lunedì 17 novembre 2014

Due parole con i Miriam in Siberia



Miriam in Siberia per la prima volta in palude, e si sente. C’è un freddo che definirei “becco”, ma la loro musica sono sicuro ci scalderà. Sto infatti già ascoltando a palla il recente terzo cd della band di Aversa, Failing, il primo totalmente in inglese per loro. Atmosfera dilatata, acida, per un rock maiuscolo, che la cartella stampa definisce un manifesto doom rock con chitarre fuzz, unito a visioni mistiche e attitudine aggressiva. Registrato al Trail Studio di Napoli, masterizzato a New York presso il Salt Mastering, Failing è prodotto in totale autarchia dai Miriam in Siberia. 
Un bel traguardo questo terzo album, a distanza di circa sette anni dal primo omonimo EP. Era il 2006, la leggenda racconta che Miriam, loro cara amica, decise di partire per la Siberia, per una sorta di Erasmus. Da qui il nome del gruppo, da sempre immerso in visioni da sogno tipiche del rock giovane, una caratteristica che gli ha contraddistinti non solo nel suono, ma anche nelle immagini. La copertina di Failing è, non a caso, la foto della Siberia, e fa parte di un reportage fotografico dell’amico Marco Quinti intitolato, appunto, In Siberia. Avremo modo di parlarne nell’intervista che va ad incominciare … Pronti? 

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