È sempre un gran piacere
ospitare in palude i King of the Opera, per la loro simpatia e intelligente
ironia nelle risposte, gli aneddoti che tirano fuori, la forza suggestiva delle
immagini e i suoni. Progetto originale, musica totale, che sa sempre
sorprendere. Dopo il gran disco d’esordio di due anni fa, Nothing
Outstanding, i tre musicanti ritornano con questo piccolo gioiellino intitolato
Driftwood. Un concept-album racchiuso in tre brani, sì, proprio un concept, per
un totale di venti minuti di musica. Brani nati separatemene, poi rielaborati e
fusi insieme a fuoco caldo. Il tutto scritto, suonato e prodotto da loro stessi
assieme all’amico Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut), nel sempre più mitico
Bunker Studio di Rubiera (Re).
Driftwood, dato alle stampe con la nuova Chic
Paguro (la stessa dei Bad Apple Sons), è legato al mare, come lascia ben
intuire la splendida copertina cartonata con il cavalluccio marino stilizzato.
Con questo disco i King of the Opera affrontano il tema della deriva, fisica e
mentale, usando la metafora di un naufrago disperso in mezzo al mare, che solo
quando accetterà la sua condizione abbandonandosi al destino ineluttabile,
troverà la terra ferma. Il tutto viene reso musicalmente in modo molto impeccabile,
cercando di riprodurre i momenti salienti: dall’entrata in mare della barca
alla fine del viaggio. Provate a sentire il disco in streaming gratuito qui. Intanto io ne parlo con King of the Opera. Pronti?
Etichette: AbuzzSupreme, Alberto Mariotti, Bunker Studio, Chic Paguro, Drifwood, Due parole, Elettronica, Intervista, Julie’s Haircut, King of the Opera, Psichedelia, Rock, Samuel Katarro, Toscana