domenica 24 ottobre 2021

In palude con Massimiliano Larocca


NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO

GENERE   canzone d'autore/folk/wave

DOVE ASCOLTARLO sul giradischi dopo aver comprato la versione limitata in vinile

(preascolto qui)

LABEL  Santeria Records

PARTICOLARITA’  sincero e doloroso

SITO FB - INSTAGRAM

CITTA’  Firenze

DATA DI USCITA  18 ottobre 2019, qualche vita prima del Covid

 

L’INTERVISTA

1. Come è nato Exit I Enfer?

Exit I Enfer è innanzitutto il compimento di un mio percorso musicale molto lungo, fatto di 6 album in 15 anni di "mestiere" sulla strada o soprattutto "sotto" la strada, ovvero underground.
La sua nascita credo si debba ascrivere oltre che ad una normale ricerca artistica progressiva negli anni, anche e particolarmente ad un'amicizia, quella che mi lega da molti anni a Hugo Race.
Un'anima grande, un musicista eclettico e un uomo di spiccato gusto estetico legato ai suoi tanti anni vissuti da europeo, in Italia perlopiù.
Con Hugo nel corso degli anni si è fatto tanto assieme, persino le vacanze in montagna.
Mancava solo un disco, e ci siamo detti che era il momento di colmare quest'unica lacuna.

2. Come mai questo titolo? Che vuol dire?

"Uscita" e "inferno", due parole separate da una barra che in linguaggio tecnico è chiamata "pipe" e che indica che il risultato dell’insieme di operazioni che sta alla sua sinistra diventa il punto di partenza per quelle che stanno alla sua destra. 
Nel nostro caso lasciando l'ambiguità sul fatto che l'uscita sia "da" l'inferno o "per" l'inferno.
E' un piccolo gioco che vuole semplicemente restituire l'idea di un viaggio "fuori da dentro" certamente doloroso ma catartico: l'idea stesso di "enfer" rimbaudiano.
Lo lego ovviamente ad un periodo molto particolare e recente della mia vita dal quale la maggioranza di queste 11 canzoni ha preso ispirazione.

3. Come è stata la genesi dell’album, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?

Personalmente avevo bisogno e voglia di battere strade nuove, e non solo musicalmente. 
E' per questo che ho dismesso gli abiti da cantastorie dei dischi precedenti per cercare una poetica più intima e riflessiva, per me finora inedita. 
Una scelta che si è riflessa anche nella musica, nella quale con Hugo abbiamo lavorato ad ambienti profondi, dilatati, ad atmosfere più notturne cercando un equilibrio buono tra musica acustica ed elettronica, che è un pò il mix dell'album. Io poi avevo stampate in mente le produzioni che rimangono a mio avviso l'eccellenza musicale italiana nel mondo, ovvero quelle degli anni sessanta delle grandi orchestre negli studi della RCA, ad esempio. 
E soprattutto le voci confidenziali che stavano davanti a quelle orchestre. Quindi grandi ambienti, ma voce sussurrata, quasi all'orecchio, per raccontare cose inconfessabili.
Questa era un po' l'idea generale, l'attitudine che stava dietro al progetto.
Abbiamo inseguito questo approccio, questo feeling pur ovviamente non potendo disporre di una intera orchestra, ma cercando di ricreare quel contrasto tra campi lunghi e campi frontali.
Nello specifico poi il disco ha attraversato due volte l'emisfero, perchè dopo la prima fase di produzione-base perlopiù dal vivo fatta qui a Firenze, Hugo si è portato le tracce a casa a Melbourne per lavorare alle tessiture.
L'ultima fase è stata realizzata nuovamente qui in Toscana e ha poi coinvolto anche alcuni collaboratori DOC come Enrico Gabrielli, Lorenzo Corti, Antonio Gramentieri e Howe Gelb.

4. Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?

Direi che la session di Howe Gelb è stata clamorosa e totalmente in linea con il personaggio. A lui avevo chiesto due interventi mirati. Nel primo pezzo - "Guerra fredda", che era ancora una canzone irrisolta - ha riempito la sala di feedback chitarristici che parevano totalmente casuali ma che poi in montaggio hanno portato il pezzo in tutt'altra direzione, di fatto salvandolo dall'essere cestinato.
Su "Fin du monde" gli ho chiesto un intro di pianoforte che restituisse un'idea di apocalisse, e lui se ne è venuto fuori con una ballata standard alla Billy Joel!
Creando un senso grottesco che ha rafforzato ancora di più l'idea della canzone.
Fuoriclasse totale, Howe. Lunare ma unico.

5. Se  fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?

E' un concept album nel senso che tutte queste canzoni sono legate da una medesima idea di mondo sonoro che lo rende quasi una colonna sonora ininterrotta.
Ti citavo prima Rimbaud e per questo dico che personalmente associo il disco alla "Saison en enfer", nella medesima ricerca di identità e appartenenza, nella stessa cinica rabbia ma al tempo stesso capacità di illusione. 

6. C’è qualche pezzo che preferisci? Qualche pezzo del quale vai più fiero di Exit I Enfer? … che ti sembra  ideale da fare live?

"Cose che non cambiano" è certamente un triplo salto in avanti riguardo alla scrittura e all'arrangiamento, che ha davvero trasformato il brano nella sua forma originale.
Dal vivo oltretutto la suoniamo in entrambe le versioni, proprio per far capire il passaggio profondo che c'è stato dalle forme iniziali a quelle finali delle canzoni.
Ma il pezzo che preferisco è forse "Guerra Fredda" che considero il mio primo rap e che mi soddisfa molto anche per il fatto che è figlio della scrittura automatica e del "metodo mitico" elotiano che - nel mio piccolo, per carità! - ho sperimentato per questo disco.

7. Come è stato produrre questo disco? Hai con te la mitica Santeria …

E' una produzione dal mio punto di vista ambiziosa, che unisce mondi musicali diversi e che magari spesso possa suggerire un approdo nuovo e/o diverso alla canzone d'autore italiana, che comunque resta sottotraccia e che è una tradizione assolutamente enorme che abbiamo in eredità.
In questo senso un plauso va anche a Santeria, mitica etichetta che è ripartita da poco e con coraggio, e che sta ricreando mi pare una nuova scuderia artistica davvero importante. 
Hanno creduto nel progetto, lo hanno sempre sostenuto nonostante che la promozione si sia beccata il casino della pandemia che ovviamente ha pesato negativamente sulla circolazione di queste canzoni. Ma siamo ancora sul pezzo, a 2 anni dall'uscita, e questa intervista con te lo dimostra. 
Grazie anche a te quindi, Alligator Man!

8. Copertina tra il classico e lo sperimentale. Come è nata? Chi è l’autore?

E' opera di un mio caro amico di Pomarance, Enrico Pantani. Un artista che sta raccogliendo consensi crescenti, meritatamente perchè davvero capace di creare un linguaggio visivo tutto suo.
E' il secondo album che Enrico mi illustra, dopo il precedente dedicato all'opera di Dino Campana. 
E qui ha creato queste figure che sembrano lievitare e cadere, oppure che sembrano fluttuare in aria come le anime dell'inferno dantesco. 
Un'immagine potente come potenti sono poi gli spazi desertici e metafisici del retrocopertina.
Il binomio tra la mia musica e le sue opere è diventato così speciale che spesso questa cosa la facciamo anche dal vivo, con risultati sempre sorprendenti soprattutto quando andiamo in contrasto, quando la pittura non diventa semplice didascalia della canzone, anzi ne diventa anche critica.

9. Come presententi il disco dal vivo?

Nella prima fase del tour, prima della pandemia, avevamo Hugo in formazione. Eravamo in quartetto senza basso, con la tastiera ad occuparsi di quelle frequenze, in puro stile Doors. 
Ad Hugo è poi subentrato Lorenzo Corti. La cosa importante da dire sul live è che cerchiamo di riportare sul palco il concetto e le atmosfere del disco, suonando solo i nuovi brani ed integrandoli con qualche reinterpretazione che sento affine a questo progetto. 
Ad esempio rifacendomi a quanto ti dicevo sulle produzioni degli anni Sessanta, suoniamo sempre una nostra versione di "Quello che conta", un oscuro brano di Tenco a suo tempo arrangiato magnificamente da Morricone. Sono passati due anni dall'uscita dell'album, ma noi saremo ancora in giro fino alla primavera del nuovo anno, alla ricerca del tempo perduto.
 

10. Altro da dichiarare?

Comprate il disco ragazzi, che il covid ci ha dato una bella bastonata! 

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

11 Commenti:

Alle 24 ottobre 2021 19:55 , Blogger Alligatore ha detto...

Faccio mio l'appello a fine intervista di Massimiliano, che ho il piacere di ospitare per l'ennesima volta in palude: comprate questo disco, dopo averlo pre-ascoltato qui in palude ... un disco uscito a fine 2019, prima che la pandemia ci sconvolgesse nel profondo, e la musica dal vivo ancora di più.

 
Alle 24 ottobre 2021 19:57 , Blogger Alligatore ha detto...

... ma, come dice Massimiliano, il disco è ancora qui, e lui e la banda, una gran bella banda, lo porta ancora in giro, e lo porterà in giro fino alla prossima primavera.

 
Alle 24 ottobre 2021 20:00 , Blogger Alligatore ha detto...

Un disco, un disco vero e proprio, io ho il vinile, con cinque canzoni da un lato, cinque dall'altro (nello spotify che vi ho linkato sono 11).

 
Alle 24 ottobre 2021 20:03 , Blogger Alligatore ha detto...

Mi fa piacere parlarne, perché è una nuova promozione della Santeria Records, label che adoro ritornata a fare dischi, e perché Larocca è uno dei nostri giovani cantautori che più apprezzo.

 
Alle 24 ottobre 2021 20:07 , Blogger Alligatore ha detto...

Black Love apre il disco con la voce di Hugo Race a raccontare una storia maledetta, con un'atmosferica dilatata, desertica,le chitarre a darci dentro come viola, violino e violoncello. Un pezzo che ti resta dentro dopo averlo ascoltato.

 
Alle 24 ottobre 2021 20:10 , Blogger Alligatore ha detto...

Il cuore degli sconosciuti chuide, con molta poesia e un ritmo che sale e la vociaccia di Larocca a riscaldare... un pezzo folk nel cuore, con inserti di elettronica, costante di tutto Exit I Enfer.

 
Alle 24 ottobre 2021 20:15 , Blogger Alligatore ha detto...

In mezzo ci sono pezzi come Perdiamoci maledetto e romantico, che sembra un classico senza tempo, con l'eleganza del pianoforte e la vociaccia di Larocca (e anche qui, elettronica e folk a braccetto).

 
Alle 24 ottobre 2021 20:18 , Blogger Alligatore ha detto...

Anche Fin Du Monde non scherza: gran canzone d'amore, con una vibra incredibile ... la fine di un amore (che per chi la vive è la fine del mondo) raccontata in modo magnifico. Musicalmente eccelso con tante cose dentro che mi viene da piangere.

 
Alle 24 ottobre 2021 20:20 , Blogger Alligatore ha detto...

Il regno è un folk-rock politico-poetico cantato in italiano (Larocca) e in inglese (Race e Giulia Millanta)con le chitarre a fare un gran lavoro.

 
Alle 24 ottobre 2021 20:24 , Blogger Alligatore ha detto...

Mi piace molto anche La stanza canzone intima, rock e psichedelica. Fondamentalmente malata e molto mooolto romantica, nel senso profondo del termine.
Ma tutto il disco è così, tutto da ascoltare...

 
Alle 24 ottobre 2021 20:24 , Blogger Alligatore ha detto...

Cercate Massimiliano Larocca e prendetelo possibilmente vivo.

 

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page