venerdì 15 giugno 2018

In palude con gli Aikira

NOTE SINTETICHE ALL’ASCOLTO DEL DISCO
GENERE Post-Rock, Post-Metal
DOVE ASCOLTARLO Sulla nostra pagina Bandcamp, oppure sulle varie piattaforme digitali, Spotify, Soundcloud, ecc.
CITTA’ Tortoreto, Nereto, Ascoli Piceno, Teramo
DATA DI USCITA 15 Febbraio 2018
L’INTERVISTA
Come è nato Light Cut?
Light Cut è nato tra il 2015 e il 2017, un periodo sicuramente caratterizzato da momenti difficili per tutti i membri della band, segnato da perdite e situazioni molto complesse.
Nello stesso tempo però la realizzazione del primo disco e i successivi live ci avevano dato grande fiducia nel progetto e sapevamo di aver raggiunto un maggiore affiatamento. Credo che il disco rifletta questi due aspetti, di oscurità e di fuga nella musica.
Perché questo titolo?  … cosa vuol dire?
Light Cut è uno spiraglio di luce, ma può evocare una dimensione cinematografica o… autolesionistica, tutti possibili temi che in un certo senso ritrovo nel disco, è un titolo volutamente ambiguo.
Come è stata la genesi di Light Cut, dall’idea iniziale alla sua realizzazione finale?
Credo ci siano dei tratti e delle dinamiche riconoscibili nella nostra musica, ma uno dei punti fermi era quello di non ripeterci, di alzare l’asticella ed esplorare nuove soluzioni. Detto questo, il disco è molto eterogeneo, ci sono pezzi che hanno avuto una genesi più tormentata, sui quali sapevamo di avere una buona idea o dei riff con un buon potenziale, ma che hanno richiesto molto tempo per trovare lo sviluppo giusto. Yonaguni e soprattutto Something Escapes sono due buoni esempi, in cui abbiamo sperimentato molti arrangiamenti diversi, sono state sfide ambiziose a livello compositivo. Altre canzoni come Voyager invece erano già abbastanza definite fin dall’inizio, senza dimenticare i due Elemental, nati durante le registrazioni.
Qualche episodio che è rimasto nella memoria durante la lavorazione del disco?
Sono stati due anni complessi come ti dicevo, iniziati con Fango in ospedale, e proseguiti con l’avvicendamento di due bassisti, ma ci sono stati anche episodi divertenti (compresa una jam improbabile con tubi corrugati) e soprattutto molti live fantastici.
L’esperienza in studio con Davide Grotta è stata davvero positiva, sia da un punto di vista tecnico che umano, e le due improvvisazioni con lui finite sul disco sono lì a testimoniarlo.    
Se questo cd fosse un concept-album su cosa sarebbe? … tolgo il fosse?
Io non lo considero un concept-album, anche se rispetto al primo album c’è sicuramente un’atmosfera più oscura che attraversa tutti i brani.
C’è qualche pezzo che preferite? Qualche pezzo del quale andate più fieri di Light Cut? … che vi piace di più fare live?
Personalmente se devo scegliere dico Yonaguni, è un pezzo in cui credo si fondano arrangiamenti e sonorità complesse con esplosioni colossali, ma da bravi genitori ovviamente siamo fieri di tutto l’album. Voyager è l’ultimo pezzo che abbiamo scritto fra quelli presenti sull’album, e forse per la maggiore freschezza è uno di quelli che ci piace maggiormente suonare dal vivo. Come detto Something Escapes è invece il più anomalo, la cui interpretazione può cambiare molto anche da un live all’altro.
Il disco è autoprodotto, con il sostegno promozionale dei Dischi Bervisti… come avete lavorato con loro?
Li abbiamo conosciuti attraverso Enrico Baraldi, che ha curato il mix di Light Cut. Nunzia ci sta aiutando molto nella promozione del disco e in altri aspetti organizzativi.
Copertina molto particolare, sembra l’immagine di un film espressionista ... chi l’ha fatta e pensata così?
La copertina nasce dalla collaborazione fra me (Andrea) ed Eleonora Di Eleonora, architetto e designer che ha tratto ispirazione dal titolo dell’album Light Cut per creare l’immagine iniziale. La composizione di linee spezzate genera tagli di luce e una sensazione di spaesamento che credo rifletta bene i brani contenuti nell’album. Io ho contribuito all’editing e all’anaglifo.
Come presentate dal vivo il disco?
Curiamo molto l’esperienza live, sia da un punto di vista sonoro che d’impatto. Anche all’interno della stessa canzone ci sono dinamiche molto diverse e questo crea un “viaggio” sonico di grande coinvolgimento, questo è uno dei complimenti più ricorrenti e graditi.
Altro da dichiarare?
Seguiteci sulla nostra pagina Facebook o sui vari social, presto annunceremo nuovi live e altre novità. A presto!


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7 Commenti:

Alle 15 giugno 2018 00:02 , Blogger Alligatore ha detto...

Notte dilatata/dilatante in palude con gli Aikira e il loro Light Cut.

 
Alle 15 giugno 2018 00:03 , Blogger Alligatore ha detto...

Nove tracce sonore, nove pezzi strumentali, vibranti, acidi, che colpiscono dentro e fuori.

 
Alle 15 giugno 2018 00:05 , Blogger Alligatore ha detto...

Etera, che apre il disco, ed è anche il primo singolo, rappresenta bene gli Aikira, con i suoi pieni e vuoti, cambi di ritmo, la poesia sonora ...

 
Alle 15 giugno 2018 00:07 , Blogger Alligatore ha detto...

Molto interessanti anche Voyager con la sua dilatazione, il noise sottopelle, le chitarre a briglia sciolta e la cinetica Drive.

 
Alle 15 giugno 2018 00:10 , Blogger Alligatore ha detto...

Something Escapes è acida e cullante per tutta la sua lunghezza (ben 8 minuti e 58), anche per questo resta ... come la seguente Alan, vibrante rilassata/rilassante piena e vuota, molto entrambe le cose.

 
Alle 15 giugno 2018 00:11 , Blogger Alligatore ha detto...

...ma Light Cut è tutto da ascoltare.

 
Alle 15 giugno 2018 00:12 , Blogger Alligatore ha detto...

Tutte le nove canzoni meritrebbero una citazione, provate ad ascoltarlo e ditemi.

 

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