in the Dark, la canzone che dà il titolo all'album, l'ho scritta anni fa quando ancora non sapevo che avrei intrapreso questo periodo buio e non immaginavo sarebbe diventato anche il titolo del mio prossimo album. Ad un certo punto però il suo senso è diventato evidente e rappresentativo in modo simbolico ed è stato naturale sceglierlo.

Come è stata la genesi di questo disco, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Ho composto e registrato la maggior parte degli strumenti nel mio studio casalingo, un processo che si è sviluppato nel corso di diversi anni, in modo non continuativo. Nel 2018, avevo completato demo dettagliati con arrangiamenti complessi, ma ancora con basso e batteria in formato MIDI. Era evidente la necessità di fare un passo ulteriore. Nel 2019, insieme al mio gruppo di allora, abbiamo registrato basso, batteria e alcune chitarre nello studio di Francesco Giampaoli, lo Studio al Mare. Poi è arrivata la pandemia e ci sono stati cambiamenti nella formazione del gruppo. Nonostante i buoni rapporti, nessun membro originale del gruppo che ha registrato l'album è rimasto con me.

Ho gradualmente capito quali musicisti invitare come ospiti, ma ci è voluto del tempo per ricevere i loro contributi.

Alla fine di questo processo lento e accidentato, Francesco Giampaoli è intervenuto in modo magistrale nel mixaggio e nel mastering, anche se le idee di arrangiamento, suono e composizione, a quel punto, erano già completamente definite.

Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione di Long Walks In The Dark
Ricordo con grande piacere i giorni di registrazione in studio con i miei musicisti di allora: Christian Scazzieri, Enrico Brazzi e Damiano Trevisan. Senza scordami di Diego Sapignoli che ha registrato una batteria su una canzone e contribuito con diverse percussioni. Lì ho percepito in modo netto come i demo nati, meditati e arrangiati a casa mia acquistassero maggiore forza attraverso la bravura esecutiva ed interpretativa di tutti loro.

Altri momenti emozionanti... quando mi sono arrivati i file delle varie collaborazioni e li ho ascoltati per la prima volta... in particolare Mick Harvey, Marianna D'Ama, Ken Stringfellow, Laura Loriga.

Con Filippo Ceccarini abbiamo registrato le sue parti di tromba in una piccola casa di campagna nel cuore della Toscana. Una casina spartana, tutta di legno, in mezzo alla natura, bei momenti anche quelli!

Infine, c'è stato un episodio particolare. Con lo scrittore americano Dan Fante abbiamo lavorato molto in passato insieme al mio gruppo Hollowblue. Un paio di tour in giro per l'Italia con concerti che erano un misto di musica e poesia. Ci siamo divertiti molto. C'era l'idea di fare un album che fosse una specie di An American Prayer dei Doors e che testimoniasse quella esperienza insieme. Ho nell'hard disk molte registrazioni di Dan che legge le proprie poesie. Avevo cominciato a lavorarci un po' ma poi Dan ci ha lasciati e il progetto è ovviamente sfumato. Mesi dopo la sua morte ho preso a caso uno di questi work in progress e non solo è stato emozionante risentire la sua voce e ritornare a quegli anni ma mi sono reso conto che la poesia in questione parlava della sua morte. Dan immaginava il suo funerale senza alcuna tristezza. La poesia è un inno alla vita, vissuta pienamente e senza rimpianti. È stato veramente un colpo al cuore e ho pensato immediatamente che quella poesia con la musica che avevo scritto dovessero trovare posto in questo album. E così è stato, il pezzo si intitola I Want to be Dust When I'm Done.

 Se Long Walks In The Dark fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?

Long Walks in the Dark è un viaggio, per tappe. Ogni canzone è un arrivo e un punto di partenza.
Non c'è un reale filo conduttore, non pensavo di arrivare da qualche parte o creare un concept. Sicuramente ogni canzone rappresenta qualcosa anche indirettamente di questo lungo periodo piuttosto difficile in cui ho avuto il progetto tra le mani. Non è un album lamentoso però, al contrario. Si apre con una canzone quasi mariachi che si intitola Amor che se vuoi è una indicazione, una chiave di lettura di tutto l'album. E quando i pezzi sono malinconici mi auguro che non vengano percepiti come tristi. Un misto di malinconia e struggimento come espressione poetica della felicità. O almeno così io ho inteso quel sentimento sin da quando ero un bambino.

Alla fine dell'album ho inserito una canzone che non avevo previsto. L'ho scritta di ritorno dall'ospedale in cui ero stato ricoverato per una forma seria di Covid. Uno tra i primi qui a Bologna. Non pensavo sarei tornato a casa e i 40 giorni reali di quarantena che sono seguiti, chiuso in una stanza, sono stati tra i più belli che abbia mai vissuto. Quella canzone è nata lì: We Cannot Decide. Ancora avevo la polmonite e la voce flebile e così è rimasta sul disco. Un testimonianza di speranza e ritorno alla luce dopo un brutto periodo. Non possiamo sapere cosa la natura nel bene e nel male ci riserverà e per questo dobbiamo cercare di vivere nel presente e avere ben presente le persone e le cose veramente importanti. E in qualche modo la fine dell'album concettualmente si lega all'inizio.

 C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero dell’intero disco?
… quello più da live?

Al momento la mia preferita è Long Black Train perché l'ho sempre considerato un brano minore e invece mi sta dando qualche soddisfazione. Nel momento in cui la mia compagna, l'illustratrice Sara Cimarosti ha realizzato l'animazione del video, ho capito che era qualcosa di più di un riempitivo. Ma anche Make a Wish ha qualcosa di imprendibile che continua a piacermi, grazie anche al contributo di Marianna d'Ama alla voce.

Live mi piace molto My Heart is a Jungle. Ovviamente non possiamo avere con noi Mick Harvey che ha duettato con me su quella canzone ma Lorenzo Mazzilli, che suona il basso e canta nell'attuale formazione full band, ne dà un'interpretazione molto personale e intensa.

Chi hai avuto più vicina sul piano produttivo? ...Brutture Moderne/Love and Tunder?

Love and Thunder è un collettivo che ho fondato qualche tempo fa ma che è ancora in stand by in attesa di presentarsi al mondo con un progetto di livello internazionale ancora top secret.
Dentro ci sono musicisti che stimo tra i quali il già citato Lorenzo Mazzilli ma anche Swanz the Lonely Cat, Tommaso Varisco, Laura Loriga, Jester at Work e molti altri. Al momento non ha comunque una forza produttiva. E' un contenitore di amici che collaborano e si stimano e che rappresentano in qualche modo una scena.

Brutture Moderne ha deciso di pubblicare l'album e come label mi è vicina e mi sostiene e sono felice che questo disco sia uscito per loro.

Copertina molto nel tuo stile, contro le mode... Come è nata? Chi l’ha pensata così?
Ho sempre avuto come riferimento le copertine di Bowie in cui il volto del cantante viene utilizzato come una icona. 

La copertina nasce dall'incontro creativo con Roberta Capaldi, bravissima fotografa con la quale già avevo fatto alcuni scatti in passato. Una delle mie idee era di citare un momento di un documentario (Cracked Actor del '74) in cui Bowie in viaggio nel deserto californiano ad un certo punto dice all'intervistatore che si sente come una mosca caduta in quel bricco di latte che sta bevendo.

Si sente un corpo estraneo che però intanto assorbe tutto quello che ha intorno.
Si riferisce all'essere in una nazione molto diversa, estranea e ricca di stimoli, ma l'ho sempre vista anche come una affermazione che va oltre la sua esperienza negli USA.

Per la mia storia personale è un po' lo stesso modo in cui mi sono sentito e continuo a sentirmi.

Il latte simboleggia anche il prepararsi al viaggio onirico, nell'oscurità appunto. Infine, le luci ricordano un po' le insegne dei motel e anche questo ha a che fare con il viaggio per tappe.
Roberta ha interpretato tutto questo in quello scatto e il lavoro grafico sui font ha fatto il resto.

Come presenti dal vivo il disco?

In questo momento ho con me un band di cui sono proprio fiero, musicisti super ma anche cari amici: Lorenzo Mazzilli (già The Giant Undertow e The Johnny Clash Project) basso e voce, Pino Dieni chitarra elettrica e mandolino e Samuele Lambertini (anche con Emiliano Mazzoni ed ex Franklin Delano) alla batteria. Ho prossimamente un bel po' di date con questo assetto. Poi nei posti piccoli mi capita di suonare invece da solo chitarra e voce, accompagnato da un registratore a bobine.

 Altro da dichiarare…

Un invito a seguirci nei live perché la musica è anche condivisione fisica, dello stesso spazio nello stesso momento.


 

 



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10 Commenti:

Alle 16 febbraio 2024 alle ore 22:40 , Blogger Alligatore ha detto...

Torna in palude Stella Burns, torna un vecchio amico che durante la pandemia ha rischiato di lasciarci le penne, come racconta nel nell'intervista, ma per fortuna ne è uscito, ed è arrivato questo disco dal titolo emblematico Long Walks In The Dark

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 22:43 , Blogger Alligatore ha detto...

Ed è stata una bella cosa che il maledetto covid non ci abbia portato via questo importante musicante, perché questo disco è un capolavoro da ascoltare e riascoltare...e la prima volta che l'ho sentito ho chiesto a Gianluca di passare in palude a presentarlo.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 22:46 , Blogger Alligatore ha detto...

Dodici pezzi, uno più bello dell'altro, tra i quali è veramente difficile scegliere...

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 22:52 , Blogger Alligatore ha detto...

E allora parto dalla prima Amor, che dura solo un minuto e rotti, ma è vero, come dice lui, da la linea a tutto l'album: chitarrina tex-mex stile Brutture Moderne, un ritmo da ballare stretti come in un vecchio film di Jim Jarmusch, fiati e fiato... e il gioco è fatto.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 22:57 , Blogger Alligatore ha detto...

Poi mi ha colpito molto My Heart i a Jungle, cantata insieme a Mick Harvey (già!...), un voce/chitarra di una densità incredibile, un rock senza tempo che ti viene quasi da piangere.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 23:02 , Blogger Alligatore ha detto...

La seguente Long Black Train è altrettanto speciale, per niente un riempitivo, come pensava all'inizio: è un affascinante voce/chitarra che si fa sempre più ricco con fisarmonica, gente che balla allegra come in in saloon del vecchio west, violini, risata sguaiate. In una parola psicomagia della musica.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 23:10 , Blogger Alligatore ha detto...

I Want to be Dust When I'm Done all'inizio mi sembra un pezzo degli Offlaga Disco Pax... in effetti ci sta, perché è un pezzo recitato dal grande Dan Fante, amico e sodale di Stella Burns, nonché figlio del grandissimo John Fante (come dice nell'intervista, fa parte di quell'idea, interrotta dalla morte di Dan, di fare un disco con sue poesie, come era successo con gli Hollowblue, il progetto di Stella Burns di alcuni anni fa). Con la poetica di Long Walks In The Dark ci sta benissimo.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 23:12 , Blogger Alligatore ha detto...

Poi direi Satellite tra i miei preferiti, perché è una canzone tipicamente stellaburnsiana. Cantato romantico, denso, malinconico, chitarra, voce, violini e qualche altro strumento a corda con il quale sembra dialogare alla grande... e poi fiati in coda, per non farsi mancare nulla.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 23:20 , Blogger Alligatore ha detto...

Vi ho citato queste, ma potevo citarvi anche tutte le altre, tipo Stupid Things tra le Cocorosie e il Dylan acustico, o la ballata malinconica Her Kiss Your Smile o... tutte, tutte le altre.

 
Alle 16 febbraio 2024 alle ore 23:21 , Blogger Alligatore ha detto...

Grazie a Stelle Burns di essere passato qui ... sei sempre una gradita presenza in palude.

 

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